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Messaggioda Lena » 07/11/2023, 8:23



Ciao,
scrivo qui perché vorrei confrontarmi con voi.
Prima dell'estate è finita una relazione importante per me. Da lì, ho avuto momenti molto difficili ma quando si tocca il fondo si vede la realtà per ciò che è. Ho preso coscienza, da sola leggendo libri su libri e in terapia poi, dei miei pattern relazionali disfunzionali. Sono cresciuta in una famiglia caotica e borderline e ho fatto mie le montagne russe emozionali, il perfezionismo e la necessità estrema di compiacere gli altri. Ora che queste cose sono chiare come il sole e che rivedo tutti gli aspetti tossici delle mie precedenti relazioni (anche da parte mia, perché ahimè la tossicità si fa in due), sento che queste cose non hanno più così tanto potere su di me. Tuttavia.. Ora non mi piace più nessuno, non riesco ad interessarmi romanticamente a nessun essere umano. Non giudico male le persone, ma semplicemente non mi sento spinta ad approfondire o conoscere meglio nessuna delle persone che incontro.

Ora so molto bene cosa voglio e ricerco da un/a partner, e non mi sento più disposta a mettere da parte me stessa come ho sempre fatto, per far funzionare le relazioni. Cerco principalmente persone risolte e che abbiano fatto un lavoro su loro stesse ma mi sembra molto difficile incontrarle. O, almeno, non le incontro negli ambienti che frequento attualmente.

Non capisco se questo improvviso disinteresse per le persone è sano o se è un'altra strategia bacata della mia mente per evitare di soffrire.

Sicuramente prima o poi vorrò avere una compagna o un compagno, ma desidero che sia il più possibile affine a me, altrimenti non vale la pena e non mi pare equo sul piatto della bilancia.

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Messaggioda Massimiliano89 » 07/11/2023, 10:12



Penso che soltanto una fase passeggera della tua vita, o forse mi sbaglio (ma credo di no).

Sul fatto di desiderare una persona affine a te, non posso che darti perfettamente ragione. Io la penso come te da quindici anni circa. Mi dirai che non è facile trovarla.

Coraggio!
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Messaggioda Navigator63 » 07/11/2023, 12:45



Lena ha scritto:(anche da parte mia, perché ahimè la tossicità si fa in due)

Grande consapevolezza :coolok:

Ora non mi piace più nessuno, non riesco ad interessarmi romanticamente a nessun essere umano.

Da quel che dici mi sembra probabile che, dopo la fine del rapporto e con le ferite subite (magari anche auto-inferte, ma cmq dolorose), tu ora sia in una fase difensiva di "chiusura a livello emotivo", per cui non sei aperta a coinvolgimenti e passioni - che alla parte della tua mente preposta a difenderti appaiono pericolose.

Una specie di "periodo di lutto", in cui si tende ad isolarsi, ci si piange un po' addosso, ci si lecca le ferite, e si riflette sugli eventi. Una fase utile, perché ci aiuta ad imparare e rigenerarsi.
Quindi direi di assecondarla; solo se si prolunga eccessivamente bisognerà intervenire.

Cerco principalmente persone risolte e che abbiano fatto un lavoro su loro stesse ma mi sembra molto difficile incontrarle.

E' certamente così. Più ci evolviamo, e meno persone simili a noi ci sono. :dunno:
La maggioranza respinge il lavoro su se stessi (perché faticoso e doloroso) e spera che altri gli risolvano i problemi.

Possiamo vedere la "scala evolutiva" come una piramide: alla base (il livello meno evoluto) c'è molta gente (la base è ampia), e man mano che saliamo i livelli sono più piccoli e meno popolati.
Quindi più ci evolviamo più stiamo bene con noi stessi ma, al tempo stesso, più tendiamo a ritrovarci soli. Anche perché diventiamo meno inclini a negare noi stessi pur di avere compagnia.

