Come superare un periodo di profonda tristezza?

Questo forum di aiuto vuole essere una vera casetta della coccola.
"Mi sento troppo triste" quante volte lo hai detto o sentito dentro? Hai mai guardato in faccia il tuo dolore? Qual è la sua voce? Fallo parlare, qui.
Disturbo depressivo, bipolare, maniacale, e altri disturbi dell'umore.
La depressione in particolare è una sofferenza drammatica, dalla quale occorre uscire attraverso la pazienza e la dedizione a noi stessi; ma anche attraverso la fiducia e la vicinanza di chi sa bene come ci si sente. Questo forum è aperto anche a chi è semplicemente triste e ha voglia di sfogarsi.

Come superare un periodo di profonda tristezza?

Messaggioda -Entropia » 22/11/2025, 18:59



Grazie per aver fatto questo sforzo di esposizione, sei stato molto coraggioso e chiaro.

Quello che mi ha fatto pensare delle problematiche che hai descritto, in particolare, è la difficoltà di pianificazione.
Se non ricordo male hai un funzionamento ADHD, giusto? Lo psichiatra che ti ha in cura è specializzato nel suo trattamento?
Hai provato a rivolgerti ad uno psicoterapeuta formato anche su questo tema? Lo dico perché si tratta di un elemento molto importante da tenere in considerazione.

Può darsi che questa tendenza ossessiva, sia proprio la conseguenza di quella fatica a gestire le priorità. Forse hai imparato a fare uno sforzo immenso per cercare di tenere tutto sotto controllo, proprio perché c'è una grande difficoltà con l'organizzazione in generale.
Tutto questo meccanismo però, rischia di peggiorare l'ansia e la fatica cognitiva. Pensaci: non sempre il controllo ci fa sentire sicuri come vorremmo, senza contare che dover tenere a mente mille cose diventa uno stress immenso!

Ti è mai capitato di iniziare qualcosa e non riuscire a completarla? E se sì, ti è stato fatto pesare spesso da chi avevi intorno? Te lo chiedo perché questo vissuto è molto comune in chi ha un funzionamento ADHD e purtroppo, nel tempo, si costruisce e si rafforza una convinzione molto negativa di sé ("sono pigro e inconcludente"). Inoltre, quella sensazione reiterata di fallimento, corrode il senso di autoefficacia percepita e la tolleranza alla frustrazione (che spiegherebbe anche quell'arrendevolezza che descrivi davanti ad un compito difficile o a tante cose da fare).

Riguardo l'amore poi, diventa tutto più complicato. Non solo perché c'è una componente enorme di lavoro invisibile quotidiano - con annessa fatica - ma soprattutto perché entrano in gioco tante altre variabili: la sensibilità al rifiuto, l'autostima fragile, l'umore molto sensibile agli stimoli esterni, i picchi di dopamina, la ricerca continua di stimoli, la fatica ad essere costanti nel coltivare i rapporti, i momenti di paralisi da sovraccarico.

Comprendo la tua sfiducia dopo tanti tentativi a vuoto, però mi sento ugualmente di consigliarti di riprovarci con un professionista davvero specializzato sui tuoi temi (ADHD e pensieri ossessivi).
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E quando è sicura, si leva sulla creatura, solleva su di lei le braccia, e prende a cantare. Allora le costole e le ossa delle gambe cominciano a ricoprirsi di carne e le creature si ricoprono di pelo. La Lupa canta ancora, e quasi tutte le creature tornano in vita, con la coda ispida e forte che si rizza.

E ancora La Loba canta e il lupo comincia a respirare.

E ancora La Loba canta così profondamente che il fondo del deserto si scuote, e mentre lei canta il lupo apre gli occhi, balza in piedi e corre lontano giù per il canyon.

In un momento della corsa, per la velocità della corsa medesima, o perché finisce in un fiume, o perché un raggio di sole o di luna lo colpisce alla schiena, il lupo è d’un tratto trasformato in una donna che ride e corre libera verso l’orizzonte.

