dove trovare gli amici quando ne perdi per strada

"Chi trova un amico trova un tesoro". Parliamo del nostro modo di metterci in relazione con i nostri amici e, in generale dei problemi tipici delle relazioni sociali.

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Messaggioda Alanis » 26/05/2021, 17:20



Ho letto diversi commenti su questo topic, il problema potrebbe nascere da un disagio personale e allora uno dovrebbe chiedersi: io personalmente cosa voglio? Perché credo che altrimenti non se ne esce fuori.
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Alanis
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Messaggioda Blue Hour 94 » 26/05/2021, 22:16



Enomis ha scritto: Questo fatto è per noi che lo subiamo un forte trauma, perchè noi tendiamo ad avere un forte attaccamento e delle enormi aspettative nei loro confronti, oltre ad attribuirgli un'importanza notevole, riteniamo infatti che siano unici e insostituibili, e quel vuoto che ci sentiamo dentro è davvero logorante, solo chi ci è passato capisce di cosa parlo.
Ma la verità è ben diversa da quello che pensiamo; per prima cosa bisogna diventare più distaccati da fatti cose persone e situazioni, perchè ciò ci permette di acquisire una visione oggettiva dell'insieme, anzichè la prospettiva del io bambino esistente in tutti noi, fatto questo bisogna rivalutare l'importanza attribuita a terzi, nessuno è così importante da poter avere un peso enorme sulla nostra emotività, se non noi stessi e nel caso qualche famigliare stretto, infine non dobbiamo aspettarci mai nulla da nessuno, perchè l'uomo è una creatura egoista per natura, cioè pensa al proprio benessere a volte anche a discapito degli altri, quindi per quanto uno possa esserci amico, se dovrà scegliere tra la tua felicità e la sua, sceglierà sempre la seconda!
Questa premessa l'ho fatta non per gettare pessimismo, ma per cercare di portare una nuova prospettiva ai "sognatori" che come me vivono nella stretta emotiva senza averne controllo


Penso che sarebbe bene adottare una via di mezzo. L'attaccamento eccessivo porta sicuramente a creare delle aspettative irrealizzabili e a far dipendere troppo la propria felicità ed emotività da un'altra persona, causando quindi una perenne delusione o insoddisfazione. Allo stesso tempo però trovo giusto ricercare una reciprocità nei rapporti di amicizia, aspettarsi che dopo una prima fase di conoscenza ci sia un'evoluzione che porti a sapere di poter contare l'uno sull'altro. Il mantenere un rapporto distaccato dove ci si contatta solo per uscire o colmare un momento di solitudine lo considero una semplice conoscenza.
Poi i cambiamenti nella propria vita non giustificano l'abbandono. Ci sono molte persone che riescono comunque a ritagliarsi del tempo da trascorrere con le proprie amicizie.
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Messaggioda Effe » 27/05/2021, 9:58



Blue Hour 94 ha scritto:
Enomis ha scritto: Questo fatto è per noi che lo subiamo un forte trauma, perchè noi tendiamo ad avere un forte attaccamento e delle enormi aspettative nei loro confronti, oltre ad attribuirgli un'importanza notevole, riteniamo infatti che siano unici e insostituibili, e quel vuoto che ci sentiamo dentro è davvero logorante, solo chi ci è passato capisce di cosa parlo.
Ma la verità è ben diversa da quello che pensiamo; per prima cosa bisogna diventare più distaccati da fatti cose persone e situazioni, perchè ciò ci permette di acquisire una visione oggettiva dell'insieme, anzichè la prospettiva del io bambino esistente in tutti noi, fatto questo bisogna rivalutare l'importanza attribuita a terzi, nessuno è così importante da poter avere un peso enorme sulla nostra emotività, se non noi stessi e nel caso qualche famigliare stretto, infine non dobbiamo aspettarci mai nulla da nessuno, perchè l'uomo è una creatura egoista per natura, cioè pensa al proprio benessere a volte anche a discapito degli altri, quindi per quanto uno possa esserci amico, se dovrà scegliere tra la tua felicità e la sua, sceglierà sempre la seconda!
Questa premessa l'ho fatta non per gettare pessimismo, ma per cercare di portare una nuova prospettiva ai "sognatori" che come me vivono nella stretta emotiva senza averne controllo


