Navigator63 ha scritto:
Non ti conosco, quindi non so quali siano le paure o prospettive che ti turbano.
- L'idea di rinunciare alla vita?
- Il violare un fondamentale precetto religioso?
- L'assumere su di sé, e solo su di sé, il potere di decidere della propria vita?
- La possibilità che qualcuno vicino a te possa decidere di fare lo stesso?
- O, semplicemente, l'atto di scegliere la morte - qualcosa che ci sembra andare contro tutto ciò che ci insegnano?
Concordo pienamente con l'impostazione che hai dato al tema, e mi sembra che la griglia di quesiti in quotato sia un'ottima base di partenza.
Rispondo ad ogni punto:
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L'idea di rinunciare alla vita? ...un po' sì. Ma per me vale solo fin quando si parli di una vita che sia degna di essere vissuta dal punto di vista di chi la vive.
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Il violare un fondamentale precetto religioso? ...no categorico; questo non mi appartiene proprio.
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L'assumere su di sé, e solo su di sé, il potere di decidere della propria vita? ... No: questo lo considero un diritto, sempre e comunque. Certo mi destabilizza quando la scelta del fine-vita non avrebbe senso secondo i miei schemi.
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La possibilità che qualcuno vicino a te possa decidere di fare lo stesso?...
Colpita e affondata Sì, questo incide sicuramente (a angosciantemente) sulle mie consdierazioni.
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O, semplicemente, l'atto di scegliere la morte - qualcosa che ci sembra andare contro tutto ciò che ci insegnano? ,,, No questo mi è del tutto indifferente/estraneo.
Tornando al tema, però, io focalizzavo sul fatto che, morte per morte, quella della Vanoni , in un qualche senso che non vuole assolutamente essere irrispettoso della sua morte, mi infonde persino Allegria Vitale proprio nel più sentito rispetto di quella che da sempre considero una grandissima Artista e Donna a tutto spessore. Nel senso: posto che morire si deve anche senza sceglierlo, e allora...morire DA VIViSSIMA, e addirittura tra pasto e dessert, è qualcosa di così BELLO che ...sarebbe potuto entrare in Poesia in uno dei bellissimi testi di canzoni che lei ha reso Unici con la sua interpretazione ...
Per contro : vero che per me le Signore Kessler erano solo un opaco ricordo d'infanzia, di tanto in tanto riesumato in TV col "dadaumpa", e che quindi (come per Pippo Baudo) posso assolutamente riconoscere la professionalità, ma poi (onestamente) nulla di più, e comunque nulla che mi risultasse emotivamente coinvolgente. (QUESTO E' UN PUNTO NODALE, dal mio punto di vista) .
In breve (e qui torno anche al punto in cui mi hai effettivamente "colpita e affondata") è che la loro scelta di morte, ancor più perchè pianificata da TANTO prima, mi rimanda all'idea angosciante (spero sbagiata, ma comunque sincera) che in realtà possano aver vissuto SEMPRE una vita "a metà" , Una vita nella quale non avviano trovato spazio Emozioni e Coinvolgimenti (che per me sono quelli che danno senso e colore e sapore alla Vita), magari sacrificati alla (sola) professionalità e(o al perbenismo e/o alla simbiiosi.
E anche grazie al ragionamento a cui mi hai indotta, realizzo che l'effetto diametralmente opposto che mi hanno prodotto le tre morti è proprio sul fronte di quello che per me è vivere appieno, sapendo che finirà.
A costo di fungere da sonnifero; la Vanoni ha vissuto intensissimamente quella che io considero Vita (e non parlo di successi e denari, parlo di Emozioni, parlo del sentirsi vivi nella vita che viva E').
Mentre le Signore Kessler , detta breve, mi infondono l'idea angosciante di chi ha scelto un fine vita...così tanto ragionato e pianificato nel tempo, da farmi quasi "sentiire" in questa scelta il senso di una vita che le abbia
sempre e da sempre coinvolte con tanti di quei freni e tabù..da non poter essere mai trascinate (individualmente) tra quegli Apici e Abissi che per me sono la Meraviglia della Vita.
Naturalmente non cè alcun "giudizio" in questo.
Trovo pacifico che ognuno di noi, nel bene e nel male, sia anche il prodotto del proprio vissuto oggettivo e soggettivamente percepito ed elaborato. Pacifico.
Ma non riesco a non angosciarmi (e qui mi riferisco al punto su cui mi hai colpita e affondata, e che certamente hai capito quale sia) dinanzi a vite umane che mi sembrano vissute "a metà o anche meno", sino al punto che, quando si opacizza quel fulgore fisico giovanile che decretò "il successo"...non trovano più ragione di vivere.