- La storia della Loba, tratta dal libro "Donne che corrono coi lupi" di Clarissa Pinkola Estés.
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Come superare un periodo di profonda tristezza?

Messaggioda Massimiliano89 » 22/11/2025, 19:08



-Entropia ha scritto:Grazie per aver fatto questo sforzo di esposizione, sei stato molto coraggioso e chiaro.

Quello che mi ha fatto pensare delle problematiche che hai descritto, in particolare, è la difficoltà di pianificazione.
Se non ricordo male hai un funzionamento ADHD, giusto? Lo psichiatra che ti ha in cura è specializzato nel suo trattamento?
Hai provato a rivolgerti ad uno psicoterapeuta formato anche su questo tema? Lo dico perché si tratta di un elemento molto importante da tenere in considerazione.

Può darsi che questa tendenza ossessiva, sia proprio la conseguenza di quella fatica a gestire le priorità. Forse hai imparato a fare uno sforzo immenso per cercare di tenere tutto sotto controllo, proprio perché c'è una grande difficoltà con l'organizzazione in generale.
Tutto questo meccanismo però, rischia di peggiorare l'ansia e la fatica cognitiva. Pensaci: non sempre il controllo ci fa sentire sicuri come vorremmo, senza contare che dover tenere a mente mille cose diventa uno stress immenso!

Ti è mai capitato di iniziare qualcosa e non riuscire a completarla? E se sì, ti è stato fatto pesare spesso da chi avevi intorno? Te lo chiedo perché questo vissuto è molto comune in chi ha un funzionamento ADHD e purtroppo, nel tempo, si costruisce e si rafforza una convinzione molto negativa di sé ("sono pigro e inconcludente"). Inoltre, quella sensazione reiterata di fallimento, corrode il senso di autoefficacia percepita e la tolleranza alla frustrazione (che spiegherebbe anche quell'arrendevolezza che descrivi davanti ad un compito difficile o a tante cose da fare).

Riguardo l'amore poi, diventa tutto più complicato. Non solo perché c'è una componente enorme di lavoro invisibile quotidiano - con annessa fatica - ma soprattutto perché entrano in gioco tante altre variabili: la sensibilità al rifiuto, l'autostima fragile, l'umore molto sensibile agli stimoli esterni, i picchi di dopamina, la ricerca continua di stimoli, la fatica ad essere costanti nel coltivare i rapporti, i momenti di paralisi da sovraccarico.

Comprendo la tua sfiducia dopo tanti tentativi a vuoto, però mi sento ugualmente di consigliarti di riprovarci con un professionista davvero specializzato sui tuoi temi (ADHD e pensieri ossessivi).


Grazie.
Sì, la mia diagnosi ufficiale è ADHD, ma i numerosi specialisti a cui mi sono rivolto me ne hanno fatte diverse (Disturbo bipolare, Sindrome di Tourette, Disturbo Ossessivo Compulsivo in soggetto a Disturbo di personalità).

Sì, 80 % delle volte non riesco a concludere ciò che inizio, e quando andavo a scuola mia madre era rigida e me lo faceva pesare. Succede anche quando seguo le mie passioni (pubblico romanzi, poesie, e testi di canzoni).

Ho fatto un percorso di psicoterapia cognitivo comportamentale che si è rivelata totalmente fallimentare.
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Come superare un periodo di profonda tristezza?

Messaggioda -Entropia » 22/11/2025, 19:42



Purtroppo accade che possano esserci ritardi/errori diagnostici o comorbilità con altri disturbi.
E' importante tener conto della presenza dell'ADHD sia per la farmacoterapia che per la psicoterapia.

Anche a me successe in passato di arrivare ad un punto di rottura con i professionisti che mi avevano in cura, perché su alcune cose facevamo difficoltà ad incontrarci. A volte già cambiando di poco la chiave di lettura, si può fare una discreta differenza. Inoltre, imparare a comprendere il proprio funzionamento aiuta a lavorare con esso, anziché in senso contrario.