Penso che sarebbe bene adottare una via di mezzo. L'attaccamento eccessivo porta sicuramente a creare delle aspettative irrealizzabili e a far dipendere troppo la propria felicità ed emotività da un'altra persona, causando quindi una perenne delusione o insoddisfazione. Allo stesso tempo però trovo giusto ricercare una reciprocità nei rapporti di amicizia, aspettarsi che dopo una prima fase di conoscenza ci sia un'evoluzione che porti a sapere di poter contare l'uno sull'altro. Il mantenere un rapporto distaccato dove ci si contatta solo per uscire o colmare un momento di solitudine lo considero una semplice conoscenza.
Poi i cambiamenti nella propria vita non giustificano l'abbandono. Ci sono molte persone che riescono comunque a ritagliarsi del tempo da trascorrere con le proprie amicizie.


Sono totalmente d'accordo. La capisco bene questa visione e non penso sia pessimista, ma realista. Un prendere atto che le persone prima di tutto pensano a loro stesse. Nelle amicizie poi c'è sempre qualcuno che mette in gioco di più rispetto all'altro, è inevitabile, anche se si tratta di un'amicizia che dura da vent'anni, a volte diamo di più noi, a volte di più gli altri, a fasi alterne.
Il problema è che rimaniamo delusi quando ci troviamo in una fase in cui avremmo bisogno di ricevere e trovi il vuoto cosmico perchè ognuno pensa ai cazzi propri. Ti senti una cogliona quando capisci che tu hai rinunciato a qualcosa per prenderti cura delle persone a cui tieni (in modo naturale e istintivo, perchè eri preoccupata e ti faceva piacere farlo), e poi scopri che gli altri non hanno fatto e non farebbero lo stesso per te, non rinuncerebbero nemmeno ad un caffè con una persona che non gli sta troppo simpatica. E' come sentirsi traditi e abbandonati, a maggior ragione se in particolari momenti della loro vita queste stesse persone hanno ricevuto un supporto colossale h24. Poi le cose cambiano e ci si perde, perchè trovano di meglio e si liberano delle zavorre. Ho un sacco di rancore per questa cosa, perchè - potrò sembrare narcisista - ma avrei desiderato un'amica come me. Ho sempre dato fino a quando non ho finito le scorte, e in quel momento invece di ricevere e ricaricarmi tutti hanno pensato a loro stessi (come è normale che sia): e sono spariti quando non hanno più trovato in me la persona che dava, sono spariti quando non potevano prendere più niente; non è tanto il non ricevere che mi pesa, ma il dileguarsi nel momento in cui gli altri non potevano più ricevere da me, come se il rapporto si basasse solo su quello. Vaff.***
Non che mi aspettassi qualcosa, sono sempre stata abituata al concetto del cavarmela da sola, ma è inevitabile che scaturiscano questi pensieri quando si riflette un po' su quello che succede per cercare di capire dove si è sbagliato.
Mi ero circondata di gente con manie di protagonismo, che vuole stare sempre al centro dell'attenzione.

Secondo me non tutte le conoscenze devono per forza evolvere in amicizie, ho considerato amiche poche persone, il resto è conoscenza. Forse sarà sbagliato perchè certe conoscenze mi hanno considerato amica, anzi a posteriori so di aver rappresentato a mia volta una delusione per qualcuno, ma da ragazzina ho avuto esperienze che mi hanno segnata e mi hanno portata a non fidarmi.
Non darò più le perle ai porci.
Tante conoscenze e pochi amici, sarebbe l'ideale, ne basta anche uno, purchè sia vero.

