Perché le persone sono sempre più infelici, anche se il mondo va migliorando

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Perché le persone sono sempre più infelici, anche se il mondo va migliorando

Messaggioda RyanTheNorthman » 30/03/2026, 20:03



Davvero, vi ringrazio entrambe :) .
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RyanTheNorthman
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Perché le persone sono sempre più infelici, anche se il mondo va migliorando

Messaggioda Navigator63 » 03/04/2026, 1:40



Per chi può interessare, aggiungo un elemento al discorso sul "mondo buono o cattivo", e di come lo percepiamo soggettivamente.

Ho appena letto un articolo di una psicologa che menziona la "triade cognitiva depressiva" (che io non conoscevo), e dice che le persone cresciute in ambienti fortemente negativi (per esempio con genitori depressi, sempre infelici o disperati), tendono a sviluppare una personalità depressiva, per cui vedono "tutto nero" e/o si concentrano sugli aspetti peggiori del mondo. E poiché hanno questo "pregiudizio" inconsapevole, nessun ragionamento o fatto gli fa cambiare idea. Anzi, spesso restano "aggrappati" alla loro visione pessimistica (perché fa parte della loro identità), e reagiscono con rabbia ai tentativi di portar loro speranza.

"Se cresci in un ambiente familiare negativo, impari a pensare in modo negativo di te stesso, del mondo e del futuro (chiamata 'triade cognitiva depressiva'). Il tuo cervello 'ti inganna', dicendoti che tutto è terribile anche quando non lo è."
(Samantha Rodman Whiten, psicologa clinica)

Questo fenomeno potrebbe spiegare alcune reazioni che vedo in certe persone (ed anche qui su MyHelp), che rimangono tenacemente attaccate alla loro visione infelice e si oppongono vigorosamente ad ogni spiegazione contraria. E' come se fossero "attaccati" alla loro infelicità. :???:
Ovviamente, costoro non solo vedono il mondo attraverso "occhiali neri" (tutto gli appare oscuro e terribile), ma trovano inaccettabile o assurdo qualsiasi discorso contrario - poiché nella loro mente c'è spazio solo per una visione negativa. E' come se fossero stati "ipnotizzati".
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Perché le persone sono sempre più infelici, anche se il mondo va migliorando

Messaggioda Ledem » 03/04/2026, 12:01



Risposta breve: Le società possono migliorare, gli individui restano sempre gli stessi.Che poi non so quanto la nostra società sia migliore, progredire tecnologicamente non significa necessariamente progredire socialmente. Che poi forse va un pochino meglio qui da noi, ma intorno a noi? Bah...insomma, direi che nella maggior parte dei casi siamo solo ben bendati.
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Perché le persone sono sempre più infelici, anche se il mondo va migliorando

Messaggioda ClaudiaK » 03/04/2026, 12:39



Navigator63 ha scritto:Per chi può interessare, aggiungo un elemento al discorso sul "mondo buono o cattivo", e di come lo percepiamo soggettivamente.

Ho appena letto un articolo di una psicologa che menziona la "triade cognitiva depressiva" (che io non conoscevo), e dice che le persone cresciute in ambienti fortemente negativi (per esempio con genitori depressi, sempre infelici o disperati), tendono a sviluppare una personalità depressiva, per cui vedono "tutto nero" e/o si concentrano sugli aspetti peggiori del mondo. E poiché hanno questo "pregiudizio" inconsapevole, nessun ragionamento o fatto gli fa cambiare idea. Anzi, spesso restano "aggrappati" alla loro visione pessimistica (perché fa parte della loro identità), e reagiscono con rabbia ai tentativi di portar loro speranza.


:mmm2: Non credo sia mai stato messo in dubbio che il contesto formativo abbia il suo grande ruolo condizionante sulla percezione e visione della realtà. (poi questo non esaurisce il campo, ma ci torno fra un attimo*).

