Giocarsi la famiglia

Un breve racconto sul gioco d'azzardo

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Giocarsi la famiglia

Messaggioda Marchel » 09/02/2018, 0:48



Volevo condividere questo racconto breve che riguarda il gioco d'azzardo.

Un fragore di vetri, che si dispersero ovunque, costrinse il bambino a tapparsi le piccole orecchie. Strizzando gli occhi fissò una fotografia della sorellina rovesciata a terra mentre le urla dei genitori gli arrivavano come fischi incessanti. Rimase fermo dov’era per un paio di minuti finché, sentendo la porta d’ingresso sbattere, non capì che il padre era uscito e si avvicinò alla madre. Era in ginocchio a raccogliere i pezzi di vetro.
<<Vai sul divano, tesoro>> disse con tono acuto. Il bambino obbedì. Aveva i muscoli rigidi ed era estremamente silenzioso, quasi neanche il respiro si sentiva più. Osservò, con i suoi occhi blu sbarrati, la madre stringersi al petto la fotografia, così forte da stropicciarla.
<<Papà è alle macchinette?>> mormorò il bambino incespicando e balbettando. La madre gli si sedette accanto con la foto ancora in mano. Gli cinse le spalle e sfregò il sottile braccio del figlio con forza, quasi a staccargli la pelle da sotto il pigiama. Lo baciò più volte sulla testa bionda cercando di tranquillizzarlo.
<<Mamma>> fece il bambino dubbioso <<Ma papà è triste per Camilla?>>
Lei lo guardò con occhi lucidi e si mosse velocemente per abbracciarlo.
<<Ma no, tua sorella è felice adesso e lo siamo anche noi>> lo strinse forte e il bambino, esitante, le appoggiò una mano sulla spalla. Resteranno così per una manciata di secondi finché lei non si smosse, e senza guardare il figlio, gli ordinò di andare a dormire data la tarda ora. Il bambino scese dal divano e si incamminò verso la sua cameretta quando si bloccò.
<<Papà quando viene a dormire?>>
<<Tra poco, ora vai, non preoccuparti>> disse con una certa impazienza.
Passò una mezz’ora, il bambino era ancora sveglio con la testa nascosta sotto le coperte quando sentì l’ingresso aprirsi e richiudersi subito. Era contento che il padre fosse tornato. Riuscì ad addormentarsi quasi immediatamente.
Il giorno dopo, il bambino giocò nel corridoio con le macchinine facendolo sfrecciare sul pavimento. Produceva gli stridori soffiando a denti stretti per poi far decollare le macchinine come fossero aerei e farle volare nel cielo con le pareti gialle. Sua madre guardava fisso fuori dalla finestra aspettando di vedere arrivare l’automobile del marito. Quando la vide chiamò il figlio.
<<Ema! Vai a giocare nella tua cameretta e chiuditi la porta>> ordinò e il bambino eseguì portandosi dietro le macchinine facendo finta di parcheggiarle. Chiuse la porta.
Quasi in sincronia si aprì quella d’ingresso, l’uomo salutò meccanicamente e si avviò verso il bagno, gettando il giubbotto sulla sedia in soggiorno, quando fu fermato dalla donna. Aveva in mano un foglio di carta, lo reggeva in modo tale che lui lo potesse leggere. Fissò altrove e cercò di scansare la moglie per ritirarsi verso il bagno. Lei lo fermò con la mano sul petto. Lui le spostò il braccio con violenza e andò oltre.
<<Mi devi spiegare cosa è questo>> balbettò e il respiro accelerò. Stava scuotendo il foglio stropicciandolo con la mano.
<<Lo sai benissimo cos’è>> rispose lui fermandosi sulla soglia, aprì la porta e scomparve dentro.
<<Anche tu, ma voglio sapere perché questo sollecito di mancato pagamento è arrivato.>>
<<Io l’ho pagata la bolletta>> quasi bisbigliò.
Lei si agitò e iniziò ad urlare <<Tu non hai pagato un c***o, ti sei menato tutti i soldi alle macchinette, come al solito! Non abbiamo soldi e tu continui a spenderli in questo modo. Cosa ti dice il cervello?>>