Boh mi volevo sfogare
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Messaggioda Blue Hour 94 » 27/05/2021, 11:58



Effe ha scritto:Sono totalmente d'accordo. La capisco bene questa visione e non penso sia pessimista, ma realista. Un prendere atto che le persone prima di tutto pensano a loro stesse. Nelle amicizie poi c'è sempre qualcuno che mette in gioco di più rispetto all'altro, è inevitabile, anche se si tratta di un'amicizia che dura da vent'anni, a volte diamo di più noi, a volte di più gli altri, a fasi alterne.
Il problema è che rimaniamo delusi quando ci troviamo in una fase in cui avremmo bisogno di ricevere e trovi il vuoto cosmico perchè ognuno pensa ai cazzi propri. Ti senti una cogliona quando capisci che tu hai rinunciato a qualcosa per prenderti cura delle persone a cui tieni (in modo naturale e istintivo, perchè eri preoccupata e ti faceva piacere farlo), e poi scopri che gli altri non hanno fatto e non farebbero lo stesso per te, non rinuncerebbero nemmeno ad un caffè con una persona che non gli sta troppo simpatica. E' come sentirsi traditi e abbandonati, a maggior ragione se in particolari momenti della loro vita queste stesse persone hanno ricevuto un supporto colossale h24. Poi le cose cambiano e ci si perde, perchè trovano di meglio e si liberano delle zavorre. Ho un sacco di rancore per questa cosa, perchè - potrò sembrare narcisista - ma avrei desiderato un'amica come me. Ho sempre dato fino a quando non ho finito le scorte, e in quel momento invece di ricevere e ricaricarmi tutti hanno pensato a loro stessi (come è normale che sia): e sono spariti quando non hanno più trovato in me la persona che dava, sono spariti quando non potevano prendere più niente; non è tanto il non ricevere che mi pesa, ma il dileguarsi nel momento in cui gli altri non potevano più ricevere da me, come se il rapporto si basasse solo su quello. Vaff.***
Non che mi aspettassi qualcosa, sono sempre stata abituata al concetto del cavarmela da sola, ma è inevitabile che scaturiscano questi pensieri quando si riflette un po' su quello che succede per cercare di capire dove si è sbagliato.
Mi ero circondata di gente con manie di protagonismo, che vuole stare sempre al centro dell'attenzione.

Secondo me non tutte le conoscenze devono per forza evolvere in amicizie, ho considerato amiche poche persone, il resto è conoscenza. Forse sarà sbagliato perchè certe conoscenze mi hanno considerato amica, anzi a posteriori so di aver rappresentato a mia volta una delusione per qualcuno, ma da ragazzina ho avuto esperienze che mi hanno segnata e mi hanno portata a non fidarmi.
Non darò più le perle ai porci.
Tante conoscenze e pochi amici, sarebbe l'ideale, ne basta anche uno, purchè sia vero.

Boh mi volevo sfogare


Quelle che hai descritto mi sembrano tutte situazioni che si verificano in un rapporto di conoscenza superficiale e dove le persone coinvolte partono con una visione completamente all'opposto ; uno dei due cerca un'amicizia profonda mentre l'altro fin dall'inizio lo vede come un riempitivo per un momento di solitudine o noia. E questo porta a sviluppare rancore perché si capisce che si viene semplicemente usati. Ma non tutte le persone sono solo pronte a sfruttare gli altri.
Penso che le amicizie vere siano molto difficili da trovare e non saranno mai completamente bilanciate, come qualunque rapporto umano, però esistono e non sono fatte solo di divertimenti e momenti spensierati ma anche di sostegno nei momenti difficili. Se si tratta invece di farsi compagnia soltanto quando non ci sono problemi e poi tutto finisce quando l'altro ha bisogno di aiuto o non è più divertente e simpatico, quella per me non è amicizia.
Un conto è pensare anche a se stessi , una cosa assolutamente normale, un'altro è pensare solo a se stessi e disinteressarsi completamente dell'altro.

