Cos'è un trauma psicologico

Liberiamoci dei nostri scheletri nell'armadio

In questa sezione possiamo parlare dei traumi del passato, di psicologia e dei problemi in genere.
Questo è anche il forum sullo sfogo dei propri sensi di colpa.

Cos'è un trauma psicologico

Messaggioda Royalsapphire » 13/11/2012, 22:39



Non lasciamoci dominare dai nostri traumi, cerchiamo invece di trovare la forza per affrontarli. Siamo noi i più forti perchè mentre loro rimangono fermi, noi siamo in continua evoluzione. La nostra mente ha il potere di superare ogni trauma. E noi dobbiamo darle questo potere lasciandola parlare, lasciandole aprire quell'armadio.


Traumi tipici sono l'abuso, la violenza sessuale, il bullismo, la violenza domestica, il lutto, la malattia, gli incidenti, la violenza fisica, o verbale, o la sua minaccia, altre violazioni o perdite di sicurezze personali. Anche l’assistere a questi fatti può costituire un evento traumatico (si parla in questo caso di "vittime secondarie", o anche di vittime "terziarie" nel caso dei soccorritori che assistono le vittime primarie).

Comunque, raramente l'attraversare tali esperienze, pur se penose e difficili, determina lo sviluppo di una vera e propria sindrome clinica, o "trauma psicologico strutturato" (PTSD).
Perché un evento estremo, ancorché molto doloroso, si traduca in una sindrome di trauma strutturato, è necessario il concorso di ulteriori fattori personali ed esperienziali nella storia pregressa dell'individuo (quali fenomeni di abuso e trascuratezza nell'infanzia, problematiche psicologiche pregresse, etc.), oltre che nella struttura della rete di supporto sociale ("social support network").


Sintomi

Le persone che hanno subìto dei traumi, spesso manifestano vari sintomi e problemi in seguito. La gravità del trauma varia da persona a persona, dal tipo di trauma in questione e dal supporto emotivo derivato dalle altre persone. Un individuo traumatizzato ne può sperimentare anche più di uno.

Dopo un'esperienza traumatica, una persona può rivivere il trauma mentalmente e fisicamente, perciò evita il ricordo del trauma, chiamato anche trigger (termine inglese che significa appunto "grilletto", perché scatena il ricordo), in quanto questo può essere insopportabile e persino doloroso. Le persone traumatizzate possono cercare sollievo nelle sostanze psicotrope, tra cui l'alcool, per cercare di sfuggire ai sentimenti legati al trauma. Il rivivere i sintomi è un segno che il corpo e la mente stanno attivamente cercando di far fronte con l'esperienza traumatica.

I trigger e i sintomi agiscono come promemoria del trauma, e può causare ansia e altre emozioni associate. Spesso la persona può essere completamente all'oscuro di questi trigger. In molti casi questo può portare una persona che soffre di disturbi traumatici ad impegnarsi in meccanismi di adattamento distruttivo o autodistruttivo, spesso senza essere pienamente consapevole della natura o delle cause delle proprie azioni.
Gli attacchi di panico (DAP) sono un esempio di una reazione psicosomatica ai trigger.

Di conseguenza, i sentimenti intensi di rabbia possono riemergere frequentemente, a volte in situazioni molto inappropriate o impreviste, e sembrano essere un pericolo sempre presente, per quanto in realtà esistano e siano la conseguenza di eventi passati.
Ricordi sconvolgenti quali immagini, pensieri, o flashback possono tormentare la persona, e gli incubi possono essere frequenti.
L'insonnia può manifestarsi, così come le paure nascoste e l'insicurezza, che mantengono la persona vigile e attenta al pericolo, sia di giorno che di notte.

La persona può non ricordare quello che è realmente accaduto, mentre le emozioni vissute durante il trauma possono essere rivissute senza che la persona ne comprenda il motivo. Questo può portare a eventi traumatici costantemente vissuti come se stessero accadendo nel presente, impedendo al soggetto di ottenere una prospettiva chiara sull'esperienza. Questo può produrre un modello di prolungati periodi di eccitazione acuta punteggiati da periodi di stanchezza fisica e mentale.

Nel tempo, si può instaurare un esaurimento emotivo, portando così alla distrazione, e il pensare lucidamente può risultare difficile o persino impossibile. Il distacco emotivo, così come la dissociazione o l'insensibillazione, può verificarsi frequentemente. Dissociarsi dall'emozione dolorosa significa annullare tutte le emozioni, e quindi si arriva alla desesinsibillazione emotiva, che porta la persona ad apparire emotivamente svuotata, preoccupata, distante, o fredda. La persona può tendere a confondersi in situazioni ordinarie e ad avere problemi di memoria.

