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MessaggioInviato: 21/06/2017, 17:33
da Ātman
Ma tu guarda che hanno proposto tra le tracce della maturità:

"Versicoli quasi ecologici" di Giorgio Caproni

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra.

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MessaggioInviato: 21/06/2017, 19:51
da Premio Nobel
Oggi sarò polemico, non sono un letterato, però come mai nella poesia viene detto non soltanto "profitto" ma "profitto vile"?

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MessaggioInviato: 21/06/2017, 23:54
da Ātman
Premio Nobel ha scritto:Oggi sarò polemico, non sono un letterato, però come mai nella poesia viene detto non soltanto "profitto" ma "profitto vile"?


Caproni non è più qui a dirci cosa intendeva; per me è vile il profitto che non tiene conto della sostenibilità, quindi prodotto infischiandosene della biosfera, della biodiversità e del futuro stesso della nostra specie (ad esse strettamente interconnesso).

"The term 'sustainability' should be viewed as humanity's target goal of human-ecosystem equilibrium (homeostasis), while 'sustainable development' refers to the holistic approach and temporal processes that lead us to the end point of sustainability." Despite the increased popularity of the use of the term "sustainability", the possibility that human societies will achieve environmental sustainability has been, and continues to be, questioned—in light of environmental degradation, climate change, overconsumption, population growth and societies' pursuit of unlimited economic growth in a closed system.

https://en.wikipedia.org/wiki/Sustainability

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MessaggioInviato: 22/06/2017, 8:27
da Premio Nobel
Caproni diceva quello che intendeva, anche perchè l'ha scritta lui stesso la propria poesia, non conosceva la biodiversità o lo sviluppo sostenibile, o quanto meno, non presumibilmente nel 1972, anche se probabilmente sarebbe convenuto con questi concetti se li avesse potuto conoscere già allora.
La sostenibilità, negli anni 70, e più in generale come concetto assoluto, è da intendersi come quella condizione in cui un processo possa essere svolto senza che ciò vada ad intaccare la possibilità di sopravvivenza del soggetto che l'ha generata e del sistema in cui si intacca (un acquisto ad esempio può essere insostenibile, oppure un dolore può essere insostenibile)

Qui dice "profitto vile" poichè potrebbe esserci un "profitto non vile" da viltà " Il fatto, la condizione e la caratteristica di avere scarso valore e pregio" (treccani) o anche il non assumersi la propria responsabilità.
Il profitto non vile infatti è quello che considera, secondo Caproni, quegli animali perchè "anche di questo è fatto l'uomo" cioè proprio il valore dell'esistenza di quegli esseri viventi, indipendenti dall'utilità materiale che potrebbe portare all'uomo (poichè semplicemente, per Caproni, è come se si uccidesse una parte di se, è ciò non potrebbe essere giustificata da una vile azione come soltanto ed esclusivamente da un profitto qualsiasi ma da uno che tenga in considerazione questo fatto).

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MessaggioInviato: 22/06/2017, 10:08
da Ātman
È curiosa la coincidenza che proprio nel '72 usciva il tanto vituperato (a torto) "Limits to growth", io non avrei mancato di citarlo se avessi dovuto svolgere quella traccia, anche perché più che mai attuale:

In 2016 a report published by the UK All-Party Parliamentary Group on Limits to Growth concluded that "there is unsettling evidence that society is still following the ‘standard run’ of the original study – in which overshoot leads to an eventual collapse of production and living standards". The report also highlights that some issues not well covered in the original 1972 report, such as climate change, present additional challenges for human development.


https://en.wikipedia.org/wiki/The_Limits_to_Growth

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MessaggioInviato: 22/06/2017, 11:33
da Premio Nobel
Dubito però che un maturando conosca il "limits to growth" o più in generale il Club di Roma (cosa che effettivamente si ritiene essere stato l'input iniziale per l'interesse generale per l'ecologia, proprio nel 1972, quindi in realtà c'entra perfettamente) oppure anche quanto dicevo io stesso sul principio di sostenibilità.

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MessaggioInviato: 03/07/2017, 9:21
da Royalsapphire
Adrien ha scritto:Ma tu guarda che hanno proposto tra le tracce della maturità:

"Versicoli quasi ecologici" di Giorgio Caproni

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra.

:lol3:

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MessaggioInviato: 11/07/2017, 17:08
da Ātman
Ennesimo studio sulla sesta estinzione di massa già in corso:

http://www.pnas.org/content/early/2017/07/05/1704949114

Solite raccomandazioni degli autori, che finiranno nel vuoto, come al solito:

...the world cannot wait to address biodiversity damage, according to the authors. They call for curbs on the basic drivers of extinction – human overpopulation and overconsumption – and challenge society to move away from “the fiction that perpetual growth can occur on a finite planet."

http://news.stanford.edu/press/view/15368

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MessaggioInviato: 11/07/2017, 17:41
da dave81
Adrien ha scritto:Ma tu guarda che hanno proposto tra le tracce della maturità:

"Versicoli quasi ecologici" di Giorgio Caproni

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra.



meno male che ogni tanto alla maturità propongono temi seri. quei "versicoli" non sono altro che uno spunto per discutere di ambiente, di ecologia, di sostenibilità, cose di cui si parla troppo poco a mio avviso.

"non fate cavaliere del lavoro chi fulmina un fiume" è una bella metafora per indicare chi distrugge l'ambiente solo per profitto, non curante delle conseguenze ambientali. queste persone non devono essere premiate, devono essere vituperate, benchè creino posti di lavoro. mi sembra una frase assolutamente condivisibile. è quello che io ho scritto tante volte: qualunque impresa o azienda o attività umana che distrugge l'ambiente va repressa e bloccata con forza, senza se e senza ma. non importa se la chiusura di quell'azienda provoca disoccupazione (oggi la chiusura delle aziende viene usata dagli imprenditori solo come minaccia o ricatto sociale) , l'importante è che l'uomo non distrugga l'ambiente, per me il bene supremo da difendere è la natura, non è l'uomo, nè tanto meno l'occupazione. qualunque attività antropica oggi deve essere ecosostenibile (è la conditio sine qua non), altrimenti non è più accettabile. l'inquinamento senza limiti era accettabile 50 anni fa, oggi non più.

diciamo che questa poesia è meno banale di quello che sembra , si potrebbe discutere a lungo, offre tanti spunti di discussione. io credo che proporla alla maturità sia stato positivo, anzichè le solite cazzate su Leopardi e compagnia bella.

certo, debbo ammetterlo, l'ultima parte della poesia è molto pessimistica e forse per questo poco condivisibile. in pratica Caproni si augura l'estinzione del genere umano per il bene del pianeta.... come dire: se non ci fosse stato l'uomo, la Terra sarebbe stata migliore. questa è misantropia pura dai. anche io penso che l'uomo abbia più colpe che meriti (di questo abbiamo già discusso),ma augurarsi la totale assenza del genere umano per salvare il pianeta mi sembra a dir poco utopistico. è irrealistico. l'uomo esiste, non lo puoi cancellare. fa parte anch'egli della natura, è egli stesso un prodotto della natura.

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MessaggioInviato: 11/07/2017, 18:04
da Ātman
l'uomo esiste, non lo puoi cancellare. fa parte anch'egli della natura, è egli stesso un prodotto della natura.


E purtroppo deve ancora imparare a vivere in omeostasi con essa.
Se l'umanità sarà cancellata, la colpa sarà solo sua (nostra).