Non ho scritto che devono esistere esclusivamente rapporti di amicizia, possono esserci anche conoscenze piacevoli e saltuarie. Ma il post trattava di crearsi nuovi amici.
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Messaggioda Effe » 27/05/2021, 16:58



Blue Hour 94 ha scritto:Quelle che hai descritto mi sembrano tutte situazioni che si verificano in un rapporto di conoscenza superficiale e dove le persone coinvolte partono con una visione completamente all'opposto ; uno dei due cerca un'amicizia profonda mentre l'altro fin dall'inizio lo vede come un riempitivo per un momento di solitudine o noia. E questo porta a sviluppare rancore perché si capisce che si viene semplicemente usati. Ma non tutte le persone sono solo pronte a sfruttare gli altri.
Penso che le amicizie vere siano molto difficili da trovare e non saranno mai completamente bilanciate, come qualunque rapporto umano, però esistono e non sono fatte solo di divertimenti e momenti spensierati ma anche di sostegno nei momenti difficili. Se si tratta invece di farsi compagnia soltanto quando non ci sono problemi e poi tutto finisce quando l'altro ha bisogno di aiuto o non è più divertente e simpatico, quella per me non è amicizia.
Un conto è pensare anche a se stessi , una cosa assolutamente normale, un'altro è pensare solo a se stessi e disinteressarsi completamente dell'altro.

Non ho scritto che devono esistere esclusivamente rapporti di amicizia, possono esserci anche conoscenze piacevoli e saltuarie. Ma il post trattava di crearsi nuovi amici.

No ma infatti ho scritto di getto, hai ragione non c'entra niente con l'intento principale, anzi tutta l'idea del topic partito da Enomis è bellissima perchè dà spunti pratici, ho preso appunti, veramente belle idee :clapclap: con un po' di forza di volontà si può fare quando non si sa da dove iniziare, magari con la disponibilità a fare qualche km in più, perchè ci sono città dove non c'è niente di niente.

Prima ho scritto presa dalle emozioni..le persone cambiano, o si rivelano per quello che sono..tutto questo rancore è perchè sono delusa, e la delusione è figlia dell'aspettativa, ma penso sia normale aspettarsi qualcosa da amiche che hai da 10 anni.
Ma a parte questo, l'amicizia vera, quella a prova di bombe, esiste, ne ho la prova, e auguro a chiunque di trovare un amico vero :hug:
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Messaggioda _Sehnsucht_ » 29/05/2021, 12:16



germano ha scritto:
_Sehnsucht_ ha scritto:
Germano

francamente questo pessimismo cosmico che mostri ha senso solo se a te basta stare davanti a uno schermo e dire due parole, questa non è amicizia, questo è ingannare il tempo.
Se io cerco amicizia con la A maiuscola che sia dal vivo o online non mi accontento di due parole davanti a un freddo schermo,

Non capisco con chi stai parlando. Forse hai quotato me per sbaglio?
Io non ho affatto parlato di amicizie attraverso lo schermo. Anzi, detesto profondamente l'idea che un'amicizia possa restare solo tramite internet: per me internet è solo uno strumento, un mezzo, come una volta lo era l'andare al bar o in chiesa.
I giovani vanno a scuola, oppure si vedono coi cugini (prima che ognuno prenda la propria strada), mentre da adulti molti si iscrivono in palestra o a yoga o a un corso di ballo. Ma a me non piacciono quelle cose e quindi ho trovato TRAMITE internet della gente che fa delle escursioni.
Avrei potuto iscrivermi al cai, ma mi sembrano "troppo convinti", fanno troppo sul serio per i miei gusti. E poi c'è troppa formalità, con tessere, ecc.

Insomma, con questo gruppo ormai ci sto uscendo abbastanza regolarmente, sia di domenica che anche qualche sera in settimana.

Resta il fatto che ,dopo la fase dell'adolescenza, l'amicizia "fraterna" te la puoi scordare. Internet o non internet.


