In altro 3D parlavo di "esame di coscienza" e così mi è tornato in mente questo episodio, perchè in coscienza non posso dirmi certissima di averlo letto in modo corretto. Quindi è gradita ogni Vs. valutazione.
PREMESSA CERTA : mio fratello che chiameremo Armando (adultissimo anagraficamente come me) ha diagnosi di narcisismo maligno, e io (insieme a mio padre che non è più tra noi) siamo stati i primi e più attenzionati oggetti della sua invidia maligna DA SEMPRE. Una invidia corposa e tangibile, da sempre agita nei modi più squallidi e striscianti che si possano immaginare.
Con la morte di mio padre, lui comincia a manipolare nostra madre nella cui casa vive ed è mantenuto da sempre, riuscendo a "spolparla viva" in termini economici, ma anche potendo contare su una assurda "complicità psichiatrico-simbiotica" a cui nostra madre accedeva ANCHE per propria "scelta".
Circa tre anni fa mia madre rischia di morire per una serie di microischemie (del tutto ignorate da Armando) , e viene salvata e recuperata da encomiabile (quasi miracolosa, in realtà) cura della Geriatria dell'Ospedale di zona.
Quindi lei torna in funzionalità globale perfetta, con sola incapacità motoria degli arti inferiori, che peraltro è valutata del tutto recuperabile dai Fisiatri, ma è lei che rifiuta le pratiche riabilitative e quindi vive "allettata".
Da quel momento ha necessità che le sue entrate finanziarie siano gestite per le sue cure quotidiane, e sapendo benissimo che Armando le avrebbe invece devolute senza alcun ritegno al gioco d'azzardo e ai propri sfizi, delega me alla gestione delle proprie risorse.
Da quel momento l'invidia malevola di Armando nei miei confronti diventa ODIO PURO e si slatentizza in abissi di bassezza che ...sarebbero comici se non fossero tragici.
Essendomi presa l'impegno di cucinare in casa mia i pasti quotidiani per mia madre e poi portarglieli e somministrarglieli...la constatazione dell'ODIO di Armando è quotidiana (e abbastanza sconvolgente), e svariate volte sono costretta a chiamare il 112 perchè non mi fa uscire da quella casa se non rispondo A LUI su qualunque cazzata provocatoria gli venga in mente.
In breve : dopo i primi quattro mesi di questa vita impossibile e resa impossibile da questo svalvolato che sembrava essere tenuto in piedi dall'ODIO (e che comunque è un metro e novanta palestrato-culturista) non ho nessunissimo dubbio che se lui potesse cancellarmi da questa Terra con uno sguardo...mi rivolgerebbe quello sguardo.
Pazientemente e con "spregio del pericolo" continuo in questa mission quotidiana, fino a quando , circa due anni fa, accade questo episodio su cui vi sarei grata di Vs. opinioni.
IL FATTO : come ogni giorno mi recavo per portare il pranzo a mia madre, dovendo portare il piatto coperto in equilbrio (quel giorno c'erano tortellini in brodo) e la frutta.
Fuori dalla porta, miagolante in modo lamentoso, c'era il gatto obeso di cui Armando si "curava"... nel senso di solo rimpinzarlo di cibo e fregandosene di qualunque altro aspetto.
Apro il portoncino di mia madre e vedo che Armando, del tutto casualmente, stava scendendo l'ultima rampa di scale verso l'ingresso e il portoncino.
Questa area in cui ci stiamo muovendo NON è in alcun modo visibile a terzi nè da altri punti dell'interno della casa di mia madre, nè dall'esterno.
Noto istintivamente che lui...mi vede e si blocca sul gradino a inizio rampa.
Altrettanto istintivamente mi blocco anch'io al piano terra e tergiverso, fingendo che il piatto che porto sia troppo caldo e abbia bisogno di poggiarlo un attimo su una consolle all'ingresso.
Lui resta dov'era e intanto il "suo" gatto continua a miagolare e a porta aperta lui lo vede.
Ma resta immobile su quel gradino.
Con fintissima calma lo esorto "dai scendi che cerca te", alludendo al gatto.
Lui continua a restare immobile su quel gradino senza nessunissima ragione plausibile.
A quel punto il mio timore diventa terrore (sì...terrore che l'occasione gli fosse risultata ianspettatamente propizia per farmi affrontare le scale e poi darmi una spinta per farmi cadere rovinosamente all'indietro) e di conseguenza non muovo un passo neanche io e...visto che non si muoveva di lì...lascio sulla consolle piatto caldo e frutta e gli dico "ok, io non sto giocando, portaglielo tu sopra!" e riprendo la via di casa mia.
Da notare (anche) che quel piatto e quella frutta NON sono mai stati da lui portati a nostra madre, e sono stati recuperati e cestinati soltanto nel tardo pomeriggio dalla Oss (sconcertata). Infatti quel giorno l'ODIO era a millemila ANCHE verso mia madre, colpevole di avermi dato ragione su qualche cretinata, la sera prima. Quindi: è capacissimo di lasciare a digiuno anche la madre inferma, se questa non sta ai suoi comandi da pazzo.
COME LEGGERE IL FATTO?
Chiedo a voi , perchè la mia lettura è già detta: io non avrei dubbi che alla belva maligna che è in lui fosse istintivamente balenata l'idea di farmi schiantare sulle scale di granito, e magari...non visibile da nessuno al mondo, farmi dare due capocciate supplementari di mano sua sul granito, qualora il mio cranio non si fosse rotto del tutto per la sola caduta.
Poi mi rendo conto che è una lettura di ENORME gravità, e probabilmente vorrei sentirmi dire che esagero io.
Solo una gentilezza chiedo a chi mi dicesse che esagero io : come si spiega che lui, che stava scendendo, sia rimasto irremovibilmente fermo sul gradino più alto della rampa, proprio come se aspettasse che io salissi quella rampa con le mani impegnate? E che non abbia nanche accennato, in tutto il tempo che gli ho dato e che mi sono data, a scendere neanche al gradino successivo?


Non sono abilitata a sorridere di questo, ma non vorrei mai esserlo...
Perchè nell'enfasi di difendere il cucciolo...poteva anche dire che le sue tessere bancomat le avessi prese io, di mia iniziativa !!!! 