Attenzione però: a volte "ce la raccontiamo", ci riteniamo più evoluti di quanto siamo realmente (magari negando i nostri "lati oscuri"), e vediamo chiaramente i difetti degli altri senza riconoscere i nostri.
- In questi casi ricerchiamo un "partner perfetto" - che non troviamo mai - perché rifiutiamo di riconoscere la nostra imperfezione.
- Oppure ci attacchiamo ad una persona più evoluta di noi (che rappresenta ciò che vorremmo essere), ma che non ricambia il nostro interesse perché non siamo realmente al suo livello.

O, almeno, non le incontro negli ambienti che frequento attualmente.

Anche questo.
Quando cambiamo, a volte diventiamo non più compatibili con gli ambienti abituali, e quindi sorge le necessità di trovarne di nuovi e più affini a noi.

Non capisco se questo improvviso disinteresse per le persone è sano o se è un'altra strategia bacata della mia mente per evitare di soffrire.

A volte è l'uno E l'altro. ;) :D

Sicuramente prima o poi vorrò avere una compagna o un compagno, ma desidero che sia il più possibile affine a me

Lo capisco... però attenzione: la vita non è mai perfetta (o solo per brevi momenti), per cui una dose di compromesso è sempre necessaria.
Finché siamo troppo esigenti o pretenziosi, troveremo sempre mancanze in chi incontriamo (siamo tutti umani e imperfetti in fondo)... e quindi resteremo da soli. D'altronde, per quanto ci possiamo evolvere, anche noi stessi resteremo manchevoli e imperfetti in qualche modo. :rolleyes:

Per cui, IMHO, se vogliamo realmente una relazione bisogna riconoscere la propria imperfezione ed accettare quella dell'altro. In altre parole, per stare in coppia bisogna "accontentarsi" in una certa misura.
Il che non vuole dire accettare di tutto; ma che se troviamo un partner compatibile al 75-80%, possiamo già ritenerci fortunati e cercare di godercelo. :thumbup:

Possiamo anche vederla come l'applicazione della filosofia del "bicchiere mezzo pieno". :cincin:
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Messaggioda Demyx » 07/11/2023, 22:49



Sembra un po' la mia storia riletta per certi versi, mi sono immedesimato molto nel tuo racconto e per tante cose mi ci ritrovo.
Ho però pensieri e convinzioni diverse che vorrei esternarti:

Le relazioni funzionano se si è in due a pedalare e avere la volontà di risolvere i problemi, per quanto ci piacerebbe trovare persone ''centrate'' o già ''risolte'', si prende una persona per quel che è, annessi e connessi.
Si prova a lavorare insieme sul limare gli aspetti reciprocamente sgradevoli per il bene della relazione, e questo fortifica l'unione. Fissarsi sul trovare una persona perfetta già pronta per noi non funziona, non la troverai, e non porterà risultati.
E' molto meglio trovare qualcuno di ben disposto e collaborativo non ti pare? per amore, si dovrebbe, mettere da parte le differenze.

"Nessuno s'innamora per scelta, ma per caso. Nessuno resta innamorato per caso, ma con l'impegno. E nessuno rinuncia all'amore per caso, è una scelta."

Detto ciò credo che a fronte di quello che hai passato, ti serva ancora un bel periodo di ''spurgo interiore'' per fare chiarezza e ritrovare serenità, e va bene così.....se hai voglia di fare due chiacchiere con uno che ci è passato, volentieri ^_^
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Messaggioda VeraVita » 07/11/2023, 22:53



Lena ha scritto:Ciao,
scrivo qui perché vorrei confrontarmi con voi.
Prima dell'estate è finita una relazione importante per me. Da lì, ho avuto momenti molto difficili ma quando si tocca il fondo si vede la realtà per ciò che è. Ho preso coscienza, da sola leggendo libri su libri e in terapia poi, dei miei pattern relazionali disfunzionali. Sono cresciuta in una famiglia caotica e borderline e ho fatto mie le montagne russe emozionali, il perfezionismo e la necessità estrema di compiacere gli altri. Ora che queste cose sono chiare come il sole e che rivedo tutti gli aspetti tossici delle mie precedenti relazioni (anche da parte mia, perché ahimè la tossicità si fa in due), sento che queste cose non hanno più così tanto potere su di me. Tuttavia.. Ora non mi piace più nessuno, non riesco ad interessarmi romanticamente a nessun essere umano. Non giudico male le persone, ma semplicemente non mi sento spinta ad approfondire o conoscere meglio nessuna delle persone che incontro.