Germano


Ma pure secondo me internet è un mezzo, forse il mio messaggio non era chiaro, sicuramente un rapporto che non è mai andato oltre la chat non si può considerare un'amicizia a tutti gli effetti al pari di una dal vivo, quello a cui mi riferivo è il tuo pessimismo su quanto possa essere costante un'amicizia post adolescenza come dici tu.
Ero più sola da adolescente di quanto non sia adesso da adulta che col tempo mi sono costruita un gruppetto fisso di persone che frequento, due di queste le conosco da oltre 18 anni, quindi penso dipenda da che persone conosci più che dal fatto dell'essere adulti, il fatto di avere degli impegni non significa che le amicizie debbano perdersi, mica si può vivere solo per lavorare e stare in famiglia, una straccio di vita sociale la meritano tutti a tutte le età.
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Messaggioda cherry85 » 30/05/2021, 16:45



In palestra, al corso di lingua, al corso di cucina, ecc....
Le alternative possono essere tante, ma il problema è: ovunque si stanno perdendo i valori e allora ovunque si conoscono persone si è privi di sentimenti.
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cherry85
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Messaggioda germano » 31/05/2021, 13:50



Secondo me per stare bene con gli altri dovete prima risolvere certi modi di pensare che... personalmente non capisco. E che personalmente penso che vi portino a ottenere sempre le stesse delusioni. Questo è il mio personale pensiero.
Ebbene: resto stupito dalla quantità di persone che hanno un punto di vista che in questo caso è stato espresso molto bene da "Blue Hour 94" (quoto le sue parole, ma sono solo un esempio) :
uno dei due cerca un'amicizia profonda mentre l'altro fin dall'inizio lo vede come un riempitivo per un momento di solitudine o noia. E questo porta a sviluppare rancore perché si capisce che si viene semplicemente usati.

Sinceramente io non vedo cosa ci sia di male nell'avere una vita fatta di hobby personali, eventi, fatti propri e poi anche un gruppo di amici dei quali non siamo proprio così tanto appassionati... e quindi li si frequenta in quei giorni in cui non si hanno altri impegni.
E' UN ATTEGGIAMENTO DEL TUTTO NATURALE.

Non riesco a capire perchè considerare "alto tradimento" il fatto che tizio ,questa domenica, abbia altro da fare.
Ma soprattutto COSA decide quale sia l'impegno "lecito" e quale sia l'impegno che dovrebbe essere messo in secondo piano in nome dell'amicizia?
Se uno non esce con noi perché lavora, è accettato.
Se uno non esce con noi perché deve portare il figlio alla recita scolastica, è accettato.
Se uno non esce con noi perché deve andare dalla zia, o al compleanno del cugino, è accettato (spero... che dite?).
Se uno non esce con noi perché deve/vuole andare a fare una giornata di birdwatching... è accettato? Se vuole stare da solo a casa a guardare la tv e masturb@rsi, è accettato? Oppure è obbligato a uscire per bere una birra con noi, pena l'accusa di essere uno sfruttatore?

Io posso capire che un po' ne risentiamo quando vediamo che un amico posta sui social network le foto di una recente bella giornata che ha passato senza averci invitato. E sapere che ci frequenta solo quando non ha di meglio da fare ci fa sentire amici di serie B.
Però non possiamo lamentarci: l'amicizia (come l'amore) non si può pretendere. Si può solo sperare di potersela guadagnare.

Se io, per tizio, sono un amico di serie B, o C2...non posso far altro che prenderne atto. Forse ,continuando a frequentarci "nei ritagli di tempo", un giorno potrò essere considerato da lui amico di serie C1. Dai oggi e dai domani, forse gli diventerò così simpatico da diventare anche si serie B e un giorno, se proprio saremo davvero molto compatibili, potrei (potremmo) diventare di serie A l'uno per l'altro.
Forse.
Sennò niente. Resta un amico per uno birra ogni tanto.
Che facciamo? Lo fuciliamo? Gli buttiamo in faccia un secchio di acido?