Alcune persone traumatizzate possono sentirsi danneggiate in modo permanente quando i sintomi del trauma non spariscono e non credono che la loro situazione migliorerà. Questo può portare a sentimenti di disperazione, perdita di autostima, e spesso alla depressione. Se aspetti importanti della persona sono stati violati, la persona può chiamare la propria identità in discussione.
Spesso, nonostante gli sforzi, i genitori traumatizzati possono avere difficoltà nell'assistere il loro bambino con la regolazione delle emozioni, l'attribuzione di significato, e contenimento della paura post-traumatica in seguito alla traumatizzazione del bambino, che porta a conseguenze negative per il bambino. In tali casi, è nell'interesse dei genitori, e dei figli per i genitori, di cercare la consultazione e fare in modo che anche il loro bambino riceva adeguati servizi di salute mentale.



[glow=red][size=150][b]ADOLESCENZA ---------------------------------------------------------------[/b][/size][/glow]

Che cos’è un “trauma”?

Milioni di bambini e adolescenti nel mondo sono coinvolti in eventi traumatici come abusi, incidenti d’auto o disastri naturali (ad es, terremoti e alluvioni.
Secondo un recente studio realizzato in diversi paesi del mondo, tra cui l’Italia, e pubblicato sul British Journal of Psychiatry circa il 38% degli adulti ha vissuto almeno un evento traumatico prima dei 18 anni (Kessler et al, 2010).
Nella maggior parte dei casi si tratta di maltrattamenti fisici e abusi sessuali.

Ma quando un evento della nostra vita diventa “traumatico”?
Si può definire psicologicamente traumatica un’esperienza “che supera le capacità di reagire di un individuo e lo lascia in preda alla paura. Una persona che vive un’esperienza traumatica si sente molto spesso sopraffatta emozionalmente, cognitivamente, fisicamente”.
Un evento è “traumatico” quando minaccia la salute e il benessere di un individuo, quando lo rende impotente di fronte a un pericolo, quando viola gli assunti di base della sopravvivenza ed evidenzia l’impossibilità di controllare e prevedere gli eventi.

È possibile distinguere gli eventi traumatici in tre categorie (Shaw, 2000):

eventi stressanti insiti nel ciclo di vita (ad es. la morte inaspettata di una persona cara, un disturbo cronico o una malattia ad uno stadio terminale);
disastri naturali (ad es. terremoti, alluvioni, incendi, eruzioni vulcaniche);
disastri o atti di violenza ad opera dell’uomo (ad es. guerre, attentati terroristici, abusi sessuali, fisici e psicologici, rapimenti e torture, incidenti automobilistici, aerei, ferroviari).



Quali sono le possibili conseguenze?

La reazione di un bambino o di un adolescente non dipende solo dalle caratteristiche dell’evento traumatico ma anche da altri fattori:

livello di esposizione all’evento traumatico (ad es: E’ stato in pericolo di di vita? Ha vissuto dei lutti?);
condizioni che precedono l’evento traumatico (ad es, età del bambino al momento del trauma, genere, disabilità fisiche o mentali precedenti; precedenti eventi traumatici/stressanti);
fattori successivi all’evento traumatico (ad es, supporto ricevuto dopo l’evento traumatico da genitori, familiari, insegnanti, amici, etc.)


Studi recenti hanno dimostrato che le reazioni dei bambini e degli adolescenti ad eventi stressanti possono essere tutt’altro che transitorie, anche nei soggetti in età prescolare, e possono persistere a lungo nel tempo.

Le conseguenze possono essere di diversa natura e severità: paure, enuresi notturna, aggressività, irritabilità, depressione, ansia (in particolare, ansia da separazione), difficoltà di attenzione, abuso di sostanze (soprattutto tra gli adolescenti).

Va ricordato che spesso il disagio dei bambini si esprime attraverso il corpo, ad esempio sotto forma di mal di testa o mal di pancia ricorrenti. Un disturbo che frequentemente si associa all’esperienza traumatica è il Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD).



Che cos’è il Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD)?

Perché si possa diagnosticare un Disturbo Post-Traumatico da Stress deve essersi verificata un’esperienza che implichi una minaccia alla vita o all’integrità fisica (propria o altrui). Il bambino/l’adolescente, come gli adulti, rispondono a questo genere di eventi con una reazione di paura intensa, impotenza e senso di orrore.