Ora so molto bene cosa voglio e ricerco da un/a partner, e non mi sento più disposta a mettere da parte me stessa come ho sempre fatto, per far funzionare le relazioni. Cerco principalmente persone risolte e che abbiano fatto un lavoro su loro stesse ma mi sembra molto difficile incontrarle. O, almeno, non le incontro negli ambienti che frequento attualmente.

Non capisco se questo improvviso disinteresse per le persone è sano o se è un'altra strategia bacata della mia mente per evitare di soffrire.

Sicuramente prima o poi vorrò avere una compagna o un compagno, ma desidero che sia il più possibile affine a me, altrimenti non vale la pena e non mi pare equo sul piatto della bilancia.

Pensieri?


Penso che, come già ti hanno scritto, sia una fase della tua vita. Nel senso che è normale dopo che si hanno avute diverse delusioni (come mi sembra di capire nel tuo caso specifico, correggimi se sbaglio) ma anche quando cambiamo chiuderci in noi stessi o vedere gli altri banali perché ci sembra che le abbiamo già viste tutte oppure perché non ci sentiamo pronti. Penso che ci siamo passati un po' tutti. Ma penso anche che la vita sia anche molto imprevedibile. Nel senso che a volte proprio quando non ci aspettiamo più niente che le cose accadono, oppure, quando capiamo chi siamo accadono le cose più belle. Ma io penso più che altro quando si trova in questa fase, in cui si rende conto che non gli piace più niente, secondo me, è bene ricordarci chi siamo e cosa ci piace e se abbiamo intenzione di cambiare.
Una cosa che mi ha colpito è che più cresci e più vuoi stare con persone risolte. Sai, triste dirlo ma anch'io lo penso. Eppure però non so perché mi viene da fare sempre un po' la vittima perché è come se tradissi me stessa. In altre parole, se penso a me stessa, penso che io sono una persona debole, insicura, con tanto bisogno di attenzioni e incoraggiamenti sulla vita.. quando sono un po' più sicura di me stessa non mi piaccio e penso di essere solo una montata. Ad ogni modo, è una bella riflessione la tua. Ma non dimenticare mai chi sei.
Osa, sperare ;)
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Messaggioda Lena » 08/11/2023, 7:25



Grazie mille a tutti per aver risposto. Mi avete dato spunti molto utili, che vorrei condividere con voi.

Massimiliano89 ha scritto:Sul fatto di desiderare una persona affine a te, non posso che darti perfettamente ragione. Io la penso come te da quindici anni circa. Mi dirai che non è facile trovarla.

Coraggio!


Non è facile, ma il mondo è pieno di persone, qualcuno di simile ci sarà. Grazie per il tuo incoraggiamento e ti auguro altrettanto!

Navigator63 ha scritto:Da quel che dici mi sembra probabile che, dopo la fine del rapporto e con le ferite subite (magari anche auto-inferte, ma cmq dolorose), tu ora sia in una fase difensiva di "chiusura a livello emotivo", per cui non sei aperta a coinvolgimenti e passioni - che alla parte della tua mente preposta a difenderti appaiono pericolose.

Una specie di "periodo di lutto", in cui si tende ad isolarsi, ci si piange un po' addosso, ci si lecca le ferite, e si riflette sugli eventi. Una fase utile, perché ci aiuta ad imparare e rigenerarsi.
Quindi direi di assecondarla; solo se si prolunga eccessivamente bisognerà intervenire.


Speravo in una tua risposta e sono felice che tu l'abbia fatto. Mi fa sempre piacere leggere ciò che scrivi, ci rifletto e mi trovo d'accordo molte volte. Grazie della rassicurazione :)

Navigator63 ha scritto:E' certamente così. Più ci evolviamo, e meno persone simili a noi ci sono. :dunno:
La maggioranza respinge il lavoro su se stessi (perché faticoso e doloroso) e spera che altri gli risolvano i problemi.

