Ciao a tutti,
piacere di conoscervi. Voglio raccontare una vecchia storia e mi scuso però sarò lunghissima.
Sono una ragazza di 25/26 anni, la vita è passata così velocemente che non so neanche più io quanti anni ho.
Ho una storia un po' travagliata ma assolutamente gestibile, ho avuto problemi di ansia e autolesionismo, sento ancora oggi questa angoscia che non ha oggetto o i pensieri ossessivi e il rimuginare ma ora sono un'adulta e sto imparando ad andare avanti, mi sto costruendo la mia vita.
Ho una relazione da 5/6 anni con un ragazzo molto più grande di me, cioè lui ha 36 anni ma questa devo dire che non si vede affatto. Sto molto bene, nel senso che sto in pace perché lui è una persona che è raro trovare. Molto paziente, molto gentile, premuroso, protettivo e aperto allo stesso tempo. Mi fa vivere la mia vita come voglio senza rinfacciarmi mai nulla, qualsiasi cosa mi accada è contento per me, mi riempie di complimenti e mi supporta in qualsiasi cosa.
In questo periodo, per motivi lavorativi miei, sono fuori dall'Italia e quindi siamo distanti. Non so se è una questione di solitudine (che tra l'altro io gestisco bene, a dire il vero, e comunque la mia vita qui mi piace molto, non mi sento triste), ma sta di fatto che per una serie di motivi assurdi mi è tornata in mente una vecchia relazione che ho avuto nel pieno dell'adolescenza. In realtà so il motivo: a volte scrivo storie e in una di queste ho creato un personaggio talmente cattivo e una vittima talmente incapace del minimo istinto di sopravvivenza, che mi sono chiesta ma da dove deriva tutto questo? perché queste cose risultano coerenti anche se le sto scrivendo a caso?
Allora ho iniziato a fare questa associazione, ritenendo che quella storia è in realtà l'iperbole di quello che io credo di aver vissuto.
Non so neanche da dove partire, ma parto con il dire che riesumare questa persona ha creato in me una serie di sentimenti perlopiù negativi ma anche ambigui e adesso è come se io avessi un'urgenza fuori controllo di vomitare tutto questo veleno che in realtà è sempre stata, negli ultimi anni, indifferenza.
Vi racconto di questo ragazzo: avevamo circa 16-17 anni e questo mi porta a pensare che eravamo comunque due bambini, per cui nessuno di noi due sarà stato perfetto e le relazioni tossiche semplicemente accadono. Ma al contempo c'è qualcosa che io ritengo oltre, e non so se io sto esagerando completamente tutto. Quando ci siamo messi insieme lui era innamorato della mia migliore amica, una figura molto egocentrica. Però io lo vedevo come la cosa migliore che potesse accadermi e non riuscivo ad offendermi se lui metteva a paragone me e lei o me e altre ragazze oppure se mi diceva che ero un cesso, una sfigata ecc. in realtà prima di metterci insieme lui si avvicinava fisicamente a me e si strusciavo su di me se lo accompagnavo a casa, in mezzo al parchetto o mi prendeva la mano in classe e la metteva lì. ma tanto io non facevo niente, ero così onorata da queste attenzioni, finché poi appunto anche lui si dichiara, mi dice che mi ama (inaspettatamente) e ci mettiamo insieme. primi mesi stupendi, comunque sbilanciati, con il senno di poi, ma bellissimi. dopo, con l'inizio del nuovo anno tutto è finito in merda. siamo stati insieme un anno alla fine ma non c'era più niente, niente di carino da salvare. in quell'anno lui ha frequentato altre ragazze (però vabbè, cose di quasi dieci anni fa che poi succedono soprattutto in adolescenza), ha continuato a sminuirmi per il mio aspetto fisico trasandato e per il mio viso e altri motivi. non sopportava il rapporto che io avevo con la mia migliore amica, cercava di allontanarmi ma loro due si avvicinavano. episodi di violenza sono accaduti molto raramente e sono avvenuti da parte mia perché in quel periodo io sentivo una rabbia che non avevo mai provato davvero in vita mia prima di allora. la cosa che devo dire però che io dalle sue offese e dalla sua violenza non mi sentivo ferita (mi sentivo ferita solo dai suoi "tradimenti": una volta mi ruppe gli occhiali con un manrovescio in mezzo alla strada io mi misi a piangere perché 1 mi aveva fatto male 2 stavo pensando già sul momento a come nascondere gli occhiali e l'occhio livido tornando a casa, perché sapevo che se avessi detto la verità forse i miei mi avrebbero allontanato da lui. dopo questa cosa ad esempio lui scappò poi mi chiamò tornò da me e mi disse che dovevamo lasciarci perché a me non faceva bene stare con lui, ma io chiusi il discorso, ritenendo che l'unico problema fosse quel problema pratico di nascondere gli occhiali e il livido. e così siamo andati avanti. io al tempo ero un'autolesionista, ma da anni ormai, però gli episodi erano più rari.
