Cosa vi rende davvero felice in amicizia?

"Chi trova un amico trova un tesoro". Parliamo del nostro modo di metterci in relazione con i nostri amici e, in generale dei problemi tipici delle relazioni sociali.

Cosa vi rende davvero felice in amicizia?

Messaggioda milvius 75 » 08/08/2020, 20:27



È una bella domanda ;)
Sapere di essere apprezzati per come si è
Sapere che ci sono Amici che ti ascoltano
Il 'ruolo' di amico non è facile. Io li ho ma non mi reputo un buon amico
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milvius 75
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Cosa vi rende davvero felice in amicizia?

Messaggioda kathellyna » 23/09/2020, 17:10



non credo che l'amicizia sia per me.
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kathellyna
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Cosa vi rende davvero felice in amicizia?

Messaggioda Adamas » 23/09/2020, 18:38



È una bella domanda. Sebbene abbia imparato le regole di questa società e cerchi di muovermi con buonsenso non mi è facile stabilire una connessione profonda con qualcun altro e questo non perché io non senta empatia, è vero il contrario.

Adesso purtroppo/per fortuna la mia naturale predisposizione a prendermi cura degli altri è stata mitigata dalle esperienze difficili che ho incontrato sulla mia strada.

Dentro, ormai l'ho riposto nel profondo, ho un vulcano che esplode e mi fa percepire le azioni, emozioni, sentimenti degli altri e miei in maniera amplificata.

Razionalmente so come gli esseri umani fanno amicizia, come la coltivano, insomma "come funziona" ma emotivamente e nel profondo sono esausto. Questo non significa che ho un atteggiamento cinico o addirittura malevolo nei confronti del prossimo, cerco di comportarmi sempre al meglio.

Ma sebbene una parte di me desideri un'amicizia vera, un'altra parte è stanca, davvero tanto stanca di dover fare tutti questi slanci verso un "muro" se va bene, una sanguisuga se va male.

Attenzione io non giudico male gli altri. Sicuramente è che non ci capiamo, siamo programmati in modo diverso. Quindi è ovvio che nascano incomprensioni ed alla lunga rimangano solo gli "amici" che hanno un interesse pratico.

Ho diversi conoscenti ed alcuni amici, a volte, in passato, per brevi attimi mi è sembrato che potessimo davvero avere qualcosa in comune e che tenessero davvero a me... È finita malissimo.

Con gli amici che ho mi comporto "secondo le regole", sono brave persone, i nostri rapporti rimangono entro insiemi che possono comprendere ed in cui si trovano a loro agio e così le cose "vanno bene".

Attenzione, mi rendo conto che sono in prima battuta io che devo mettere a punto "il mio motore" e ci sto lavorando, sono anni che ci sto lavorando e và meglio che in passato. So di non avere nulla di sbagliato, ma al contempo se gli altri non sono in grado di comprendermi cerco io di comprendere il loro modo di ragionare e di comportarsi per essere più felice ed avere una vita migliore. Non desidero tradire me stesso, piuttosto trascendere il mio personale universo per raggiungere una consapevolezza maggiore.

Non perdo la speranza che le cose possano cambiare ma ora non ho comunque una grande paura di essere "solo". Sto bene con me stesso.

Probabilmente ciò che mi manca è qualcosa che non ho mai avuto... Può mancarti qualcosa che non hai mai avuto?

Sembra la sindrome dell'arto fantasma che colpisce alcune persone con disforia di genere...
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Messaggioda crociato » 24/09/2020, 22:52



Adamas ha scritto:È una bella domanda. Sebbene abbia imparato le regole di questa società e cerchi di muovermi con buonsenso non mi è facile stabilire una connessione profonda con qualcun altro e questo non perché io non senta empatia, è vero il contrario.

Adesso purtroppo/per fortuna la mia naturale predisposizione a prendermi cura degli altri è stata mitigata dalle esperienze difficili che ho incontrato sulla mia strada.

Dentro, ormai l'ho riposto nel profondo, ho un vulcano che esplode e mi fa percepire le azioni, emozioni, sentimenti degli altri e miei in maniera amplificata.

Razionalmente so come gli esseri umani fanno amicizia, come la coltivano, insomma "come funziona" ma emotivamente e nel profondo sono esausto. Questo non significa che ho un atteggiamento cinico o addirittura malevolo nei confronti del prossimo, cerco di comportarmi sempre al meglio.

Ma sebbene una parte di me desideri un'amicizia vera, un'altra parte è stanca, davvero tanto stanca di dover fare tutti questi slanci verso un "muro" se va bene, una sanguisuga se va male.

Attenzione io non giudico male gli altri. Sicuramente è che non ci capiamo, siamo programmati in modo diverso. Quindi è ovvio che nascano incomprensioni ed alla lunga rimangano solo gli "amici" che hanno un interesse pratico.