Possiamo vedere la "scala evolutiva" come una piramide: alla base (il livello meno evoluto) c'è molta gente (la base è ampia), e man mano che saliamo i livelli sono più piccoli e meno popolati.
Quindi più ci evolviamo più stiamo bene con noi stessi ma, al tempo stesso, più tendiamo a ritrovarci soli. Anche perché diventiamo meno inclini a negare noi stessi pur di avere compagnia.

Attenzione però: a volte "ce la raccontiamo", ci riteniamo più evoluti di quanto siamo realmente (magari negando i nostri "lati oscuri"), e vediamo chiaramente i difetti degli altri senza riconoscere i nostri.
- In questi casi ricerchiamo un "partner perfetto" - che non troviamo mai - perché rifiutiamo di riconoscere la nostra imperfezione.
- Oppure ci attacchiamo ad una persona più evoluta di noi (che rappresenta ciò che vorremmo essere), ma che non ricambia il nostro interesse perché non siamo realmente al suo livello.


Pensavo l'altro giorno che la crescità personale porta più alla solitudine. Forse potrebbe essere perché si è meno disposti a scendere a compromessi negativi o a tradire noi stessi per una compagnia subottimale.

In ogni caso è verissimo che a volte si tende a raccontarcela e a negare i nostri difetti. Lo riconosco questo meccanismo, perché prima di iniziare un percorso su di me tendevo a vedere più i difetti altrui che i miei. O meglio, vedevo i miei, ma quelli altrui mi sembravano più gravi e soprattutto attribuivo ai difetti altrui la causa del mio malessere. Mentre, in realtà, la causa del mio malessere era me stessa. Forse potrà sembrare in contrasto ma questo si univa a un giudice interiore impietoso, che ora riesco a fare stare un po' più zitto, ma in alcuni momenti viene ancora fuori (tipo quando guido l'auto, dal momento che non sono proprio la guidatrice più brava della storia :D )

Non mi è successo di attaccarmi a persone più evolute, anzi... Sono sempre stata attratta da persone problematiche, che richiamavano quelle dinamiche genitoriali a me familiari e probabilmente inconsciamente cercavo di "salvare" queste persone con cui ero in relazione in un tentativo proiettato di salvare la mia famiglia.

Navigator63 ha scritto:Lo capisco... però attenzione: la vita non è mai perfetta (o solo per brevi momenti), per cui una dose di compromesso è sempre necessaria.
Finché siamo troppo esigenti o pretenziosi, troveremo sempre mancanze in chi incontriamo (siamo tutti umani e imperfetti in fondo)... e quindi resteremo da soli. D'altronde, per quanto ci possiamo evolvere, anche noi stessi resteremo manchevoli e imperfetti in qualche modo. :rolleyes:

Per cui, IMHO, se vogliamo realmente una relazione bisogna riconoscere la propria imperfezione ed accettare quella dell'altro. In altre parole, per stare in coppia bisogna "accontentarsi" in una certa misura.
Il che non vuole dire accettare di tutto; ma che se troviamo un partner compatibile al 75-80%, possiamo già ritenerci fortunati e cercare di godercelo. :thumbup:

Possiamo anche vederla come l'applicazione della filosofia del "bicchiere mezzo pieno". :cincin:


Ho proprio letto dei libri negli ultimi mesi che parlano di come la vita non sia perfetta, ma che anche i momenti brutti e la tristezza facciano parte della vita. Non si può essere sempre felici, è innaturale.

Sai, io sono stata spesso molto impietosa con i miei precedenti partner, che percepivo manchevoli dal punto di vista emotivo e affettivo, ma sai perchè? Perché io sceglievo in primis, sempre per la familiarità del pattern, persone emotivamente indisponibili, che mostravano affetto in modi per me non compatibili, o che erano altisonanti nella manifestazione del loro affetto (es dell'ultima relazione: questa persona mi scriveva poesie, in alcuni momenti sembrava adorarmi come se da me dipendesse la mia vita, poi altri giorni era distaccata, diceva che tutte le relazioni le stavano strette e voleva vivere da sola come un eremita su un monte). Quindi, in questo senso, devo stare molto attenta a non "accontentarmi" e ricadere in questi pattern.