Un conto è se tizio fa leva sull'amicizia per chiederci di aiutarlo a fare un trasloco. E poi invece ci rigetta appena non ha più bisogno di mano d'opera.
in tal caso è sfruttamento. ok.
Altrimenti ogni cosa deve venire da sé, spontaneamente, se viene. Sennò pazienza.

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Messaggioda Effe » 01/06/2021, 0:36



Germano, mi sento di risponderti. Ognuno ha il suo modo di pensare e vede il mondo in base a delle lenti costruite grazie al proprio vissuto, è normale non riuscire a capire. Inoltre ognuno ha bisogno di qualcosa di diverso in base al momento della vita in cui si trova. Non so quanto sia invidiabile vivere i rapporti con gli altri in maniera distaccata, perchè da qualche parte si perde sempre qualcosa
Blue Hour 94 ha detto bene secondo me, ma dipende dal contesto, in questo caso rispondeva a un mio commento in cui dicevo di provare rancore: ma la mia è un'esperienza di amicizia decennale che non posso paragonare alle conoscenze perse che mi hanno accompagnato per brevi periodi di vita. Per me è lecito provare risentimento per l'amicizia, perchè se una volta era vera un motivo c'era, ma non posso dire la stessa cosa per le conoscenze riempitive, che ricordo con il sorriso e con cui ho condiviso bei momenti ma niente di profondo. Poi non so, non mi è mai capitato di commettere un errore di valutazione di questo tipo.

germano ha scritto:Non riesco a capire perchè considerare "alto tradimento" il fatto che tizio ,questa domenica, abbia altro da fare.
Ma soprattutto COSA decide quale sia l'impegno "lecito" e quale sia l'impegno che dovrebbe essere messo in secondo piano in nome dell'amicizia?
Se uno non esce con noi perché lavora, è accettato.
Se uno non esce con noi perché deve portare il figlio alla recita scolastica, è accettato.
Se uno non esce con noi perché deve andare dalla zia, o al compleanno del cugino, è accettato (spero... che dite?).
Se uno non esce con noi perché deve/vuole andare a fare una giornata di birdwatching... è accettato? Se vuole stare da solo a casa a guardare la tv e masturb@rsi, è accettato? Oppure è obbligato a uscire per bere una birra con noi, pena l'accusa di essere uno sfruttatore?


Mi hai fatto morire :D ho cominciato a scrivere proprio perchè ho letto questa parte, e volevo dire due cose, un po' perchè ci sono passata e un po' perchè ho anche studiato qualcosa.
Persone che fanno questi pensieri molto spesso non stanno bene, e non si tratta di quanto debba essere accettato l'impegno della persona, ma il rifiuto: una persona che non sta bene percepisce il rifiuto a uscire con lei come un rifiuto della propria persona --> di conseguenza si sente fallita, non accettata, abbandonata, e via dicendo, sviluppando pensieri catastrofici su se stessa e risentimento verso chi la rifiuta.
Ovvio che se uno si trova in uno stato mentale armonico, e l'amico gli dice "zio stasera vado a cena con la fidanzata" oppure "sono stanco resto a casa a guardare netflix", la prenderà per quello che è, un normale impegno/non mi va: se ne fa una ragione e contatta altre persone o decide di fare altro, senza soffrirci, senza fare un dramma e pensare che non gli va di uscire perchè non vuole stare con noi.
Al contrario, persone che non stanno bene possono sviluppare quelli che sono chiamati pensieri disfunzionali, cioè pensieri illogici, negativi, anzi catastrofici; sono pensieri distorti che vengono in automatico e causano sofferenza emotiva. Non è piacevole per chi li prova, soprattutto quando si è consapevoli della loro assurdità ma non si riesce a spegnerli, sono anche difficili da correggere.
In un periodo della mia vita l'ho provato, ero profondamente depressa, vedevo rifiuto ovunque, chiunque poteva farmi sentire uno scarto umano, anche persone per me non rilevanti. Ma c'era un problema psicologico di base.

