Quando si subisce una carognata alle spalle
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Zeta Reticuli
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Quando si subisce una carognata alle spalle
C'è un angolo sul mio poggiolo, tra un vaso di salvia ed uno di peperoncini rossi, che guarda la strada quattro piani più in basso.
Ogni tanto, quando il peso si fa insopportabile, mi affaccio da lì e mentre osservo le persone che vanno e vengono lungo la via e le auto posteggiate, i miei pensieri volano.
Volano a mia madre anziana, quasi cieca ed in fase di declino cognitivo ed a mio figlio, che merita tutto il meglio e che è la prima vittima innocente del matrimonio fallito dei suoi genitori.
E mi immagino di volare anch'io, come il protagonista del video di "Owner of a Lonely Heart" degli Yes, che nella scena finale, per fuggire dai propri fantasmi e dalla propria disperazione, salta giù dalla cima di un grattacielo e mentre cade nel vuoto sì trasforma inaspettatamente in un uccello.
In queste settimane, poi, questo angolo è diventato ancora più spaventoso.
Una ex collega "carissima" – che si trasferisce in un altro ospedale – è riuscita, con la sua cattiveria e vendetta, a farmi prossimamente finire davanti al Consiglio di Disciplina, probabilmente per aver osato di segnalare ad un superiore un suo cronico atteggiamento di "disinteresse e mancata collaborazione" tra le varie figure professionali (avete presenti gli infermierini laureati, che il lavoro sporco lo demandano a figure socialmente inferiori come quella degli OSS?). E diciamo che questa persona non è nuova a certe bassezze, essendo che già in un recente passato si è cimentata in qualche altra carognata a danno di altri colleghi/e a lei sgraditi.
Tralascio ulteriori dettagli, come lo spavaldo menefreghismo nel seguire certe abitudini di reparto, a seguito del quale ho iniziato ad annotare meticolosamente tutto quello che facevo io, per dimostrare un certo impegno da parte mia nel voler evitare disguidi ed immancabili rimproveri (io sono uno degli elementi più anziani di reparto e dovrei essere "a prova di errore").
Io vengo dalla vecchia scuola, quella Regionale dei tempi "preistorici", nella quale ci fu insegnato che esiste la collaborazione fra tutti i membri del gruppo, nell'interesse del malato, ma evidentemente nel corso degli anni è cambiato qualcosa e non ne ho avuto coscienza prima, perché intorno a me vedo tantissimo classismo tipico da laureati e relativo menefreghismo, con gente che se ne sta seduta con gli occhi chiusi e la testa reclinata all'indietro (o col cellulare in mano a chattare) mentre gli altri vanno avanti ed indietro per portare avanti le attività aiutando l'unica persona che in quel momento si sta dando da fare.
E così, probabilmente a seguito della mia segnalazione al superiore, questa cara ex collega ha preso pedissequamente nota di tutti gli errori che facevo io (dopo oltre 25 anni di carriera capita spesso di fare cose in maniera automatica senza rendersi conto che non andrebbero fatte, o magari di fare qualche azione apparentemente brusca per mobilizzare qualche paziente che non collabora e magari ti sfugge anche dalla bocca qualche invocazione alle divinità, perché magari si va a fare la notte con quattro ore di sonno in due giorni e la schiena a pezzi).
Inoltre a questa ex collega piaceva parecchio creare inimicizie tra persone a lei sgradite, portandomi a cercare chiarimenti con alcune persone di altri turni, una delle quali da sua più acerrima nemica è diventata sua confidente nel giro di una ventina di minuti scarsi, andandole probabilmente a riferire certe cose che le avevo confidato ingenuamente sperando di avere un po' di comprensione dopo alcuni disguidi e relative critiche rivolte al nostro modo di lavorare.
Io vedevo questa ex collega, estremamente piena di sé, che ha sempre guardato dall'alto in basso i suoi colleghi quasi disprezzandoli, sempre pronta a celebrare le proprie imprese per rimarcare quanto siano incapaci gli altri rispetto alla sua bravura, come una gran manipolatrice e tendenzialmente anche bugiarda patologica.
Il sindacalista che mi assisterà mi ha già detto che di licenziamento non se ne parla, ma che mi prenderò qualche giorno di "purga", con la raccomandazione di "non sgarrare mai più" in seguito.