Lui si girò di scatto e continuarono ad urlarsi a vicenda finché non uscì dalla sua stanzetta il piccolo Emanuele. Se ne stava sulla soglia appoggiato allo stipite con la manina. Osservò, senza essere notato, tutta la scenata e restò in silenzio. La madre, in una fontana di lacrime, si rinchiuse a chiave nel bagno e il padre si buttò seduto contro la porta d’ingresso. Mise la testa tra le gambe mentre con furia si tirò i capelli. Emanuele si avvicinò alla porta del bagno e bussò, non ottenne risposta. Si girò e fissò per un paio di secondi il padre con occhi sbarrati. Si avvicinò e gli toccò il ginocchio con la mano.
<<Papà>> fece con aria dubbiosa <<perché siamo sempre senza soldi?>> chiese ingenuamente, sicuramente ripetendo le parole che sentiva più spesso dalla madre.
Lui non rispose, si alzò, prese il giubbotto e uscì nuovamente. Lasciò il figlio in piedi davanti all’enorme porta marrone. Scese le scale, aprì il portone, attraversò il portico, poi la strada e si infilò nel bar. Salutò freddamente il barista e andò nell’angolo coperto dove ci stavano varie slot machines. Si sedette davanti alla sua preferita, diceva che gli portava sempre molta fortuna. Affianco a lui vide un altro giocatore che somigliava ad un robot per come inseriva costantemente le monete. Prese il portafoglio e cominciò a giocare. Guardò attentamente i rulli girare, si fermarono su diversi simboli, non vinse. Continuò a giocare altre monete. Uscirono una vipera cornuta, uno scorpione e un avvoltoio, perse ancora. Ogni volta che perdeva, l’immagine del deserto sopra i rulli si illuminava. Giocò un’altra moneta, perse, ne giocò un’altra, perse. Finì le monete e si alzò per farsi cambiare le banconote. Quando prese in mano il mucchietto di monete provò una leggera sensazione di fastidio.
Papà, perché siamo sempre senza soldi?
Tornò al suo posto e giocò un’altra moneta, fissò i rulli girare e uscirono solo due simboli uguali, perse. Mise un’altra moneta, schiacciò il grosso pulsante rosso e fissò i rulli girare. Si avvicinò allo schermo come se non riuscisse a vedere a causa di una nebbia fitta. Perse, tirò indietro la testa infastidito e riprovò.
Papà, perché siamo sempre senza soldi?
Si grattò la testa, continuò a mettere monete finché non vinse venti euro. I suoni della vincita che uscivano dalla macchinetta, entrarono nelle sue orecchie danzando. Fece un largo sorriso, prese quei soldi e continuò a metterli dentro.
<<Questa volta vinco di più>> disse con aria convinta.
Papà, perché siamo sempre senza soldi?
Giocò una moneta e guardò i rulli, uscì, al posto del serpente, l’immagine di suo figlio. Sbatté le palpebre e vide al suo posto lo scorpione, si tenne la testa per un attimo, poi continuò. Uscì questa volta l’immagine di sua moglie. Batté il pugno trattenendo la rabbia, al suo posto comparve il simbolo della vipera cornuta. Giocò un’altra moneta e uscì l’immagine di sua figlia. Chiuse gli occhi e li strofinò con i polsi. Non c’era più.
Papà, perché siamo sempre senza soldi?
Giocò un’altra moneta.
Papà, perché siamo sempre senza soldi?
Poi un’altra.
Papà, perché siamo sempre senza soldi?
I simboli degli animali del deserto erano spariti d un bel po’, rimpiazzati dalle immagini della sua famiglia. Buttò tutti i soldi vinti, controllò il portafoglio e si rese conto che era vuoto, lo trovò strano. Guardò fisso i rulli e provò a schiacciare il pulsante. Come per magia i rulli girarono ancora e fece un sorriso sghembo pensando a quanto era fortunato. I rulli si fermarono mostrando tre simboli diversi. I due figli e la moglie. Una scritta in rosso, sull’immagine del deserto, si illuminò: “Li hai persi, non puoi più giocare”. L’uomo rimase perplesso, poi guardò i simboli.
<<Non li ho persi>> bisbigliò <<Voi cosa ci fate lì?>> parlò con lo schermo <<Cosa ci fate lì?>> alzò la voce.
Si alzò in piedi facendo cadere a terra lo sgabello. L’uomo al suo fianco rimase impassibile continuando a mettere monete su monete. L’uomo iniziò a prendere a pugni lo schermo.
<<Uscite! Uscite di lì>> gridò spaccandosi le nocche di entrambi le mani <<Uscite!>>
Papà, perché siamo sempre senza soldi?
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Giocarsi la famiglia

Messaggioda Sting » 05/06/2019, 20:35



Sono storie di degrado
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