Ma, se vogliamo restare nel tema che hai proposto, non possiamo obliare il FATTO che il progresso/"mondo che va migliorando" abbia OGGETTIVAMENTE i suoi lati pro e i suoi lati contro, e con ciò liquidare come "aventi visione negativa" coloro che "non zompettano di euforia".
Tra l'altro vale per qualunque oggetto: anche se parliamo di una bella bicicletta nuova, o di una squisita torta di Mastro Pasticcere, o di uno smartphone di ultima generazione....e anche se ipotizziamo che questi oggetti siano vinti in premio da un ragazzino di 12 anni, e quindi che non comportino alcun esborso...sempre avrai che il dodicenne medio sarà euforico della fortuna di poterli avere (persino senza averli chiesti), mentre la madre del ragazzino, per quanto felice che il proprio figlio sia stato gratificato dalla vincita di uno di questi premi, vivrà un entusiasmo fortemente "temperato" dalla considerazione ADULTA delle OGGETTIVE contro-indicazioni che queste piccole conquiste portano con sè! Per cui : il maggior grado di consapevolezza/esperienza della madre renderà del tutto isitintivo A LEI pensare ai tanti pericoli a cui il figlio sarà esposto dall'uso della bicicletta e dello smartphone, ma persino la squisita torta di Mastro Pasticcere le creerà un problema, pensando al bene del figlio, se il ragazzino è diabetico o anche solo obeso... Mentre il ragazzino zompetta di gioia...

IDENTICO è per il "progresso" : di esso sono OGGETTIVI tanto i vantaggi quanto gli svantaggi/pericoli correlati.
E questa è la ragione per cui - nella media dei normodotati - non c'è e non ci può essere quell'euforia che fa "zompettare" in chiunque ne abbia una visione globale e adulta, mentre zompetta e non si fa capace del NON zompettamento altrui ...chi, come il ragazzino 12enne dell'esempio, nella bici fiammante vede solo una prospettiva di gioco e libertà, o nello smartphone vede solo una figata che lo rende più vippetto, o nella torta vede solo una merenda specialissimamente buona...

* acclarato OLTRE OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO che sono aspetti OGGETTIVI del progresso a non euforizzare chi ha la maturità di VEDERLI nell'insieme di pro e contro (contrariamente a quanto avviene a chi , infatilmente, è abbagliato dai soli "pro" e quindi zompetta per il "pazziarello nuovo" ) , le percezioni soggettive distorte...certamente NON sono una novità che apprendiamo adesso!

Sarebbe abbastanza importante, però, rendersi conto che...malgrado elucubrazioni di stampo psicanalitico...anche la percezione soggettiva "deviata" NON E' affatto detto che possa avere come causa o prevalente concausa il comportamento appreso e/o fuorviato nel/dal contesto formativo.

E ciò è quanto le neuroscienze DIMOSTRANO ogni giorno di più, e ormai da decenni (alla faccia del "trauma infantile" che è il cavallo di battaglia - ormai molto fiaccato e azzoppato - della psicanalisi!).
Le neuroscienze lo dimostrano ogniqualvolta (quindi continuamente) individuano precisi nessi della bio-fisico-chimica del nostro ORGANISMO (in cui il cervello è UN organo in necessaria interdipedenza con TUTTI gli altri organi) , cosicchè accade che (anche, ma non solo) le "percezioni soggettive devianti" si scoprono sempre più spesso essere causate da squilibri organici fisico-chimichi, di quanto non possano esserlo per via "psicologica" da formazione e apprendimento!

Esempi scientificamente provati :
- è da decenni che un notissimo farmaco, nato come efficacissimo disintossicante epatico, sia oggi molto più prescritto dagli Psichiatri che non dali Internisti , essendosi rivelato sul campo che un ristabilito assetto del fegato influisca in modo straordinario sulla stabilità dell'umore;
- è abbastanza recente anche l'acquisizione del ruolo dell'intestino, che viene ormai comunemente definito "secondo cervello";
- è in corso di valutazione persino il ruolo "psicologico" del cuore! Da sempre usato, il cuore, come sede dei sentimenti SOLO in ambito letterario e canzonettistico, ma certamente mai pensato come "sede di pensiero" (e anzi : usato letterariamente proprio per rendere l'idea dei sentimenti autentici e non "ragionati"!) pare possa avere un ruolo del tutto primario nel "suggerire" al cervello precise istanze da perseguire. Ciò è quanto sembrerebbe attestato dal fatto che persone trapiantate di cuore ...si ritrovino a vivere gusti e passioni che non avevano prima del trapianto, ma che ...guarda caso...erano tipici del donatore di cuore...