Tra i sintomi che caratterizzano questo disturbo troviamo:

l’evitamento di ogni situazione che ricordi quanto è accaduto;
il ritorno continuo e persistente del ricordo dell’evento traumatico (ad esempio, nei giochi o nei disegni del bambino);
un generale stato di appiattimento emotivo e di perdita di interessi;
intense reazioni di allarme (ad esempio, in risposta ad un rumore).



Consigli per adulti

Il ruolo dei genitori è di fondamentale aiuto per bambini e adolescenti vittime di eventi traumatici, siano essi incidenti stradali, una situazione di abuso o l’esperienza di un terremoto.

E’ importante che i genitori trovino (o si impegnino a ritrovare) il tempo e la tranquillità necessaria per ascoltare le domande dei figli, rispondere loro con sincerità, comprendere le loro emozioni ed aiutarli a gestirle.

A volte basta davvero poco per stare al fianco dei vostri bambini, piccoli gesti per aiutarli a gestire situazioni traumatiche e ad affrontare la paura.

Ecco alcuni consigli per aiutarvi a gestire la loro reazione:

trovate il tempo e la tranquillità necessari per stare insieme ai vostri figli e parlare con loro;
ascoltate le loro domande, anche se ripetitive e insistenti, e rispondete loro con sincerità;
evitate il più possibile di mostrare di fronte a loro la vostra ansia e le vostre preoccupazioni;
scegliete parole semplici e utilizzate esempi concreti e comprensibili per spiegare quello che sta succedendo e cosa si sta facendo per superare le difficoltà;
rispettate le emozioni e le paure dei bambini, anche se possono sembrare eccessive o irrazionali;
evitate che i bambini siano esposti a situazioni che ricordano l’evento traumatico vissuto: ne è un esempio essere ripetutamente esposti a immagini televisive che ricordano loro quanto accaduto;
prestate attenzione alla maniera in cui l’ansia può esprimersi nei bambini: mal di testa o mal di pancia ricorrenti, senza che sia identificata alcuna causa organica, posso essere sintomi del trauma vissuto.

Per genitori di piccoli fino a 6 anni:

state loro molto vicini, evitando separazioni a meno che non sia strettamente necessario;
rassicurateli e fateli sentire protetti, mostrandovi il più possibile tranquilli;
dedicatevi insieme a loro ad attività rilassanti, come leggere una fiaba, passeggiare, giocare, ascoltare la musica.


Per i bambini delle scuole primarie:

ascoltate i bambini quando desiderano parlare, accogliendo le loro domande e fornendo risposte chiare e semplici;
aiutate i bambini a dare un nome alle emozioni, per riuscire a definirle e quindi a gestirle;
rassicurateli sul fatto che è del tutto normale sentirsi tristi e arrabbiati e che non si devono sentire “cattivi” o “sbagliati” se sperimentano queste emozioni;

Per preadolescenti e adolescenti:

date loro supporto e rispettate sempre il loro punto di vista e le loro emozioni;
fateli sentire importanti nel processo di ritorno alla normalità, valorizzando il loro aiuto e le loro capacità;
prestare attenzione a eventuali comportamenti aggressivi, autodistruttivi o ad un eventuale abuso di alcol o droghe. Qualora tali atteggiamenti persistessero, fatevi aiutare da un esperto.