Ciò non significa che voglio una persona perfetta ma che ci devono essere degli standard minimi sotto cui non si scende e sono la presenza di disponibilità emotiva, l'aver fatto un qualche lavoro su di sé, saper lavorare e scendere a compromessi sani per la relazione, parlare il reciproco linguaggio dell'amore (io valuto molto il tempo di qualità e le parole d'affermazione. Va da sé che è inutile che mi impunto su qualcuno che è disponibile solo una volta a settimana per vedersi, e quando ci vediamo sta al telefono, e non è capace di dire due parole di incoraggiamento al momento del bisogno).

Va bene anche al 70% compatibile, possiamo anche avere un solo hobby in comune e gruppi di amici separati, purché ci sia comunanza emotiva. Per me questo è importante, non condividere tutto.

Demyx ha scritto:Sembra un po' la mia storia riletta per certi versi, mi sono immedesimato molto nel tuo racconto e per tante cose mi ci ritrovo.
Ho però pensieri e convinzioni diverse che vorrei esternarti:

Le relazioni funzionano se si è in due a pedalare e avere la volontà di risolvere i problemi, per quanto ci piacerebbe trovare persone ''centrate'' o già ''risolte'', si prende una persona per quel che è, annessi e connessi.
Si prova a lavorare insieme sul limare gli aspetti reciprocamente sgradevoli per il bene della relazione, e questo fortifica l'unione. Fissarsi sul trovare una persona perfetta già pronta per noi non funziona, non la troverai, e non porterà risultati.
E' molto meglio trovare qualcuno di ben disposto e collaborativo non ti pare? per amore, si dovrebbe, mettere da parte le differenze.

"Nessuno s'innamora per scelta, ma per caso. Nessuno resta innamorato per caso, ma con l'impegno. E nessuno rinuncia all'amore per caso, è una scelta."

Detto ciò credo che a fronte di quello che hai passato, ti serva ancora un bel periodo di ''spurgo interiore'' per fare chiarezza e ritrovare serenità, e va bene così.....se hai voglia di fare due chiacchiere con uno che ci è passato, volentieri ^_^


Grazie per la tua risposta e le tue riflessioni.

Sono d'accordo, le relazioni si fanno in due. Ma nella mia ultima relazione la relazione la facevo io da sola con un blando contributo altrui. Quindi non voglio più ritrovarmi in situazioni del genere e valuterò molto bene di non rifinirci.

Forse ripeterò quanto già detto a Navigator, ma non cerco una persona perfetta. Ho parlato di affinità ed intendo affinità emotiva, che intende anche l'intenzione di collaborare per mandare avanti una relazione.

Ho avuto la tendenza a scegliere come partner persone "difficili": persone con tratti ossessivi-compulsivi, persona con un disturbo ossessivo-compulsivo, persone autistiche... Tutte queste relazioni negli anni hanno drenato ogni mia energia e adesso non sono più disposta a farmi carico dei problemi e bisogni altrui e a trascurare i miei (di cui non sono manco mai stata consapevole). Ovviamente, io ho una grossa parte di responsabilità in quello che mi è successo, perché tali persone le ho scelte io, non è che me le ha imposte qualcuno. Ma questa tipologia di persone, così come persone molto distaccate dalla loro emotività, non vanno bene per me. Possono andare bene per altre, ma non per me. Quindi, prima dei compromessi e prima della collaborazione, bisogna che ci siano degli standard minimi affinché una relazione inizi e se questi standard minimi prima erano settati molto molto in basso, ora ho alzato l'asticella e non intendo abbassarla di nuovo. Per me stessa, ma anche per gli altri. Perché è inutile ostinarsi con persone con cui, per tratti caratteriali, di personalità e di esperienze di vita, non c'è compatibilità.