Ti faccio un esempio: mi sono sempre rimproverata perché, a causa di queste fluttuazioni nella mia motivazione, non riuscivo mai ad essere costante. Ora so che queste fasi sono normali. Anche se ci sono momenti in cui sono estremamente carica, cerco di non esagerare per evitare di sovraccaricarmi. Viceversa, quando arriva la fase di down, mi faccio trovare pronta e abbasso la mole di cose da gestire a un livello tollerabile.
In questo modo forse non riesco a fare tutto tutto (anche perché mi chiedo sempre tanto, proprio perché, come te, sono cresciuta cercando di soddisfare aspettative rigide non mie, che ho finito per interiorizzare), ma ho trovato una mia dimensione di costanza.
Anch'io comunque ho dei tratti ossessivi. La terapia cognitivo comportamentale combinata con la mindfulness mi ha aiutato, ma non subito. Ci è voluto tanto tempo e soprattutto pratica. Alti strumenti che ho trovato utili sono la meditazione, le pratiche di rilassamento e di radicamento.

Mi rendo conto che quando si convive da tanto con una certa sofferenza si vorrebbe solo stare meglio il più in fretta possibile, ma l'equilibrio non è un traguardo da raggiungere, è processo da costruire e mantenere quotidianamente... Ecco perché una cassetta degli attrezzi ben assortita ha più possibilità di smuovere qualcosa.
Attenzione, io non penso assolutamente che tu non ci abbia provato o che non ti sia impegnato abbastanza, anzi! Vedo che hai fatto tanti tentativi e che ce la metti tutta nonostante lo sconforto. Spero solo di infonderti un po' di speranza e coraggio, per ricalibrare un minimo il tuo percorso.
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E quando è sicura, si leva sulla creatura, solleva su di lei le braccia, e prende a cantare. Allora le costole e le ossa delle gambe cominciano a ricoprirsi di carne e le creature si ricoprono di pelo. La Lupa canta ancora, e quasi tutte le creature tornano in vita, con la coda ispida e forte che si rizza.

E ancora La Loba canta e il lupo comincia a respirare.

E ancora La Loba canta così profondamente che il fondo del deserto si scuote, e mentre lei canta il lupo apre gli occhi, balza in piedi e corre lontano giù per il canyon.

In un momento della corsa, per la velocità della corsa medesima, o perché finisce in un fiume, o perché un raggio di sole o di luna lo colpisce alla schiena, il lupo è d’un tratto trasformato in una donna che ride e corre libera verso l’orizzonte.

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Messaggioda Navigator63 » 22/11/2025, 21:01



Massimiliano89 ha scritto:Il motivo è una relazione sentimentale finita

Ah. Certo così è più chiaro.
(magari potevi anche dircelo subito ;) )

Quindi forse stai attraversando una fase di lutto ("lutto" non è legato solo alla morte fisica, bensì a qualsiasi tipo di perdita che ci tocca profondamente). In questo senso i sintomi che hai espresso appaiono naturali.
AFAIK l'elaborazione del lutto non si può affrettare. Occorre passarci attraverso, leccarsi le ferite, darsi tempo.

Ovviamente nel tuo caso la scarsa fiducia in te stesso e nel futuro non sono d'aiuto. :dunno:

Ho fatto un percorso di psicoterapia cognitivo comportamentale che si è rivelata totalmente fallimentare.

IMHO l'approccio cognitivo-comportamentale non è affatto adatto a te o alle tue problematiche. :nonono:

Sempre IMHO, la psichiatria non può aiutarti più di tanto, né risolvere i tuoi problemi, perché questi sono legati alla tua "anima" (o psiche profonda), mentre la psichiatria opera più sul livello materiale / cerebrale.
Magari ti può fornire una "stampella" temporanea, ma non una trasformazione profonda.
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Messaggioda ClaudiaK » 23/11/2025, 11:05



Massimiliano89 ha scritto:
Il motivo è una relazione sentimentale finita


:mmm2: Non mi permetterei mai di minimizzare, ma questa esperienza di "tristezza e vuoto" è di quelle più diffuse e comprensibili.
Si crede in un progetto, e quando questo viene a mancare (come già detto da Navigator) siano alle prese con un "lutto".
(Aggiungerei che poco conta persino essere "il lasciato" o "il lasciante", perchè il fallimento del progetto si conclama comunque per entrambi, anche se chi "lascia" ha spesso nuovi percorsi da vivere nel'immediato.)