Solo che una volta, prima dell'inizio della scuola (quindi praticamente all'inizio della nostra storia) eravamo ubriachi e io andai un cucina a casa sua e iniziai a tagliarmi. lui stava lì accanto a me e credo di avergli chiesto, non sono sicura ma è probabile, anche se mi vergogno come un cane, di farmi un taglio. e tanto ha fatto lui: mi ha lasciato con una ferita molto molto evidente grondante pus il giorno dopo e non sembrava minimamente preoccupato dal fato "forse qualcuno la vedrà". ma io l'ho nascosta per un anno questa cicatrice (anche oggi mi è rimasta, è molto evidente). con l'arrivo dell'estate dopo e quindi fine scuola io andavo in giro ovviamente a maniche lunghe e lui una volta mi ha sfottuto per questo dicendo qualcosa come "perché hai le maniche lunghe?" sorridendo, per me era ovvio a cosa alludeva.
Solo che in quel momento la nostra relazione non aveva più davvero senso e nonostante io fossi completamente dipendente da lui presi coraggio: quella cicatrice si sarebbe vista al mare, mia madre l'avrebbe vista e avrebbe pensato che ero stata io visto il mio passato, e sarebbe stata distrutta da questa cosa visto che per lei ero guarita. allora dissi alla mia terapeuta che io dovevo assolutamente trovare il modo di dire a mia madre la verità, perché non potevo darle quel dolore per coprire lui. la terapeuta mi tranquillizzò e organizzò una seduta io lei e mia mamma. A lui lo dissi, gli dissi "guarda che questa io ora la dirò". per la prima volta lui reagì davvero con rabbia, eravamo in classe e mi prese a gomitate insultandomi che ero inutile, sfigata, cessa, era veramente arrabbiato come mai lo avevo visto e insultava anche la mia famiglia in maniera molto volgare e io stavo zitta. Un mio compagno di classe si girò con calma per dirgli di smetterla, ma lui lo liquidì e continuò. Ecco, una cosa che mi fa davvero molto male con il senno di poi - perché allora non me ne fregava niente, anzi - è che nessuno si è mai preoccupato per me davvero. forse perché nessuno si interessava a me e soprattutto nessuno potevo conoscerlo così bene perché lui era simpatico, socievole, bravissimo a scuola, molto intelligente e di buona famiglia. su questo taglio, io poi lo dissi, mia madre reagì molto meglio di come pensavo e questo mi sollevò. lui mi chiamò per dirmi "ma davvero l'hai detto? sai che ora non possiamo più stare insieme?". E poi vabbè, ci siamo lasciati. Fino alla fine delle superiori ci siamo parlati poco, anche se in realtà abbiamo avuto rapporti sessuali, ma io ero cambiata molto, più indipendente, mi guardavo intorno, mi sentivo più bella e uscivo a volte anche con altre persone.