Poi ovviamente una relazione affettiva richiede cura e impegno per crescere, come una piantina, ma bisogna che il terreno in primis sia fertile e nelle giuste condizioni per far attecchire il seme e far germogliare questa piantina ^_^

VeraVita ha scritto:
Penso che, come già ti hanno scritto, sia una fase della tua vita. Nel senso che è normale dopo che si hanno avute diverse delusioni (come mi sembra di capire nel tuo caso specifico, correggimi se sbaglio) ma anche quando cambiamo chiuderci in noi stessi o vedere gli altri banali perché ci sembra che le abbiamo già viste tutte oppure perché non ci sentiamo pronti. Penso che ci siamo passati un po' tutti. Ma penso anche che la vita sia anche molto imprevedibile. Nel senso che a volte proprio quando non ci aspettiamo più niente che le cose accadono, oppure, quando capiamo chi siamo accadono le cose più belle. Ma io penso più che altro quando si trova in questa fase, in cui si rende conto che non gli piace più niente, secondo me, è bene ricordarci chi siamo e cosa ci piace e se abbiamo intenzione di cambiare.
Una cosa che mi ha colpito è che più cresci e più vuoi stare con persone risolte. Sai, triste dirlo ma anch'io lo penso. Eppure però non so perché mi viene da fare sempre un po' la vittima perché è come se tradissi me stessa. In altre parole, se penso a me stessa, penso che io sono una persona debole, insicura, con tanto bisogno di attenzioni e incoraggiamenti sulla vita.. quando sono un po' più sicura di me stessa non mi piaccio e penso di essere solo una montata. Ad ogni modo, è una bella riflessione la tua. Ma non dimenticare mai chi sei.
Osa, sperare ;)


Grazie mille VeraVita, hai sempre parole così gentili e belle.

La vita è imprevidibile, hai ragione, e forse è parte della sua bellezza proprio la caoticità che la permea.

Perché senti di tradire te stessa?
Sai, io l'ho fatto tante volte, perché imparare a starmi simpatica e a volermi bene è stato un lungo percorso (e ancora ogni tanto metto il piede in fallo), ma alla fine che senso ha vivere per compiacere gli altri a discapito di noi?

Anche io a volte sento il bisogno di incoraggiamento, davvero. A volte lo trovo nella terapia (ho una terapeuta fantastica, che sa dire sempre le cose giuste), altre volte chiamo il telefono amico, altre ancora lo cerco dentro di me. Talvolta lo chiedo a persone a me vicine, ed alcune persone riescono meglio di altre a darmi il conforto che necessito. Ci sono persone con cui mi sono confidata in passato e per cui poi, invece di sentirmi sollevata, ho provato frustrazione. Non gliene faccio una colpa, ma ho smesso semplicemente di confidarmi con tali persone. Non siamo tutti sintonizzati sulle stesse onde emotive, ma quando c'è qualcuno con cui lo sei, tutto è più semplice.

Un abbraccio
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Messaggioda VeraVita » 08/11/2023, 11:56



Grazie a te, Lena, davvero, per la tua gentile risposta.
Mi sento molto onorata per le cose che mi scrivi, però, non mi
sento di aver scritto chissà cosa. E, anzi. Penso di aver scritto
malissimo. Ma ti ringrazio che vai oltre le parole. Sei dolcissima, tu.
Veramente!
Mi chiedevi perché penso di aver tradito me stessa. E, bè, sarebbe un
discorsone. Ti dovrei elencare tutta una serie di episodi che ho fatto
e che mi hanno fatto cadere le braccia ed è un eufemismo.
Ma ecco una cosa te la posso dire: spesso mi è capitato di agire
più per i desideri degli altri che per me stessa. Ho seguito quello che
gli altri volevano e non quello che volevo io. A volte però è davvero difficile
essere totalmente sè stessi e bisogna trovare un compromesso.
E, poi, non sempre ciò che noi crediamo è vero per sempre.
Ad ogni modo, io mi chiedo se stai bene così oppure ti piacerebbe
avere una relazione o delle amicizie.
Questo però se vuoi puoi rispondere a te stessa e non a me.
Giusto per fare un po' di chiarezza sui tuoi pensieri.
A me sai, non ti nego che mi piacerebbe trovare una persona speciale.
Il tema delle amicizie è più complicato. Perché anche se ho sofferto
molto su questo tema, mi rendo conto che le amicizie sono davvero poche.
E, a me piacerebbe avere rapporti durevoli. Per carità. Crescendo mi sono
accorta che è molto vero che forse i rapporti non sono fatti per durare e forse
la natura umana è poligama e forse è un mito romantico.
Però, penso anche che se qualcosa è fatto bene dura per molto tempo.
Così anche per i rapporti umani. Se i sentimenti sono sinceri, le cose durano.
Ma è riservato per pochi. Forse perché capirsi e conoscersi è un lavoro
lungo e doloroso. Poi, non lo so.
Grazie di cuore per la domanda, mi è molto piaciuta. E, mi ha fatta molto
piacere il tuo commento. Grazie, di cuore ;)
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Messaggioda Lena » 10/07/2024, 7:00