Come reagire?
E' solo il mio pensiero, ma credo sia del tutto inutile (e persino "contro.natura") cercare di evitare il lutto. E non parlo di "spiegarlo"...perchè il luttto si spiega da sè.
Il lutto resta la nostra sanissima espressione di sensibilità e consapevolezza.
Niente di più e niente di meno, nella media delle persone.
E personalmente non vedrei proprio per quale ragione "medicalizzare" quel che è umanissimo...e che può farci solo bene elaborare nei tempi fisiologici.
Sempre a titolo personale: penso che "uscire" (proprio fisicamente) e incontrare amici sia sempre di grande aiuto.
Anche quando non lo sembra. (Non posso dimeticare quando da ragazza, in circostanze analoghe alle tue, mi venne solo da piangere e volermene andare da una simpatica tavolata tra amici...in cui mi ero pure divertita e avevo ben sostenuto la mia parte conviviale fino a tre secondi prima... ).
Senza MAI dimenticare che il Tempo ha la sua grande parte, e che se ci FORZIAMO a coltivare i contatti con "la vita senza coppia", probabilmente riusciamo ad "elaborare il lutto" molto meglio, anche un po' prima, e con la enorme gratificazione di essere stati NOI i protagonisti della nostra risalita da un fosso... ;)

Mia sintesi : non ci si può sentire "malati" quando soffriamo per qualcosa che è UMANISSIMO E SANO che comporti un lungo attimo di destabilizzazione amara, che è comunque SANA,
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Messaggioda Massimiliano89 » 23/11/2025, 14:12



Navigator63 ha scritto:
Massimiliano89 ha scritto:Il motivo è una relazione sentimentale finita

Ah. Certo così è più chiaro.
(magari potevi anche dircelo subito ;) )

Quindi forse stai attraversando una fase di lutto ("lutto" non è legato solo alla morte fisica, bensì a qualsiasi tipo di perdita che ci tocca profondamente). In questo senso i sintomi che hai espresso appaiono naturali.
AFAIK l'elaborazione del lutto non si può affrettare. Occorre passarci attraverso, leccarsi le ferite, darsi tempo.

Ovviamente nel tuo caso la scarsa fiducia in te stesso e nel futuro non sono d'aiuto. :dunno:

Ho fatto un percorso di psicoterapia cognitivo comportamentale che si è rivelata totalmente fallimentare.

IMHO l'approccio cognitivo-comportamentale non è affatto adatto a te o alle tue problematiche. :nonono:

Sempre IMHO, la psichiatria non può aiutarti più di tanto, né risolvere i tuoi problemi, perché questi sono legati alla tua "anima" (o psiche profonda), mentre la psichiatria opera più sul livello materiale / cerebrale.
Magari ti può fornire una "stampella" temporanea, ma non una trasformazione profonda.


Quanto tempo occorre per passare attraverso un lutto?
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Messaggioda Navigator63 » 23/11/2025, 18:56



Massimiliano89 ha scritto:Quanto tempo occorre per passare attraverso un lutto?

Questo è uno degli aspetti del lutto che non può essere definito (detto proprio da chi studia questo fenomeno).

Il lutto è un'esperienza individuale, molto personale.
Per nessuno è una passeggiata; ma alcuni la superano in tempi ragionevoli, altri in lunghi anni, altri ancora mai (p.es. quando si perde un figlio).
Dipende dalla personalità, dalla forza interiore, da cosa abbiamo perduto, da quanto è durato il rapporto, ed un po' anche dall'ambiente che ci circonda (se ci è d'aiuto o meno).
Per questo uso l'espressione "datti tempo"; perché di tempo ne richiede molto, ma nessuno può sapere in anticipo quanto.