Sempre a livello sindacale mi hanno già detto che mi aiuteranno a cambiare reparto, perché lì non devo assolutamente più starci.
Io spero anche che chi ha recepito quelle segnalazioni si sia reso/a conto che questa "cara" ex collega di turno ha voluto calcare abbastanza la mano, probabilmente per vendetta (e non sarebbe nemmeno la prima volta, dato che alle persone a lei antipatiche qualche tempo fa hanno ricevuto la loro bella dose di carognate, rigorosamente fatte alle spalle).
Non so voi cosa ne pensiate, ma io sono veramente allo stremo delle forze. Questo episodio è solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo.
Il burnout è una bestia silenziosa e spesso l'unico sollievo sembra essere quel piccolo angolo sul poggiolo, ma come ho già detto penso a mio figlio ed a mia madre e rientro in cucina, con un carico di angoscia e paura di non riuscire più a gestire questo disagio in futuro.
E tutto questo malessere che affligge migliaia di persone non interessa a chi comanda e/o coordina; bisogna essere come i robot, scattanti ed efficienti al 1000% , felici di lavorare freneticamente e di accumulare stanchezza ed insonnia.
Ed il totale disinteresse da parte degli italiani fa capire quanto il burnout sia un problema ritenuto marginale e che in realtà chi ne soffre viene liquidato come qualcuno che semplicemente non ha voglia di lavorare.
Tra colleghi poi non c'è un minimo di solidarietà; chi inciampa e cade diventa un ramo secco da tagliare, zavorra da eliminare.
Mi mancano otto anni e mezzo al fatidico traguardo dei 67; purtroppo la strada da percorrere è ancora lunga.
P.S. Ho dimenticato di dire che nonostante la situazione che si è creata a seguito del regalo di addio da parte di questa "cara" ex collega, non riesco tuttavia a provare odio e rancore nei suoi confronti, ma soltanto un'enorme sensazione di stupore ed incredulità su come qualcuno possa arrivare a fare del male al/alla collega di turno in questo modo, una persona con un divorzio abbastanza pesante dal punto di vista psicologico (e monetario) appena lasciato alle spalle che in passato le ha raccontato i fatti più personali della sua vita, ritenendola una persona leale e corretta (fino a quando qualcuno mi prese da parte dicendomi "Ti do' un consiglio, non star più a raccontare i fatti tuoi a quella lì, perché ti parla dietro)", giocando sul fatto di aver dato le dimissioni per trasferirsi altrove.
Ed a quasi 60 anni mi ritrovo a dovermela far fare sulla testa da una ragazzetta viziata, arrogante, evidentemente problematica che dalla sua parte ha un'enorme capacità di manipolare le persone.
Spero di uscire da questa storia con le ossa meno rotte possibile (il mio timore è quello di ricevere una sospensione consistente), ma poi resterà la consapevolezza di avere uno stigma cucito addosso, perché se sbagli ed inciampi si rimane marchiati a vita
Ogni tanto, quando il peso si fa insopportabile, mi affaccio da lì e mentre osservo le persone che vanno e vengono lungo la via e le auto posteggiate, i miei pensieri volano.
Volano a mia madre anziana, quasi cieca ed in fase di declino cognitivo ed a mio figlio, che merita tutto il meglio e che è la prima vittima innocente del matrimonio fallito dei suoi genitori.
E mi immagino di volare anch'io, come il protagonista del video di "Owner of a Lonely Heart" degli Yes, che nella scena finale, per fuggire dai propri fantasmi e dalla propria disperazione, salta giù dalla cima di un grattacielo e mentre cade nel vuoto sì trasforma inaspettatamente in un uccello.
In queste settimane, poi, questo angolo è diventato ancora più spaventoso.
Una ex collega "carissima" – che si trasferisce in un altro ospedale – è riuscita, con la sua cattiveria e vendetta, a farmi prossimamente finire davanti al Consiglio di Disciplina, probabilmente per aver osato di segnalare ad un superiore un suo cronico atteggiamento di "disinteresse e mancata collaborazione" tra le varie figure professionali (avete presenti gli infermierini laureati, che il lavoro sporco lo demandano a figure socialmente inferiori come quella degli OSS?). E diciamo che questa persona non è nuova a certe bassezze, essendo che già in un recente passato si è cimentata in qualche altra carognata a danno di altri colleghi/e a lei sgraditi.