Estate 2020. Ero fuori di testa in quel periodo, o almeno credo, comunque era l'anno che avevo iniziato ad assumere il litio. Non so perché ma lo contattai per email e gli scrissi una lettera: gli dicevo che io lo avevo amato molto, che avevo avuto una dipendenza affettiva, che comunque mi mancava e che io non sapevo davvero se lui mi avesse mai amato. in quel momento iniziai a pensare che lui era incapace di provare certe cose. lui rispose con una lettera bellissima che mi sciolse. diceva che assolutamente mi aveva amata molto, che voleva sapere tutto della mia vita allora, che aveva voglia di vedermi ma sapeva che forse era meglio di no. c'erano dei punti però che non tornavano: lui scrisse cose come "ho sbagliato tanto, ero un ragazzino, tu eri vittima della mia rabbia, io ho dovuto lasciarti e l'ho fatto per te": ecco, lui non mi aveva lasciato, ci eravamo lasciati per quella storia che dicevo prima. ma soprattutto io non l'avevo mai visto davvero arrabbiato: quello che lui descriveva come rabbia a me non tornava. comunque, ci siamo visti. siamo andati al mare, ci siamo baciati, io mi sentivo così bella e sicura di me uscita dall'adolescenza e ho pensato che poteva ripartire a quel punto. però mi uscì proprio questa frase: lo guardai e gli dissi "ci ho pensato molto e secondo me tu hai dei tratti psicopatici". lui rispose con indifferenza, dicendomi con molta calma che io non dovevo psicanalizzarlo e la cosa finì lì. lo riaccompagnai a casa in macchina e lui mi lasciò nel parcheggio ma la sensazione che ebbi fu orribile, come se tutto in realtà fosse rimasto uguale a prima.
io pensavo che era psicopatico sul serio ma perché semplicemente lui non solo non si sentiva per quello che mi faceva ma soprattutto per me non era spiegabile con la rabbia: sì, il manrovescio lo potevo capire, ma le sue continue umiliazioni non mi tornavano. e poi mi ricordavo di questa sensazione strana, provata una volta a cena con lui e la mia famiglia: lui era molto amato da loro e stava parlando e ridendo, mentre io stavo cancellando dei messaggi con la mia migliore amica dal mio telefono. nella distrazione generale, a un certo punto, lui, che non poteva FISICAMENTE vedere ciò che stavo facendo mi guarda e mi dice con una tranquillità incredibile, una voce monocorde, "perché cancelli i messaggi?": questa faccenda è la più sciocca rispetto a ciò che ho raccontato, lo so, ma quello fu l'unico momento nella nostra relazione in cui io l'ho temuto. ma non perché avevo paura che mi facesse qualcosa, ma solo perché avevo sentito un brivido che non mi sapevo spiegare, un gelo. glielo confessai anche, giorni dopo, eravamo a casa mia e provai la stessa sensazione ripensando a quella cosa del telefono, lo abbracciai e glielo dissi che mi aveva fatto paura e non sapevo perché, ma lui non disse niente e mi abbracciò.
comunque dopo quella volta al mare non ci siamo più visti, io a settembre del 2020 ho trovato il mio compagno di adesso. a volte questo ragazzo mi ha scritto rispondendomi alle storie per dire banalità, sciocchezze, e a volte riconosco che ho sentito un po' di nostalgia (mi vergogno tanto) e a volte invece mi era davvero indifferente e lo trovavo ridicolo, perché io mi sentivo davvero una persona diversa e felice e luminosa.
a dicembre del 2025 mi riscrive e mi chiede di vederci, mi manda foto di un luogo nostro. io non rispondo, ma sinceramente perché non avevo la minima idea di uscire con lui, mi era indifferente e soprattutto io non posso non voglio in alcun modo fare dal male al mio ragazzo.