Pensa a quando si subisce un intervento chirurgico importante: il fisico è devastato, ci vogliono mesi per recuperare, ed affrettarsi può solo fare danni.
Elaborare il lutto ha una dinamica simile: qualcosa dentro di noi si è rotto, e guarirlo è un percorso non facile.

Concordo con quanto ha detto ClaudiaK.
Aggiungerei che potrebbe essere utile chiarirti cosa ti dava quella persona e la vostra relazione: cosa ti nutriva, ti faceva star bene, ti rendeva felice.
Anche se in teoria le persone non sono sostituibili, quello che ci possono dare però sì: se p.es. quello che rendeva importante la relazione era sentirti amato, apprezzato, coccolato, sostenuto... allora quelle cose potrebbe dartele anche un'altra donna. :dunno:
- Ricordarsi questo è importante, perché se restiamo nella convinzione "Lei era unica, non troverò mai una come lei", questo alimenta la nostra disperazione.
- Se invece adottiamo una mentalità "Lei era speciale e mi donava tante cose belle, ma anche altri potrebbero darmele", questo apre la porta alla speranza verso il futuro. Non spegne il dolore, ma accende una luce in fondo al tunnel. :)

Infine, potrebbe esserti utile leggere qualcosa sulle "cinque fasi del lutto" della dott.ssa Elisabeth Kubler Ross.

Coraggio. CI siamo passati più o meno tutti, e prima o poi passa. :hi:
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Messaggioda Massimiliano89 » 24/11/2025, 11:05



Navigator63 ha scritto:
Massimiliano89 ha scritto:Quanto tempo occorre per passare attraverso un lutto?

Questo è uno degli aspetti del lutto che non può essere definito (detto proprio da chi studia questo fenomeno).

Il lutto è un'esperienza individuale, molto personale.
Per nessuno è una passeggiata; ma alcuni la superano in tempi ragionevoli, altri in lunghi anni, altri ancora mai (p.es. quando si perde un figlio).
Dipende dalla personalità, dalla forza interiore, da cosa abbiamo perduto, da quanto è durato il rapporto, ed un po' anche dall'ambiente che ci circonda (se ci è d'aiuto o meno).
Per questo uso l'espressione "datti tempo"; perché di tempo ne richiede molto, ma nessuno può sapere in anticipo quanto.

Pensa a quando si subisce un intervento chirurgico importante: il fisico è devastato, ci vogliono mesi per recuperare, ed affrettarsi può solo fare danni.
Elaborare il lutto ha una dinamica simile: qualcosa dentro di noi si è rotto, e guarirlo è un percorso non facile.

Concordo con quanto ha detto ClaudiaK.
Aggiungerei che potrebbe essere utile chiarirti cosa ti dava quella persona e la vostra relazione: cosa ti nutriva, ti faceva star bene, ti rendeva felice.
Anche se in teoria le persone non sono sostituibili, quello che ci possono dare però sì: se p.es. quello che rendeva importante la relazione era sentirti amato, apprezzato, coccolato, sostenuto... allora quelle cose potrebbe dartele anche un'altra donna. :dunno:
- Ricordarsi questo è importante, perché se restiamo nella convinzione "Lei era unica, non troverò mai una come lei", questo alimenta la nostra disperazione.
- Se invece adottiamo una mentalità "Lei era speciale e mi donava tante cose belle, ma anche altri potrebbero darmele", questo apre la porta alla speranza verso il futuro. Non spegne il dolore, ma accende una luce in fondo al tunnel. :)

Infine, potrebbe esserti utile leggere qualcosa sulle "cinque fasi del lutto" della dott.ssa Elisabeth Kubler Ross.

Coraggio. CI siamo passati più o meno tutti, e prima o poi passa. :hi:


Grazie Valter. Ti prendo sempre in parola e continuerò a seguire il tuo blog
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