Queste accennate sono solo una PICCOLA parte delle ragioni che mi portano da sempre a relativizzare alla grandissima la psicanalisi, con i suoi metodi "non falsificabilie e quindi non scientifici" in senso popperiano, e con la sua centralità ossessiva della ricerca del "trauma infantile".
E che, a rimorchio, mi rendono aspramente critica nei confronti di quelli che sopra ho definito come "psicologismi della domenica", e che più esattamente identifico in quel superficialissimo abboccamento di massa ad alcuni principi di scuola freudiana, come appunto quello del "trauma infantile" che, assolutizzati dalla massa nella più crassa superficialità, hanno portato al miserrimo mondo in cui prevale l'assai poco "virile" concetto che : "sono un'ameba? sicuramente non è colpa mia e devo cercare il colpevole che mi ha reso ameba!" . :sick:

Ultima prova della veneficità del mix di luoghi comuni PATETICI che, come tutte le bugie, rischiano di sembrare verità sol perchè ripetute mille volte:
- da sempre appassionata delle dinamiche della mente umana (e per la verità anche di quella animale, nei limiti ristrettissimi degli animaletti che ho avuto in frequentazione :lol: ) da qualche anno mi trovo per ragioni personali (di cui non ho mai fatto mistero in questo Forum) alle prese col particolarissimo quadro del "narcisista covert".
- questa è la diagnosi della persona di cui parlo (mio fratello);
- nulla da eccepire sulla diagnosi, che "non fa una piega";
- l'unica cosa che NON mi torna è il mantra di scuola freudiana della "ferita narcisistica" ascrivibile a traumi infantili";
- non mi torna perchè io so benissimo in quale famiglia siamo nati e cresciuti sia lui che io, e - almeno fino ai nostri 13-14 anni era la più benemerita e invidiabile "famiglia felicee amorevolissima";
- naturalmente questo non basta ad evitare che qualche "trauma" possa prodursi! E chi non è mai stato "vittima" , anche nella più felice delle famiglie, di qualche incomprensione e consueguente autoritenuta "vessazione ingiusta"? ...Ma questa storia della "ferita narcisistica da trauma infantile" continuava a non tornarmi, nella più piena coscienza che la famiglia in cui siamo cresciuti entrambi NON ha mai dato luogo a condotte che fossero meno che accudenti e amorevoli nei nostri confronti di bambini, e che una "ferita narcistica" tale da cambiare la vita NON ci fosse mai stata per nessuno...
- in breve : se io prendessi per Verbo la divulgazione web in ambito psico...tutto mi tornerebbe alla perfezione, all'infuori della "ferita narcistica da trauma infantile" PERCHE' un "trauma infantile" che OGGETTIVAMENTE potesse essere in grado di creare una "ferita a vita e che ti cambia la vita" NON ESISTE! E quindi il mio interrogativo diventa :
- "ma la ferita narcistica e' necessariamente legata ad un quid che abbia oggettivamente la potenzialità nefasta di ferire in modo così profondo e permanente e ingravescente, O FORSE l'entità e portanza della "ferita" dipendono da canoni interpretativi di chi la subisce?"
- fortunatamente mi piace approfondire le questioni e STUDIARLE, e ...ATTENZIONE-ATTENZIONE...SOLO per questa via riesco ad apprendere che "sì, in effetti la ferita narcistica è oggetto di studio, essendo altamente probabile che essa possa essere portata TANTO da eventi e circostanze che hanno una OGGETTIVA valenza dannosa, QUANTO da eventi e circostanze che NON avrebbero particolare valenza OGGETTIVA e che divengono "traumi insanabili" SOLO IN FORZA DI UNA PERCEZIONE SOGGETTIVA GIA' FUORVIATA E FUORVIANTE!" ...
- pacifico (ritengo) che nel secondo caso (che è poi quello che mi interessa personalmente) ...parlare di "ferita narcistica" come in termini freudianamente generalizzanti...equivale addirittura a MISTIFICARE, nel senso che nessuna condotta del prossimo è la causa di una percezione distorta della "vittima", che nessuna condotta del prossimo potrebbe sanare la "ferita", e SOPRATTUTTO che insistere genericamente su una "ferita narcistitica come fattore esogeno rispetto alla "vittima", ALLONTANA SIDERALMENTE E DEPISTA rispetto a quella che potrebbe essere la terapia della "vittima" che tale si sentirà se,pre per fattori intepretativi DEL TUTTO ENDOGENI E SUOI, sino a quando non si cercherà di agire su questi (ammesso e non concesso che ciò sia possibile)!
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Messaggioda Navigator63 » 03/04/2026, 21:31



