Quali strategie usate per sfuggire agli stati d'animo negativi?

Questo forum di aiuto vuole essere una vera casetta della coccola.
"Mi sento troppo triste" quante volte lo hai detto o sentito dentro? Hai mai guardato in faccia il tuo dolore? Qual è la sua voce? Fallo parlare, qui.
Disturbo depressivo, bipolare, maniacale, e altri disturbi dell'umore.
La depressione in particolare è una sofferenza drammatica, dalla quale occorre uscire attraverso la pazienza e la dedizione a noi stessi; ma anche attraverso la fiducia e la vicinanza di chi sa bene come ci si sente. Questo forum è aperto anche a chi è semplicemente triste e ha voglia di sfogarsi.

Quali strategie usate per sfuggire agli stati d'animo negativi?

Messaggioda Cordis » 19/03/2022, 14:42



Ad Alfred (ma anche a tutti):
Ueue ragazzi, io so benissimo do non avere "la verità" in tasca, tutti gli appunti che mi fai sono più che ragionevoli, d'altra parte ti giuro che, per quanto mi riguarda, ho detto solo la verità e nient'altro che la verità.
Dovrei dare maggiori spiegazioni, descrivere la mia storia, ma ... mi chiedi troppo. Ci vorrebbe troppo tempo e non solo quello. Magari lo farò un po' per volta, col tempo.
Comunque, per le condizioni della vita in generale e per il resto, non avevano più importanza... avevo sintomi (depressivi, che si stavano aggravando in forme psicotiche) che c'erano a prescindere da quel che succedesse o non succedesse la fuori.
Insisto nel dire che bisogna assolutamente curarsi, con la psicoterapia e con i farmaci se occorre.
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Messaggioda Eliminato » 19/03/2022, 17:56



Totalmente d'accordo col tuo punto di vista, Cordis. Anche la mia depressione maggiore, causa insonnia prolungata e pensieri ossessivi, era arrivata a un quadro simil-psicotico. Ebbi le allucinazioni, a dire il vero, un giorno. Fu tremendo, non lo auguro a nessuno. Siccome ero lucido e non avevo dormito per giorni, una bravissima professionista mi fece notare che avessi avuto un'epilessia del lobo temporale più che una psicosi franca, ma che importa? Stavo male e guai se non ci fossero stati i medicinali.
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Messaggioda Cordis » 19/03/2022, 18:07



A me capitava la notte, quando ero a metà tra sonno e veglia, erano diventate frequenti, non tutte le notti ma abbastanza spesso, qualche volta più di una volta per notte.
Il mio medico generico, coi descrissi il sintomo nudo e crudo, disse che potevano essere auree emicraniche, la psicoterapeuta però disse che non poteva essere quello perché le auree emicraniche avevano decorso e sintomi diversi dai miei. Come dicevo terminarono, gradualmente, nel periodo in cui cominciai a praticare il training autogeno. Dopo di che, constatato che i problemi si potevano risolvere, decisi che volevo di più! Mandai all'inferno tutti i miei precedenti scrupoli e andai dalla psichiatra per iniziare una terapia farmacologica.
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Messaggioda Cordis » 20/03/2022, 3:02



Spesso invece sono semplicemente le condizioni della vita (casa, famiglia, amici, lavoro, amore ecc.) che cambiano e in questo cambiamento vengono meno le ragioni che avevano fatto nascere la depressione.

In questo caso non è depressione, cioè non c'è malattia, se fare i bagagli e andare a vivere ai caraibi è sufficiente per eliminare i sintomi di cui parliamo allora... il problema è diverso e non ha a che fare con la medicina.
Per me, vincere al superenalotto, diventare miliardario e potermi permettere qualsiasi sfizio non sarebbe servito a comprarmi la salute mentale, sarei stato male da ricco anziché da persona comune, punto.
Mi mantengo sul piano materiale, ma ovviamente questo discorso include un qualsiasi altro aspetto, se Marylin rediviva si fosse presentata alla mia porta dichiarandosi innamorata pazza di me, io l'avrei fatta entrare e poi... avrei rovinato la vita anche a lei.
Se le cose non stanno cosi, e lo auguro a tutti, allora non và poi cosi male, sono problemi, stati d'animo, che possono essere affrontati.
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Messaggioda Alfred » 20/03/2022, 19:14