In un altro periodo ho provato il rodimento di c*lo, e si, permettimi di dire che trovo accettabile sentirmi "tradita" da un'amica che in un certo contesto si comporta in un modo che non mi piace. E parlo di persone rilevanti, con cui ho condiviso tutto per tanti, troppi anni. La delusione è proporzionale al tipo di rapporto, all'importanza che ha, alla quantità di cose passate.
L'amico non è "obbligato a uscire per bere una birra con noi, pena l'accusa di essere uno sfruttatore", ma ci sono contesti in cui mi aspetto lo faccia così come gli altri hanno fatto per lui per il suo bene. Se è un amico, altrimenti se è un amichetto me ne può fregar di meno. Sta tutto nell'importanza che diamo alle persone, e quanta ne abbiamo noi a nostra volta.
Per come la vedo io l'amicizia non si pretende ma nasce, non si guadagna ma si costruisce, si coltiva con il tempo, le attenzioni e quanto di buono si può mettere. Con l'impegno e la volontà. So benissimo cos'è l'amicizia vera, ce l'ho accanto da quando ho 4 anni, per me è una cosa importante e di valore, è l'amicizia A+, sempre un passo avanti a tutte le altre. Una cosa è l'amico, un'altra sono gli amichetti, i conoscenti.
Ovviamente il mio ragionamento ha senso per me e per quello che ho vissuto.

Insomma quando uno prende male un rifiuto: o sta male o ha il rosicamento facile, o sbaglia a valutare l'importanza!
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Messaggioda germano » 01/06/2021, 8:28



Effe ha scritto:Germano, mi sento di risponderti.

Bella risposta.
Davvero.

una persona che non sta bene percepisce il rifiuto a uscire con lei come un rifiuto della propria persona --> di conseguenza si sente fallita, non accettata, abbandonata, e via dicendo, sviluppando pensieri catastrofici su se stessa e risentimento verso chi la rifiuta.

interessante. Non c'avevo pensato.

parlo di persone rilevanti, con cui ho condiviso tutto per tanti, troppi anni. La delusione è proporzionale al tipo di rapporto, all'importanza che ha, alla quantità di cose passate.

Sì, ci può stare.
Forse io ,in passato, sono stato fortunato perché dalle amicizie storiche e fraterne non ho mai preso cantonate.

Adesso vorrei avere ancora amicizie intense, non che io sia a favore delle amicizie riempitive e distaccate, intendiamoci, tuttavia è un dato di fatto che da adulti sia estremamente difficile che si instaurino legami così forti.
Non ne sono contento, ma ne ho preso atto, è così. Non perchè io sono sfortunato bensì perché fisiologico, nell'istinto animale dell'essere umano.
Quanto mi piacerebbero le amicizie che ti fanno sentire..."parte di qualcosa", della loro vita, e loro della nostra. Ma purtroppo da adulti questo succede solo con la propria famiglia (quella di origine e/o moglie e figli) e in alternativa bisogna esser capaci di accettare la vita in compagnia di...sé stessi.

Ogni tanto si sta bene da soli, ogni tanto si esce con qualcuno senza troppe pretese.... e via.
Mi fa piacere pensare che, quando sono con qualche gruppo di singles, anche loro si trovano nella mia stessa situazione e anche loro sono lì perchè sentono il bisogno: io di loro e loro di me. E questo anche se è un'amicizia molto superficiale.
E' come se tutti stessero un po' trattenuti. Ma in realtà siamo tutti della stessa pasta: siamo tutti adulti separati, divorziati, zitelli reduci dell'ennesimo fallimento, persi, ritrovati, che ci stiamo risollevando dopo numerosi pianti e che alla fine dell'evento ,a casa, riguardiamo le foto e ringraziamo dio perchè è stata una bella giornata.

Germano
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