Università vs Lavoro

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Università vs Lavoro

Messaggioda Premio Nobel » 01/12/2017, 22:56



Da pochi giorni ho iniziato a fare un lavoro serio (ovvero un lavoro con una sera prospettiva e non più un lavoro da studente - in teoria potrebbero non rinnovare il contratto, però la paga l'impegno e l'attività stessa sono ora del tutto diversi da quanto ho fatto fino ad ora)
Avevo finito un po' di mesi fa l'università ed effettivamente stavo un po' perdendo la pazienza sul fatto che non riuscissi in alcun modo a trovare una occupazione.

Ora che ho iniziato mi sento un po' rintronato e lunatico, probabilmente è dovuto al fatto che non ci capisco molto in questi giorni.

Io ho amato veramente studiare, lo so, è una cosa odiosa da dire. mi rendo perfettamente conto che si può pensare che me la tiri, cioè che sia vanitoso e che possa apparire come un secchione da prendere in giro - in parte in realtà è anche vero, a me è sempre piaciuto sapere varie cose ed anche essere apprezzato per la mia cultura ... un po' è anche vero che forse ha favorito un maggiore isolamento, non avendo avuto mai così tanto grandi relazioni mi sono dedicato maggiormente a dedicarmi di più in quello in cui riuscivo meglio piuttosto che a cercare di migliorare quello in cui riuscivo peggio (non che non ci abbia provato anche più volte, però ho spesso ottenuto risultati poco entusiasmanti e quindi trovavo più piacevole fare qualcosa che mi riuscisse meglio). Ho però veramente studiato con piacere quelle cose che ho fatto, mi sono piaciute tantissimo anche perchè mi appassionavano e ci ho messo tutto me stesso per capirle.

In certi momenti, mi sembrava veramente di stare sulle spalle di giganti o stare ad apprendere cose molto importanti ed interessanti, oppure, con un'altra metafora azzeccata (visto che spesso studiavo da solo) di vagare in una biblioteca scoprendo cose nuove con una curiosità veramente sincera e genuina.

L'università, o meglio, il modo in cui ho vissuto io l'università penso sia stato una cosa indimenticabile - credo siano stati sinceramente gli anni più belli della mia vita, anche se però probabilmente sono stati allo stesso tempo gli anni in cui ho sentito di più la solitudine (come dicevo però prima, probabilmente la solitudine ci sarebbe stata comunque ed indipendentemente, non sono mai stato una persona sociale o piena di amici, la maggioranza del tempo non sono riuscito ad impiegarla con altri in maniera profittevole e quindi mi sono dedicato ad altro).

In fondo anche il mio nickname stesso rimarca in parte questo principio: il Premio Nobel è generalmente considerato come l'encomio massimo dell'epoca contemporanea, il riconoscimento più importante in assoluto nelle discipline in cui viene assegnato. Coloro i quali lo ricevono generalmente sono personalità di grandissimo prestigio che hanno dato fondamentali contributi non soltanto nel settore in cui hanno operato, ma il loro operato ha dato beneficio a tutta l'umanità [so perfettamente che ci sono molteplici polemiche per mancati riconoscimenti o per premiazioni giudicate immeritate - pur tuttavia la polemica nasce molto probabilmente proprio dal fatto che questo riconoscimento dovrebbe ambire alla eccellenza assoluta ed invece non lo fa]

Ora tutto ciò è finito (perchè ho concluso laureandomi) ed ho iniziato una nuova avventura nel lavoro.
Mi rendo conto anche che quella vita è finita: ciò non solo come abitudini, tipo di svegliarsi tardi, di avere moltissimo tempo libero, etc. che comunque mi piacevano molto, ma anche per via di un approccio totalmente diverso alle cose che uno fa.

Io di fatto ho impersonificato esattamente la figura del bravo studente universitario in quanto è stata una esperienza bellissima = cioè l'ho vissuta come Una persona che studia, appassionata di quanto sta facendo, che impara cose profonde dal sapere accademico (una istituzione complessa ma che in ultima istanza è quel soggetto contemporaneo in cui risiedono molte delle persone che si dedicano al sapere).
Un po' simile a quanto, se non sbaglio, succedeva nell'antica Grecia con i filosofi e i loro discepoli, i quali seguivano il maestro cercando il sapere.

Questo periodo è però finito: il mondo del lavoro ed il lavoro stesso funziona in maniera differente.
Il lavoro, di solito, non è interessato a trovare una spiegazione assoluta di un fenomeno, ovvero sia di ideare una teoria o una dottrina che possa essere applicata in qualsiasi caso.
Nel lavoro l'approccio è pratico in quanto il problema è pratico = mi interessa poter svolgere una azione. Per fare ciò non mi interessa sapere quello che qualsiasi soggetto dovrebbe cercare di fare per ottenere il risultato. Piuttosto, mi interessa sapere quello che posso fare io (come singolo, o come impresa), con le mie risorse e la mia identità, per ottenere un determinato risultato. {ci sarebbe un'eccezione: ad esempio il professore sarebbe sì un lavoratore, ma allo stesso tempo quel produttore di 'sapere' - effettivamente mi sarebbe piaciuto poter svolgere quella professione, la carriera accademica, ma purtroppo non ci sono riuscito}.

Con quanto ho detto forse ci potrebbe essere una vena polemica nei confronti del mondo del lavoro. In realtà non c'è nessuna polemica, ma piuttosto paura: chi sta scrivendo infatti sta scrivendo con un linguaggio da 'università' e non da 'lavoro' (perchè è una cosa che mi sembra sia riuscito a fare bene e mi piace, il lavoro, a questi livelli no. In realtà ho già lavorato, ma ho fatto soltanto lavori da studente ... operaio, doposcuola, anche pupazzo al parco divertimenti!! ... erano un qualcosa in più rispetto all'impegno centrale dell'università - ora non più).

Infine una cosa: ho notato che qualche volta non dedicarsi ad una attività o passare il tempo con una specifica persona ma piuttosto dedicarsi ad un'altra attività o con un'altra persona possa essere addirittura migliore.
Ciò non tanto perchè è sempre bene avere un piano B o un ripiego; piuttosto perchè non sempre uno conosce tutte le cose che possono piacere o le persone a cui può essere interessato.

Penso che probabilmente succederà così anche con il lavoro (in parte come era successo con me durante il passaggio tra superiori ed università).
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