Ho diversi conoscenti ed alcuni amici, a volte, in passato, per brevi attimi mi è sembrato che potessimo davvero avere qualcosa in comune e che tenessero davvero a me... È finita malissimo.

Con gli amici che ho mi comporto "secondo le regole", sono brave persone, i nostri rapporti rimangono entro insiemi che possono comprendere ed in cui si trovano a loro agio e così le cose "vanno bene".

Attenzione, mi rendo conto che sono in prima battuta io che devo mettere a punto "il mio motore" e ci sto lavorando, sono anni che ci sto lavorando e và meglio che in passato. So di non avere nulla di sbagliato, ma al contempo se gli altri non sono in grado di comprendermi cerco io di comprendere il loro modo di ragionare e di comportarsi per essere più felice ed avere una vita migliore. Non desidero tradire me stesso, piuttosto trascendere il mio personale universo per raggiungere una consapevolezza maggiore.

Non perdo la speranza che le cose possano cambiare ma ora non ho comunque una grande paura di essere "solo". Sto bene con me stesso.

Probabilmente ciò che mi manca è qualcosa che non ho mai avuto... Può mancarti qualcosa che non hai mai avuto?

Sembra la sindrome dell'arto fantasma che colpisce alcune persone con disforia di genere...

Forse analizziamo troppo e forse questo ci fa perdere un po' di sana spontaneità. Ciò che per noi è regola ed interpretazione, per altri forse è sempre e solo naturale ed istintivo. Quasi come fossimo alieni in cerca di comprendere e replicare il comportamento umano.
E no, non credo stiamo tradendo noi stessi, anzi. Siamo fatti proprio così.
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Messaggioda Adamas » 25/09/2020, 4:23



crociato ha scritto:
Adamas ha scritto:È una bella domanda. Sebbene abbia imparato le regole di questa società e cerchi di muovermi con buonsenso non mi è facile stabilire una connessione profonda con qualcun altro e questo non perché io non senta empatia, è vero il contrario.

Adesso purtroppo/per fortuna la mia naturale predisposizione a prendermi cura degli altri è stata mitigata dalle esperienze difficili che ho incontrato sulla mia strada.

Dentro, ormai l'ho riposto nel profondo, ho un vulcano che esplode e mi fa percepire le azioni, emozioni, sentimenti degli altri e miei in maniera amplificata.

Razionalmente so come gli esseri umani fanno amicizia, come la coltivano, insomma "come funziona" ma emotivamente e nel profondo sono esausto. Questo non significa che ho un atteggiamento cinico o addirittura malevolo nei confronti del prossimo, cerco di comportarmi sempre al meglio.

Ma sebbene una parte di me desideri un'amicizia vera, un'altra parte è stanca, davvero tanto stanca di dover fare tutti questi slanci verso un "muro" se va bene, una sanguisuga se va male.

Attenzione io non giudico male gli altri. Sicuramente è che non ci capiamo, siamo programmati in modo diverso. Quindi è ovvio che nascano incomprensioni ed alla lunga rimangano solo gli "amici" che hanno un interesse pratico.

Ho diversi conoscenti ed alcuni amici, a volte, in passato, per brevi attimi mi è sembrato che potessimo davvero avere qualcosa in comune e che tenessero davvero a me... È finita malissimo.

Con gli amici che ho mi comporto "secondo le regole", sono brave persone, i nostri rapporti rimangono entro insiemi che possono comprendere ed in cui si trovano a loro agio e così le cose "vanno bene".

Attenzione, mi rendo conto che sono in prima battuta io che devo mettere a punto "il mio motore" e ci sto lavorando, sono anni che ci sto lavorando e và meglio che in passato. So di non avere nulla di sbagliato, ma al contempo se gli altri non sono in grado di comprendermi cerco io di comprendere il loro modo di ragionare e di comportarsi per essere più felice ed avere una vita migliore. Non desidero tradire me stesso, piuttosto trascendere il mio personale universo per raggiungere una consapevolezza maggiore.

Non perdo la speranza che le cose possano cambiare ma ora non ho comunque una grande paura di essere "solo". Sto bene con me stesso.

Probabilmente ciò che mi manca è qualcosa che non ho mai avuto... Può mancarti qualcosa che non hai mai avuto?

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Forse analizziamo troppo e forse questo ci fa perdere un po' di sana spontaneità. Ciò che per noi è regola ed interpretazione, per altri forse è sempre e solo naturale ed istintivo. Quasi come fossimo alieni in cerca di comprendere e replicare il comportamento umano.
E no, non credo stiamo tradendo noi stessi, anzi. Siamo fatti proprio così.