Mah, di tutte le persone con cui ho parlato e di cui ho letto le storie su forum di questo tipo, social ecc., la psicoterapia e i farmaci non hanno aiutato nessuno, anzi in certi casi hanno peggiorato il problema facendo prendere peso al soggetto o provocando altri effetti collaterali. Sono contento di sapere che ci sono delle eccezioni; ma le regole non si costruiscono sulle eccezioni, che possono essere spiegate in altro modo (effetto placebo, remissione spontanea ecc.). Ci sono diecimila indirizzi di psicoterapia, alcuni dei quali fondati su vere e proprie pseudoscienze come la psicoanalisi; e naturalmente qualsiasi terapeuta si prende il cliente indipendentemente dal fatto se crede che il suo indirizzo sia indicato per il suo caso o no. Che io sappia non ci sono indirizzi diversi in medicina generale, né ci sono discussioni sulla validità - per esempio - della dialisi in caso di insufficienza renale. Io sono andato da 5 psichiatri nel corso della mia vita e ognuno di loro mi ha dato farmaci diversi; eppure la malattia era sempre la stessa. Adesso frequento un day hospital e ho contatti con molti psichiatri diversi che vi lavorano. Non vorrei generalizzare ma la maggior parte degli psichiatri e psicoterapeuti che ho conosciuto sono persone profondamente ignoranti, che non capiscono quello che dici, che non sembrano avere la minima cognizione del malessere del paziente né di come possa stare meglio (a me lo chiedono direttamente: "Come potresti stare meglio?", domanda che semmai dovrei fare io). Di psicoterapie invece ne ho fatte tre e non ho imparato nulla che non sapessi già. Conosco molto bene i miei schemi di pensiero e come reagisce la mia mente a tutte le situazioni; ma il fatto di conoscere razionalmente la "malattia" non ha nulla a che fare col curarla, perché la sofferenza è emotiva, non razionale.
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Alfred
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Messaggioda kathellyna » 20/03/2022, 20:24



l'unico modo per me sarebbe sfuggire alla vita.
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Messaggioda Cordis » 20/03/2022, 21:22



È una rogna, lo so bene.
Una persona a me vicina (depressione maggiore) ha preso farmaci tutta la vita e alla fine se l'è tolta la vita. Ha cambiato un sacco di farmaci diversi, seguiva le cure e non le seguiva, ecc...
Poi in giro i deficienti circolano: già sappiamo che chi prende una benzodiazepina come il Tavor, magari da mezza vita, per smetterla la deve scalare con una lentezza mostruosa, c'è gente capace di farla interrompere dall'oggi al domani per passare a farmaci completamente diversi cosi, come le patatine, poi lo sfortunato che gli capita sotto và in scompenso totale.
Io partivo da una situazione ideale: non stavo prendendo nessun farmaco, percui partivo da zero, poi sapevo cosa volevo, cioè:
pretendo farmaci moderni e privi di effetti collaterali! È se non sei capace o hai qualcosa da ridire al riguardo dillo subito cosi salto la porta! E di corsa!
Si è, ero inc*****issimo, furibondo...
Comunque ho fatto queste richieste precise alla mia psicoterapeuta (bravissima psicoanalista junghiana), lei conosceva una psichiatra della quale sapeva che era particolarmente ferrata su farmaci di ultima generazione ed era particolarmente restia a prescriverli (non uno che prescrive farmaci come caramelle), e quest'ultima, dopo adeguata trafila informativa con la mia psicoterapeuta, mi ha prescritto un solo farmaco, uno.
Mi ha anche adeguatamente informato su come funzionasse la faccenda, grazie a dette informazioni io -prima di iniziare la cura- ho preso una settimana di ferie dal lavoro, ho cominciato il sabato pomeriggio, ho passato la settimana successiva dormendo o vegetando, in coma, sul divano, il lunedì seguente ero di nuovo operativo, un po' assonnato, ma operativo.
Il farmaco ha finito di espletare il suo effetto in un mesetto (cioè sono arrivato ad una situazione stabile, senza ulteriori cambiamenti, e con la sonnolenza ridotta a livelli fisiologici).
A quel punto stavo bene.
Camminavo per strada facendo le capriole: potevo prendermi un caffè in un bar pieno di gente e chiacchierare amabilmente con il/la barista, potevo chiacchierare coi colleghi e ridere delle peggiori barzellette in circolazione, ero capace di prendermi cura di me e delle persone a me vicine, ma soprattutto...
ANDAVO A LETTO, MI ADDORMENTAVO SUBITO, FACEVO DELLE DORMITE DA SCHIANTARE IL LETTO E MI ALZAVO LA MATTINA FRESCO COME UNA ROSA !!!
Non credevo, davvero non credevo, di poter essere capace di assaporare queste semplici gioie, non credevo di poter provare piacere nelle piccole cose della vita... non credevo di poter provare piacere nelle cose, punto.
Le cose ti cambiano parecchio eh
Se avessi potuto stare così prima... quante cose sarebbero andate diversamente...
Ma NO, non voglio certo lamentarmi eh! Va bene così, va benissimo cosi.
Quindi provaci a star bene, perché da solo non migliori e te lo dico a viso aperto: questa battaglia puoi combatterla solo tu, nessun'altro la combatterà per te (e se ci provasse probabilmente si farebbe male lui/lei).
Lo psichiatra non deve capirti, deve curarti, il resto non conta. I tuoi processi mentali non sono il problema, il come ti fanno sentire lo è.
Se già prendi farmaci e magari ne hai cambiati diversi nel corso della vita certamente parti da una situazione più complessa della mia, da quel punto di vista io ero più fortunato.
Però ciò che hai fatto fino ad ora non è stato inutile: è evidente che sei in grado di parlare di queste cose, non ti fanno sentire troppo male, cioè: io all'epoca non avrei mai potuto scrivere su un forum come questo, e forse neanche leggere, m'avrebbe preso male (issimo).