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TRAUMA INFANTILE

Il concetto di salute implica, oggi, non solo aspetti specificamente legati al
benessere fisico dell’individuo ma una significativa attenzione agli stru-
menti di prevenzione e di promozione della salute globale della persona,
da intendersi anche come qualità della vita psichica.
La salvaguardia del benessere dovrebbe contribuire al miglioramento delle
possibilità di espressione del progetto di vita di ciascuno: ciò presuppone che
un individuo venga accompagnato durante la crescita secondo modalità tali
da permettergli di trovare i mezzi necessari per il pieno sviluppo della sua at-
tività psichica e della sua vita emozionale, caratteristiche necessarie per l’a-
dattamento all’ambiente circostante. Uno sviluppo non armonico o uno stato
di sofferenza psichica, se non precocemente colti ed interpretati, possono fa-
re fluttuare l’individuo verso una malattia somatica o moltiplicare le difficoltà
di integrazione sociale. Dal momento che molto spesso nei bambini e nei gio-
vani la sofferenza psichica non assume un carattere chiaro e ben definito, es-
sa tende ad essere confusa con la definizione generale di disagio.
Appare evidente, quindi, l’importanza di considerare, in un quadro maggiormente
esplicativo, non solo gli elementi specifici del contesto patologico, ma anche
elementi determinanti quali i fattori di rischio, protettivi ed il contesto familia-
re e sociale.
Può capitare che la nostra felicità, la nostra salute fisica, in alcuni casi, la no-
stra stessa sopravvivenza, siano minacciate da eventi tragici che, imprevedi-
bilmente, irrompono nelle nostre vite. Incidenti automobilistici, terremoti, lutti
improvvisi, sono eventi drammatici per chiunque: per i bambini, per le loro fa-
miglie, per coloro che hanno il compito di sostenerli ed aiutarli.
Si definiscono eventi traumatici quelle esperienze dolorose e stressanti che
implicano una minaccia alla vita o all’integrità fisica (propria o altrui), cui il
soggetto risponde con intensa paura e senso di impotenza. E’ possibile di-
stinguerli in tre categorie:
a) eventi stressanti insiti nel ciclo di vita di una persona, come la morte ina-
spettata di una persona amata, un disturbo cronico o una malattia ad uno sta-
dio terminale;
b) disastri naturali (inondazioni, terremoti, incendi, eruzioni vulcaniche, ecc.);
c) disastri causati dall’uomo: guerre, atti terroristici, abusi sessuali e fisici, ra-
pimenti e torture.

Un evento stressante non è definibile ed interpretabile in modo univoco, poi-
ché è costituito da fattori “oggettivi” e fattori “soggettivi”: un lutto improvviso
ha caratteristiche tali da suscitare in chiunque forti reazioni emotive. Il mani-
festarsi di queste emozioni assumerà però tinte e sfumature sempre diverse,
a seconda della valutazione dell’evento, del grado di coinvolgimento, delle
esperienze passate del soggetto. Al di là di queste differenze, nelle reazioni
umane è possibile riscontrare delle regolarità: diversi eventi traumatici inne-
scano in bambini e adolescenti reazioni simili e prevedibili.
Sofferenza e paura costituiscono una risposta normale e necessaria e scom-
paiono in breve tempo grazie al supporto ed alla vicinanza fisica ed emotiva
degli adulti. Una ristretta minoranza può sviluppare sintomatologie acute e
durature (depressione o disturbo post-traumatico da stress, ecc.) e necessi-
ta di un sostegno psicologico.
Dagli studi condotti in materia, emerge che quanto più diretta è l’esposizione
ad un trauma, tanto più elevato è il rischio di un danno psicologico ed emo-
zionale. Così è possibile, ad esempio, che un bambino coinvolto in un grave
incidente aereo, nel quale perda un genitore, riceva un danno maggiore ri-
spetto ad un bambino che abbia solo assistito ad un incidente aereo ed ab-
bia visto persone ferite o decedute. Quest’ultimo a sua volta potrà essere più
turbato di un bambino che venga a sapere dalla televisione che nell’aeropor-
to della sua città è avvenuto un grave incidente. Anche un’esposizione indi-
retta ad un evento stressante può, dunque, essere traumatica. Bambini o
adolescenti che assistano ad episodi di violenza urbana, guerre o attentati
tramite i media possono esserne molto turbati.
Sul tipo e sull’entità della reazione influiscono fattori quali la natura ed il tipo
di evento, l’età, il grado di sviluppo cognitivo, emotivo e sociale, il contesto di
vita quotidiano, la presenza o l’assenza di adeguate figure adulte di riferi-
mento (genitori ed insegnanti). Bambini e adolescenti sono profondamente
influenzati dalla reazione genitoriale agli eventi. Studi recenti definiscono “ef-
fetto contagio” il fenomeno per il quale l’ansia e lo stress di un genitore ven-
gono trasmessi ad un figlio. E’ evidente, inoltre, come un genitore sofferente
ed ansioso difficilmente possa essere di aiuto e sostegno.
Alcune variabili, i cosiddetti fattori di rischio, possono amplificare l’impatto di
un evento traumatico. Sembra che bambini e adolescenti abbiano maggiori
probabilità, rispetto agli adulti, di sviluppare un disturbo post-traumatico da
stress; che le bambine siano più vulnerabili dei bambini; che bambini in pas-
sato testimoni di violenze (in famiglia, a scuola o nella società) siano più vul-
nerabili degli altri. Possono costituire fattori di rischio anche una bassa auto-
stima, precedenti/coesistenti disturbi psichiatrici o disordini della condotta,
episodi di depressione in famiglia, l’esposizione a violenze fisiche o sessua-
li, lutti improvvisi.