Tralascio ulteriori dettagli, come lo spavaldo menefreghismo nel seguire certe abitudini di reparto, a seguito del quale ho iniziato ad annotare meticolosamente tutto quello che facevo io, per dimostrare un certo impegno da parte mia nel voler evitare disguidi ed immancabili rimproveri (io sono uno degli elementi più anziani di reparto e dovrei essere "a prova di errore").
Io vengo dalla vecchia scuola, quella Regionale dei tempi "preistorici", nella quale ci fu insegnato che esiste la collaborazione fra tutti i membri del gruppo, nell'interesse del malato, ma evidentemente nel corso degli anni è cambiato qualcosa e non ne ho avuto coscienza prima, perché intorno a me vedo tantissimo classismo tipico da laureati e relativo menefreghismo, con gente che se ne sta seduta con gli occhi chiusi e la testa reclinata all'indietro (o col cellulare in mano a chattare) mentre gli altri vanno avanti ed indietro per portare avanti le attività aiutando l'unica persona che in quel momento si sta dando da fare.
E così, probabilmente a seguito della mia segnalazione al superiore, questa cara ex collega ha preso pedissequamente nota di tutti gli errori che facevo io (dopo oltre 25 anni di carriera capita spesso di fare cose in maniera automatica senza rendersi conto che non andrebbero fatte, o magari di fare qualche azione apparentemente brusca per mobilizzare qualche paziente che non collabora e magari ti sfugge anche dalla bocca qualche invocazione alle divinità, perché magari si va a fare la notte con quattro ore di sonno in due giorni e la schiena a pezzi).
Inoltre a questa ex collega piaceva parecchio creare inimicizie tra persone a lei sgradite, portandomi a cercare chiarimenti con alcune persone di altri turni, una delle quali da sua più acerrima nemica è diventata sua confidente nel giro di una ventina di minuti scarsi, andandole probabilmente a riferire certe cose che le avevo confidato ingenuamente sperando di avere un po' di comprensione dopo alcuni disguidi e relative critiche rivolte al nostro modo di lavorare.
Io vedevo questa ex collega, estremamente piena di sé, che ha sempre guardato dall'alto in basso i suoi colleghi quasi disprezzandoli, sempre pronta a celebrare le proprie imprese per rimarcare quanto siano incapaci gli altri rispetto alla sua bravura, come una gran manipolatrice e tendenzialmente anche bugiarda patologica.
Il sindacalista che mi assisterà mi ha già detto che di licenziamento non se ne parla, ma che mi prenderò qualche giorno di "purga", con la raccomandazione di "non sgarrare mai più" in seguito.
Sempre a livello sindacale mi hanno già detto che mi aiuteranno a cambiare reparto, perché lì non devo assolutamente più starci.
Io spero anche che chi ha recepito quelle segnalazioni si sia reso/a conto che questa "cara" ex collega di turno ha voluto calcare abbastanza la mano, probabilmente per vendetta (e non sarebbe nemmeno la prima volta, dato che alle persone a lei antipatiche qualche tempo fa hanno ricevuto la loro bella dose di carognate, rigorosamente fatte alle spalle).
Non so voi cosa ne pensiate, ma io sono veramente allo stremo delle forze. Questo episodio è solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo.
Il burnout è una bestia silenziosa e spesso l'unico sollievo sembra essere quel piccolo angolo sul poggiolo, ma come ho già detto penso a mio figlio ed a mia madre e rientro in cucina, con un carico di angoscia e paura di non riuscire più a gestire questo disagio in futuro.
E tutto questo malessere che affligge migliaia di persone non interessa a chi comanda e/o coordina; bisogna essere come i robot, scattanti ed efficienti al 1000% , felici di lavorare freneticamente e di accumulare stanchezza ed insonnia.
Ed il totale disinteresse da parte degli italiani fa capire quanto il burnout sia un problema ritenuto marginale e che in realtà chi ne soffre viene liquidato come qualcuno che semplicemente non ha voglia di lavorare.
Tra colleghi poi non c'è un minimo di solidarietà; chi inciampa e cade diventa un ramo secco da tagliare, zavorra da eliminare.
Mi mancano otto anni e mezzo al fatidico traguardo dei 67; purtroppo la strada da percorrere è ancora lunga.