E alla fine, dopo mesi di disinteresse, min sono infatutata in modo abbastanza importante di una persona. Una persona che mi ha colpito per la sua intelligenza viva e perché mi ha fatto sentire "vista" da un punto di vista intellettivo, andando oltre l'apparenza a cui si fermano molti colpiti solo dall'aspetto fisico.

Ecco, la cosa che più mi turba è non sapere se sono ricambiata, se questa persona oltre a una stima lavorativa e a stravedere per me da un punto di vista professionale, sente anche altro.

Sfortunatamente è una persona con cui collaboriamo insieme da remoto a un progetto lavorativo (entrambi freelance), dunque occasioni di coltivare il rapporto di persona sono poche.

Le poche volte in persona le ricordo per un feeling elevato, che però con la distanza si smorza.

Ma al di là di questo, c'è una parte di me che *sente*, che forse non siamo un buon match e non c'è sul lungo periodo compatibilità (c'è un age gap importante, la distanza, alcuni sottigliezze di gestione emotiva)

La cosa difficile è capire se questa parte di me è la parte sabotante o quella sana. È così difficile distinguere, in questi casi, quale è la voce giusta da ascoltare.
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Messaggioda Lanoia » 10/07/2024, 8:42



L'unico modo per scoprirlo è frequentarlo, inutile mettersi dei paletti mentali e farsi castelli. È così che nascono le relazioni. Se c'è interesse da entrambi sboccerà l'amore altrimenti si vanificherà in un nulla di fatto. Comunque una persona va frequentata per capire e rendersi conto di com'è realmente. Quella che ti parla è la tua sfera emotiva che ti chiede amore e desiderio. È normale!
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Messaggioda Cordis » 10/07/2024, 18:35



Provo ribrezzo per le persone molto grasse, perché lo sono stato anch'io e sono stato educato a pensare che per questo facevo ribrezzo.
Provo ribrezzo per le donne che si sentono in diritto di scaricarmi addosso le loro emozioni negative, perché ne ho già avuto abbastanza con mia madre.
Ho fatto un sogno: vado in macchina in autostrada, è notte e non c'è traffico, la mia auto è una vecchia macchina americana, lunga e bassa, ammaccata e impolverata, ma ho la capote tirata giù, sento l'aria, che è calda, estiva, e ci sto bene dentro, a un certo punto incrocio una stazione di servizio e svolto per far benzina, dato che la mia auto beve come un drago, la stazione di servizio è vecchia e impolverata, come la mia auto, mi sembra un bel posto, mi ci trovo molto a mio agio, esce una tizia per farmi il pieno, io mi guardo intorno e vedo che nel vetro c'é scritto col pennarello: "20€", chiedo alla tizia: "20 euro per cosa?", lei mi fa' cenno con la testa e io capisco al volo che i venti sono per andare a fare una sveltina sul retro, mi sembrano pochi venti, dico va bene andiamo , la tizia è brutta e malmessa (non mi viene il termine giù in questo momento... ah si, volevo dire sciatta) però non è grassa ne sporca, una che in teoria non sarebbe niente attraente, ma chissenefrega, andiamo sul retro e lo facciamo su un bancone, la pago e me ne vado, mentre me ne vado mi accorgo di volergli bene, come si vuol bene a un amico che ti ha fatto un favore senza chiederti niente in cambio, solo perché gli è sembrato giusto cosi. Riparto in auto e mi sento bene, nel senso che mi sento perfettamente a mio agio e penso che sarebbe stato giusto sentirmi sempre cosi...
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