poi, in questi ultimi giorni, come dicevo, questa storia ripiomba nella mia mente e la sfogo con l'intelligenza artificiale (che tristezza, lo so), con il mio ragazzo e con un'amica che ho qui. un fiume in piena. la sera che ho iniziato a ripensare a questa storia non ho cenato né dormito talmente il mio cervello non poteva occuparsi altro. ma cosa volevo davvero? non l'ho capito purtroppo. ho anche addirittura pensato che non avevo dignità e istinto di sopravvivenza e che provavo una malata nostalgia. sì, perché lui era cattivo però anch'io ero come ero e soprattutto forse lui solo ha riconosciuto la mia fragilità, il mio essere così vergognosamente tragico-romantica, quella che io chiamò la mia profondità, la mia unicità. se ne è nutrito, certo, ma l'ha riconosciuta. poi ho pensato anche che quello che mi tormentava è nessuno mi ha mai riconosciuto nel mio ruolo di vittima, tranne lui ovviamente, e che questo era ingiusto e non si poteva chiudere così. e poi ho pensato che io attaccavo il mio ragazzo di ora - purtroppo l'ho fatto a volte e senza motivo - perché perché avevo imparato da lui e perché non riuscivo a stare calma e tranquilla in una storia, ma doveva esserci sempre qualche tragedia. non lo so. non so cosa pensare, sinceramente. mi sento avvelenata. questo pensiero è ossessivo e non capisco in che senso. mi sento svuotata, ma al contempo miserabile e agitata e arrabbiata. e mi sento anche falsa, perché mi sembra di voler far credere che io ho qualche tipo di trauma, ma io non ce l'ho, almeno non consciamente, a me questa storia non fa provare pena per me. mi sono amaramente pentita di non avergli risposto quando mi aveva scritto di vederci a dicembre perché avrei voluto col senno di poi regolare i conti in qualche modo. e allora in questi ho anche pensato di farlo. ieri sera ero lì tra intelligenza artificiale e il mio fidanzato a parlare di questa cosa. ho fatto gli screen alla chat dove lui mi chiedeva di vederci per mandarli al mio ragazzo ma sapete che cosa ho fatto nella confusione generale? ho sbagliato e ho scritto a lui. la sua chat l'avevo aperta per fare quegli screen. il cuore mi si è fermato penso: faccio in tempo a cancellare ma lui risponde subito e mi fa "ti eri sbagliata?" e io "si scusami". poi ho pensato che c***o non si poteva chiudere così questa faccenda, perché non sapevo se lui ci credeva davvero a questa storia dell'errore. e allora gli scrivo un messaggio arrabbiato, avvelenato in cui dico "veramente ti ho scritto per sbaglio, non so che c***o hai in testa dato che ti ho risposto a questi messaggi ridicoli in cui mi chiedi di uscire, ma sappi che io da te voglio meno di zero e questo errore di averti scritto sbagliando chat è stato madornale e mi maledirei". e lui risponde "tranquilla, capita di sbagliare. ci sta anche che tu non volessi vedermi": risponde normalmente. cosa avrebbe dovuto dire? eppure ancora una volta mi sono sentita la pazza io con quel messaggio, tanto con lui non ci combatti, lui annulla qualsiasi cosa. volevo continuare, vomitare tutto ancora anche addosso a lui ma ho avuto un dubbio atroce che mi ha fermato e ho detto "ma magari io non ci ho capito niente di tutta questa storia. magari non è davvero successo niente di grave tra noi". e allora non l'ho fatto, meglio così perché tanto chissà quanto sarebbe costato, non si può giocare a carte scoperte purtroppo.
questa è la situazione. mi sento fuori di testa, ridicola, non so cosa pensare, non so come chiudere il cerchio. non so se davvero lui era una figura predatoria che mi ha in qualche modo segnato o io mi sto inventando tutto perché non sto stare in pace e allora lui era solo un ragazzino che aveva problemi a gestire la rabbia. vorrei avere qualche parere esterno, ma quello che importa è che mi sono sfogata.
grazie a tutti