Con amicizia.
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Messaggioda Lory White » 21/03/2022, 15:09



Alfred ha scritto:Conosco molto bene i miei schemi di pensiero e come reagisce la mia mente a tutte le situazioni; ma il fatto di conoscere razionalmente la "malattia" non ha nulla a che fare col curarla, perché la sofferenza è emotiva, non razionale.

A livello di impressione condivido un certo scetticismo su psicoterapia e farmaci in generale. Lo dico come mia opinione e sensazione anche per il fatto di aver conosciuto di persona psicologi, psicoterapeuti e psichiatri. Tuttavia secondo me la psicologia e la psicoterapia non sono da cestinare in via preventiva (dagli psicofarmaci invece mi tengo ben lontano). Il mio consiglio è quello di informarsi bene sui vari tipi di terapia esistente e vedere se alcuni tipi possono fare maggiormente al proprio caso. Tra l'altro credo che, anche senza andare da uno psicoterapeuta, il fatto di conoscere personalmente alcuni strumenti possa giovare in ogni caso, siamo nell'epoca dell'informazione e ci sono autori che scrivono in modo semplice, non è necessario scrivere in modo incomprensibile (già detesto quando ricette mediche sono scritte in modo incomprensibile, perchè la ritengo una grave mancanza di rispetto).
Ho citato il fatto che secondo te non basta conoscere razionalmente il problema... e sono assolutamente d'accordo, ma questo è un punto che non è affatto estraneo alla conoscenza psicologica intelligente. Ad esempio fare degli "esercizi" o esperienze pratiche può avere molto più impatto che parlare, e anche nel parlare ci sono modi per arrivare all'inconscio, basta pensare al diverso effetto che può fare un romanzo che ci appassiona rispetto ad uno scritto che non ci dice nulla dal punto di vista emotivo. Purtroppo quando un terapeuta agisce come se fosse un funzionario d'ufficio non si rende conto che dall'altra parte c'è una persona di carne, ossa, sangue. Inoltre per me la cosa odiosa è il lucrare anche in quei casi in cui gli scarsi risultati sono evidenti, perchè in questo modo si tolgono all'utente risorse che potrebbero essere impiegate in altro modo.

Quindi per me per affrontare gli stati d'animo negativi bisogna informarsi, impegnarsi e affrontare. Non è affatto detto che sia difficile o doloroso. Le difficoltà possono esserci perchè non si fanno i passi giusti, come se difronte ad una scalinata si pretendesse di salire tutti i gradini con un balzo (spaccandosi tutte le ossa) invece di rendersi conto che ogni passo è importante. Certo non è da dare per scontato che il professionista che abbiamo davanti sia in grado di aiutarci, ed infatti per questo ritengo necessario sviluppare conoscenza in prima persona e non farsi impressionare da titoli o prestigio di persone con titoli altisonanti. In realtà tutti ci formiamo le nostre teorie sulla psicologia perchè è una cosa inevitabile visto che l'oggetto di studio siamo proprio noi. Spesso è importante riuscire a riconoscere le teorie che noi stessi ci siamo formati e che magari non abbiamo mai esplicitato.
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Messaggioda Hystèria » 26/05/2023, 8:10



Premesso che ora le medicine mi aiutano tanto.
All'inizio non avevo la forza di reagire e quindi mi lasciavo annegare nella tristezza. Piangere mi ha sempre aiutato a fogarmi e buttare fuori la negatività ma non è che ti risolva i problemi. Distrarti è impossibile quando i pensieri negativi hanno il sopravvento.
La soluzione migliore credo sia riaquistare la lucidità, cercare di respirare e di rilassarsi concentrandosi solo su quello. Mi fisso su qualcosa presente dove mi trovo e inizio a descriverlo nella mia mente nei minimi dettagli. Dopodiché rianalizzo i pensieri negativi in modo oggettivo e provo a distruggerli a mia volta. Li sviscero e li esamino e cerco di contestarli. Non è stato un lavoro facile ma ora posso affermare di avere un certo autocontrollo.
Un bagno caldo nel mio caso poi è sempre un grande aiuto, idem per la musica.
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Citazione: “Nel profondo dell'inverno, ho infine imparato che vi era in me un'invincibile estate.”
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Messaggioda Cordis » 26/05/2023, 15:24



Piangere mi ha sempre aiutato a fogarmi e buttare fuori la negatività


Ecco, questa è una cosa che non ho mai capito, a me piangere non ha mai fatto bene, non ho mai pianto facilmente e se capitava per me significava disastro e disperazione, al massimo, ma proprio al massimo, posso tollerare la lacrimuccia di commozione davanti a qualcosa che mi colpisce, chesso un film, un libro, ma sempre qualcosa di esterno, mai di personale.
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