Ledem ha scritto:Risposta breve: Le società possono migliorare, gli individui restano sempre gli stessi.

Eh... sì e no.

E' vero che la natura dell'essere umano cambia in modo lentissimo, con tempi evolutivi (cioè nell'ordine di migliaia d'anni o più).
Infatti quello di cui ci lamentiamo oggi, spesso sono le stesse cose di cui si lamentavano 2000 anni fa: la perdita di valori, le tasse, le guerre, gli stranieri... :D

Ma è anche vero che la società e la cultura cambiano. Anche loro in tempi lenti, ma più misurabili, nell'ordine di secoli. Per esempio:
- Fino a tre secoli fa la schiavitù sembrava del tutto naturale; oggi ci fa orrore.
- Per tutta la storia umana le guerre sono sembrate un modo naturale di risolvere conflitti o acquisire risorse; oggi sempre più persone rifiutano questo concetto.
- Idem per l'imperialismo: un tempo la norma, oggi l'eccezione.

Ma questi cambiamenti sono appunto lentissimi; sono visibili solo con una prospettiva storica, che si estende su decenni e secoli.
Se invece uno si concentra sul suo quotidiano, tali cambiamenti risultano invisibili.

Che poi forse va un pochino meglio qui da noi, ma intorno a noi?

Io ripeto spesso il fatto che le persone in povertà assoluta sono passate dal 60% del 1925 al 10% nel 2025. Questo vale anche per paesi un tempo molto poveri, come India e Cina.
Un balzo enorme in solo un secolo.
Se ti par poco... :rolleyes:
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Messaggioda ClaudiaK » 04/04/2026, 1:54



Navigator63 ha scritto:Io ripeto spesso il fatto che le persone in povertà assoluta sono passate dal 60% del 1925 al 10% nel 2025. Questo vale anche per paesi un tempo molto poveri, come India e Cina.
Un balzo enorme in solo un secolo.
Se ti par poco... :rolleyes:



Un balzo enorme...che ha le sue controindicazioni (se si ha la sensibilità di considerarle).

E' un balzo sostanzialmente dovuto al consusmismo.

Ha riempito il piatto in cui si mangia (alterando persino la salubrità di questo, con le infinite alchimie industriali per la massimizzazione dei profittti), e in parallelo ha elevato le aspettative (consumistiche, naturalmente).

Ne deriviamo un mondo di gente che è psichicamente devastata e frustrata dal non riuscire ad essere perfomante rispetto alle aspettative consumistiche, che sono sempre maggiori; e ne deriviamo, oltre ad un aumento delle patologie psichiatriche, un comune sentire che è sempre meno incline a sentimenti di umana reciprocità.

Il bilancio sarebbe indiscutibilmente positivo SE il progresso avesse permesso di soddisfare le esigenze primarie di 100 anni fa SENZA crearne di nuove.
Invece...ha tacitato quelle esigenze primarie, ma ne ha generate di altre e nuove, che peraltro sono oggettivamente secondarie, ma in ottica consumistica sono percepite come iper-primarie!
E inoltre sono "infinite", vaghe, innumerevoli, e si moltiplicano di giorno in giorno.

A livello di benessere globale effettivo, dunque, sarà proprio da zompettare? 8-)
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