Accanto ai fattori di rischio ci sono però i cosiddetti fattori protettivi, che me-
diano gli effetti del trauma ed allontanano il rischio di compromettere la salu-
te mentale del bambino. Vi rientrano, tra gli altri, la presenza e la vicinanza di
adulti a supporto del bambino, il possesso di abilità cognitive e di rielabora-
zione dell’accaduto, la capacità di gestione di situazioni complesse (abilità di
coping).
La reazione di un bambino dipende dal delicato equilibrio che si instaura tra
fattori di rischio e fattori protettivi. Quando un bambino non ha l’opportunità di
affrontare gli effetti di un trauma o non viene assistito in questo difficile com-
pito, poiché le modalità di reazione di cui dispone spesso non sono sufficien-
temente sviluppate, si possono produrre esiti psicopatologici. Occorre allora
intervenire tempestivamente per impedire che eventi traumatici possano mo-
dificare i normali processi di crescita, producendo fratture nello sviluppo fisi-
co, sociale, emotivo e cognitivo. Numerose ricerche internazionali hanno mo-
strato l’importanza di un intervento psico-sociale immediato nella gestione cli-
nica di soggetti coinvolti in eventi traumatici e stressanti: la tempestività del-
l’intervento costituisce, in questi casi, uno dei più importanti fattori di preven-
zione delle conseguenze a breve, a medio e a lungo temine (disturbo post-
traumatico da stress).
L’adozione di un approccio trasversale e longitudinale è uno degli elementi
cruciali per garantire un intervento efficace a livello del paziente, in cui la scel-
ta degli interventi clinici, la considerazione del paziente come partner nel trat-
tamento, l’utilizzo della famiglia del paziente come risorsa, sono alcuni ele-
menti di un quadro ancora più ricco che devono essere considerati con estre-
ma attenzione. Una prospettiva di sanità pubblica nell’affrontare i problemi
scientifici e clinico-assistenziali della psichiatria dell’infanzia e dell’adole-
scenza mostra chiaramente come sia importante far sì che tutti i servizi pos-
sano garantire interventi e prestazioni efficaci ed appropriati a tutti i potenziali
utenti. In questa prospettiva, è in atto oggi un importante mutamento nell’or-
ganizzazione dei Servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza.
Inizialmente “pensati” e indirizzati in funzione della diagnosi e dell’assistenza
dell’handicap psicofisico, essi si sono progressivamente orientati verso un
approccio più orientato verso la prevenzione secondaria e terziaria dei disagi
e dei disturbi psicopatologici e psicosociali, oggi di grande rilievo epidemiolo-
gico. Appare evidente quindi che dal privilegio accordato sino ad oggi alla di-
mensione della quantità (più servizi, più operatori, meno posti-letto, meno ri-
coveri, ecc.), sia necessario (ed urgente) passare ad un diverso ordine delle
priorità, che veda al primo posto cioè la dimensione della qualità, attraverso
sistemi di valutazione aggiornati ed approfonditi e proposte terapeutiche in li-
nea con i dati emersi dalla ricerca scientifica. Occorre quindi che venga dato
ampio risalto all’importanza del trattamento più efficace e più indicato (ossia
più appropriato) per quello specifico paziente e di erogarlo in modo tecnica-
mente corretto ma anche coinvolgente ed efficiente dal punto di vista della
gestione; sono quindi in gioco tre variabili principali: competenza dell’opera-
tore (expertise), motivazione e barriere istituzionali (che l’utente sia in grado
di superare). In questo modo sarà possibile essere all’altezza delle sfide del
nuovo millennio.
Da anni il Telefono Azzurro, che condivide e promuove questo approccio, si oc-
cupa della tutela e della salute dell’infanzia in situazioni traumatiche. Lo stru-
mento che privilegia è quello dell’ascolto, da effettuarsi a cura di operatori
professionali: occorre ascoltare bambini e adolescenti (e i loro familiari), aiu-
tarli ad esprimere le proprie emozioni ed i propri pensieri.
Dal 1999 il Telefono Azzurro ha anche sviluppato, in collaborazione con il Mi-
nistero degli Interni, il progetto Team Emergenza, costituito da un’équipe di
psicologi appositamente formati per intervenire in situazioni di crisi che coin-
volgono bambini ed adolescenti vittime/testimoni di eventi traumatici e stres-
santi. Obiettivo del Team - che si ispira al modello scientifico ed operativo del
Child Development and Community Policing Program (CD-CP), avviato nel
1991 dal Child Study Centre dell’Università di Yale - è collaborare con le di-
verse agenzie istituzionali del territorio provinciale deputate alla salvaguardia
dei minori, al fine di tutelarli dagli effetti psicopatologici dei traumi.
A questo scopo prevede, oltre ad un tempestivo intervento di contenimento
emotivo del minore traumatizzato, l’avvio di una prima rete di sostegno sanitario,
sociale e giudiziario: una rete che è multidisciplinare e multiagencies.
Il presente volumetto è espressione del medesimo approccio preventivo, del-
la medesima attenzione all’infanzia ed alle sue possibili reazioni. Le riflessio-
ni ed i suggerimenti che offre, sulla base di una vasta e recentissima lettera-
tura sul trauma nell’infanzia, possono applicarsi non solo ai tragici accadi-
menti di questi giorni, ma ad un qualunque evento che, nella vita di un bam-
bino o di un adolescente, possa rivelarsi traumatico.









