RyanTheNorthman ha scritto: non mi riferivo solo ai giudizi, ma anche alle circostanze dove ci si trova ad avere a che fare con persone che non ci piacciono, per una serie di motivi, tra i quali alcuni aspetti caratteriali o dei comportamenti e modi di fare che hanno nei nostri confronti (come è normale che sia, perché non possiamo farci piacere tutti ad ogni costo); sopportare qualcuno che non gradiamo, che ci trasmette disagio, nervosismo, irritabilità, col tempo, diventa estenuante, ti logora dentro, può compromettere la tua stessa persona (parlo anche per esperienza).
Concordo sul fatto di cambiare ambiente in date situazioni, ma purtroppo non sempre si può fare. Porterò un paio di esempi pratici: se non ti trovi bene nel posto dove lavori, per qualsivoglia motivo, ma hai bisogno di uno stipendio per poter mantenerti, purtroppo non puoi permetterti di andartene; oppure, se non ti trovi bene nella classe che frequenti, ma è l'unica della sezione che prevede l'indirizzo di studi da te scelto, non puoi certo cambiare classe. E anche se si cambia, nulla può garantire che nel nuovo ambiente andrà meglio.
Ma ecco, appunto: intanto quando parliamo di persone che non CI piacciono (che possono esistere , eccome!) riconosciamo e dobbiamo riconoscere che quel "giudizio" che ci dà fastidio quando avvertiamo come negativo nei nostri confronti...NON è un "disgutoso hobby altrui", ma è quel che facciamo tutti-tutti-tutti, e che non potremmo evitare in alcun modo, per la semplice ragione che il massimo che possiamo avere NON è l'altro, bensì soltanto la nostra idea dell'altro.
Idea che, nelle persone di mente aperta, è peraltro sempre perfettibile e rivedibile (tanto in melius quanto in pejus).
Come ovviare all'ipotesi estrema in cui dobbiamo necessariamente convivere con una persona che ci è sgradita, perchè nè possiamo ignorarla e nè possiamo defilarci da quell'ambiente?
La mia non sarà una gran risposta, ma penso sia l'unica oggettivamente praticabile.
Mi pare ovvio che nessuno abbia la bacchetta magica, per cui l'unica via (dopo aver provato senza successo a venirsi incontro) resti quella di massimizzare quell'altra prerogativa umana che è la capacità di adattamento.
Non vedo proprio alternative.
Non è che CONSTATANDO che "siamo tutti giudicati" si possa avviare una qualunque "soluzione globalizzata" del problema.
Certo che siamo tutti giudicati, tanto quanto siamo tutti giudicanti.
E' umano.
Anche necessario alla vita di relazione, poichè se interagissimo senza alcun "giudizio" (ossia senza nessuna NOSTRA idea dell'altro) saremmo robot totalmente privi del PIACERE di provare simpatia o antipatia e persino empatia!