Decisamente la sfida è quella, arrivare alla spontaneità. Divenire capaci di comportamenti che ad altri vengono naturali replicandoli in modo naturale... altrimenti suscitano perplessità, sgomento o ilarità nell'altro. Acquisirli, comprenderli, farli propri. Ed alla fine imparare ad esprimere sé stessi anche in modi comprensibili agli altri.
E per la cronaca, da piccolo, mi sono sempre un po' "identificato" in personaggi alieni o sintetici nelle storie di finzione... Odo, Data, Tuvok, Spock... Anche se per carità, poi trovavo cose che mi piacevano anche negli altri personaggi.
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Messaggioda Quark » 25/09/2020, 7:45



Ciò che mi rende davvero felice in un'amicizia è il riuscire a trascorrere del tempo in modo piacevole. Lo dico senza fare troppi giri di parole, senza andare a cercare troppi dettagli che ci porterebbero a quella che è l'amicizia teorica.
Questa è la base e in fondo ciò che rende felici, almeno secondo me; tutto il resto, se arriva, non va cercato ed è ovviamente ben accetto.
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Messaggioda germano » 25/09/2020, 13:24



L'Astronomo Incompreso ha scritto:mi sarei sentito (sbagliando) uno "sfigato" perche' e' stato sempre mio desiderio essere un ragazzo tosto, "figo". Mentre crescevo e facevo nuove esperienze di questo tipo mi rendevo conto che anche se fumare roba forte e bere mi faceva sentire piu' "figo" e accettato dagli altri non ero felice.

Ho sempre pensato che questi discorsi del "ragazzo che beve e si droga solo per assere accettato dagli amici" fossero solo discorsi da Barbara d'Urso e altri talk show per vecchiette.
Invece mi dici che davvero esistono?!?

Io da adolescente sono stato molto sballato, ma l'ho fatto sempre perchè mi piaceva, MAI per seguire qualcuno.
Alcuni amici hanno anche esagerato, iniziando anche con trip e extasy, ma a qual punto io ho proseguito restando affezionato al mio caro e vecchio alcool (e qualche cannetta).

Se ero felice? Sì. Eccome. La mia vita da adolescente mi piaceva tantissimo e ancora adesso ci ripenso con tanta nostalgia.
Le mie uniche tristezze erano quelle tipiche dell'adolescenza di chiunque, di certo non conseguenti al fatto che mi sballavo.

Ancora adesso non mi dispiace passare qualche serata, qualche grigliata in compagnia, con qualche bottiglia di rosso in eccesso sul tavolo. Solo che ora bisogna guidare. Meglio in in ferie ,magari in campeggio.

Controindicazioni?
Guidare!
E poi alla lunga gli esami del sangue potrebbero riportare qualche asterisco su transaminasi e trigliceridi.
Inoltre bisogna stare attenti a non farla mai diventare una routine: io ormai bevo solo in compagnia, anche se bevo vino rosso a cena e fermarmi a 1 solo bicchiere o 2 non è sempre facilissimo.

Soluzioni per moderarne l'uso e tenere limitati i danni?
Appassionarsi a uno sport e praticarlo spesso!
L'attività fisica:
1) dona soddisfazione e così poi si ha meno desiderio di compensare "il grigio della vita" mangiando troppo o bevendo qualche bicchiere di rosso in più.
2) è incompatibile con lo sballo, quindi se ci si appassiona davvero verrà automatico limitarsi con gli eccessi di qualunque tipo (anche cibo, dolciumi, ecc).
3) tiene in movimento il corpo e di conseguenza anche i trigliceridi, colesterolo, ecc si abbassano. Si suda, si fatica e così ci si depura.


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Messaggioda germano » 25/09/2020, 13:32



PS: mi sono reso conto che mi sono allontanato dalla domanda inziale.
Ebbene cosa mi rende felice in un'amicizia?

...mah.... io ho 46 anni e a questa età è molto raro che si vada a fare le ferie insieme o che ci si faccia confidenze molto personali.
Il bello dell'amicizia ,adesso, è semplicemente il chiacchierare e sentire anche il punto di vista di altri, confrontarci, magari anche sentire l'approvazione del nostro amico riguardo una qualche scelta, ecc.

Ma il più delle volte non si fa altro che sfogare il desiderio istintivo e naturale di conversare. E ,se è un amico un po' più intimo che un semplice conoscente, anche ottenere la consapevolezza di non essere solo al mondo: sapere di avere qualcuno che ,se non lo chiamo per un mese, si chiede se sono ancora vivo o se sono morto.
E se sono morto, verrà al mio funerale e gli dispiacerà :lol:
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Ultima modifica di germano il 25/09/2020, 13:35, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda crociato » 25/09/2020, 13:33



Spesso ma con moderazione ^_^
Qualsiasi eccesso è controproducente, sport incluso (anzi!)
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Messaggioda Acid » 26/09/2020, 13:30



Io credo nell'amicizia, ma poco nelle persone, raramente ho trovato persone con la quale condividere una passione, un legame , ma sono piena di speranza. Per il momento sono sola molto più di un cane randagio e mi sta bene così. L'amicizia esiste bisogna solo aspettare
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Acid
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