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Trauma are typical abuse, sexual violence, bullying, domestic violence, grief, illness, industrial accidents, physical violence, or verbal, or its threat, other violations or loss of personal safety. Also attend these events can be a traumatic event (in this case we speak of "secondary victims", or even victims of "tertiary" in the case of rescue workers who assist the primary victims).

However, rarely cross these experiences, although painful and difficult, determines the development of a real clinical syndrome, or "structured psychological trauma" (PTSD).
Why an extreme event, even if very painful, results in a syndrome of trauma structured, it is necessary to involve more personal and experiential factors in the previous history of the individual (such as the phenomena of abuse and neglect in childhood, previous psychological problems, etc. .), as well as in the structure of social support network ("social support network").


Symptoms

People who have experienced trauma often exhibit various symptoms and problems later on. The severity of the trauma varies from person to person, the type of trauma in question and on the emotional support derived from other people. A traumatized individual it can also experience more than one.

After a traumatic experience, a person can relive the trauma mentally and physically, so avoid the memory of the trauma, also called trigger (the English word which means "trigger" because it triggers the memory), as this can be unbearable and even painful. The traumatized person may seek relief in psychotropic substances, including alcohol, to try to escape the feelings related to the trauma. The relive the symptoms is a sign that the body and mind are actively trying to cope with the traumatic experience.

The triggers and symptoms act as reminders of the trauma, and can cause anxiety and other emotions associated with it. Often the person may be completely unaware of these triggers. In many cases this can lead a person suffering from traumatic disorders to engage in destructive or self-destructive coping mechanisms, often without being fully aware of the nature or the causes of their actions.
Panic attacks (DAP) are an example of a psychosomatic reaction to triggers.

As a result, the intense feelings of anger may emerge frequently, sometimes in very inappropriate or unexpected, and seem to be an ever-present danger, as far as actually exist and are the result of past events.
Distressing memories such as images, thoughts, or flashbacks may haunt the person, and nightmares may be frequent.
Insomnia can manifest, as well as the hidden fears and insecurity, which keep the person vigilant and attentive to the danger, both day and night.

The person may not remember what really happened, while the emotions experienced during the trauma can be revived without the person will understand why. This can lead to traumatic events constantly experienced as if they were happening in the present, preventing the subject to get a clear perspective on the experience. This can produce a pattern of prolonged periods of acute arousal punctuated by periods of physical and mental fatigue.

In time, you can establish an emotional exhaustion, leading to distraction, and think clearly may be difficult or even impossible. The emotional detachment, as well as the dissociation or the insensibillazione, can occur frequently. Dissociate painful emotion means cancel all the emotions, and then you get to desesinsibillazione emotional, leading the person to appear emotionally drained, preoccupied, distant, or cold. The person may tend to become confused in ordinary situations and have memory problems.

Some traumatized people may feel permanently damaged when trauma symptoms do not disappear and do not believe that their situation will improve. This can lead to feelings of hopelessness, loss of self-esteem, and often depression. If important aspects of the person have been violated, the person may call into question their identity.
Often, despite the efforts, the traumatized parents may have difficulty in helping their child with emotional regulation, the attribution of meaning, and containment of fear post-traumatic stress as a result of trauma to the child, which leads to negative consequences for the child. In such cases, it is in the interests of parents and children for their parents, to seek consultation and make sure that their child receives appropriate mental health services.
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