P.S. Ho dimenticato di dire che nonostante la situazione che si è creata a seguito del regalo di addio da parte di questa "cara" ex collega, non riesco tuttavia a provare odio e rancore nei suoi confronti, ma soltanto un'enorme sensazione di stupore ed incredulità su come qualcuno possa arrivare a fare del male al/alla collega di turno in questo modo, una persona con un divorzio abbastanza pesante dal punto di vista psicologico (e monetario) appena lasciato alle spalle che in passato le ha raccontato i fatti più personali della sua vita, ritenendola una persona leale e corretta (fino a quando qualcuno mi prese da parte dicendomi "Ti do' un consiglio, non star più a raccontare i fatti tuoi a quella lì, perché ti parla dietro)", giocando sul fatto di aver dato le dimissioni per trasferirsi altrove.
Ed a quasi 60 anni mi ritrovo a dovermela far fare sulla testa da una ragazzetta viziata, arrogante, evidentemente problematica che dalla sua parte ha un'enorme capacità di manipolare le persone.
Spero di uscire da questa storia con le ossa meno rotte possibile (il mio timore è quello di ricevere una sospensione consistente), ma poi resterà la consapevolezza di avere uno stigma cucito addosso, perché se sbagli ed inciampi si rimane marchiati a vita
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Quando si subisce una carognata alle spalle
Ciao Zeta benvenuto tra noi 
Ti capisco, e comprendo come ti senti.
Molti di noi vivono una vita inconsapevoli di ciò che di bello hanno, tra una vita familiare unita e in salute, e un ambiente lavorativo sereno e rispettoso.
Ma la maggior parte di noi, vive proprio in ambiente come il tuo.
C’è poco da fare, si può provare a tamponare intervenendo laddove si può, cioè sul privato!
Tu hai un figlio, e giustamente affermi che è lui la vera vittima della frattura che si è venuta a creare nella vostra famiglia. Quindi direi che glielo devi, l’essere forte sopra ogni cosa, sopra il burn out, sopra le delusioni familiari, sopra lo stress lavorativo. Tu hai bisogno di essere forte per aiutare tuo figlio a crescere, perché se molli, equivale ad abbandonarlo!
Sul piano lavorativo guarda, ti dirò, non prendertela con te stesso per esserti aperto con la tua ex collega. È chiaro che in quel periodo in cui la tua famiglia si sgretolava non eri lucido, non potevi esserlo, eri disperato, e quando si è disperato si fanno scelte disperate, quasi mai le scelte giuste!
Avevi un gran bisogno di un amico, di poterti aprire, quindi sei andato dall’unica persona, immagino, che hai trovato disponibile. E spesso certe persone sono proprio così, disponibili per convenienza, per poter utilizzare poi le informazioni a loro vantaggio.
Il mondo è anche pieno di brava gente. Ma sul lavoro, ciò che non puoi scegliere, ciò che non dipende da te, hai bisogno di imparare a conviverci, per il tuo bene, e di ricordarti che il mondo non finisce lì, che fuori da esso hai una vita tua e un figlio tuo che ti ama e che ha bisogno di te.
Di sbagli ne facciamo tutti tanti, o non saremmo esseri umani, saremmo Dei!
Non essere severo con te stesso, lo sei stato già abbastanza a lungo! Perdonati! E vai avanti!
Aspetta che arrivi la pensione, in fondo altri 8 anni non sono niente, passano in un soffio!
Ricorda, tuo figlio avrà d’esempio nient’altro che le tue azioni!
Quindi le scelte che fai oggi, le decisioni che prendi, gli atti che compi, la forza che usi per andare avanti, tuo figlio li registrerà, e li erediterà!
Perciò cerca di lasciargli la migliore eredità che si merita, un esempio che va oltre ciò che decide o dice la gente di te, non sei marchiato a vita dagli altri, ma dalle tue azioni!
Il passato è passato! Gli errori si sono fatti!
Tu lavori per te, non per gli altri, quindi di persone che si danno da fare è che non fanno nulla, o chi lavora per il bene del paziente, e chi no, è pieno il mondo! Non siamo degli eroi, siamo esseri umani, facciamo quel che possiamo così che i rimorsi della coscienza non ci inseguano!
Cerca di farti una promessa, da mantenere, e fallo non soltanto per tuo figlio, ma per te, perché un giorno ti guarderai alle spalle, e avrai bisogno di essere fiero del tuo percorso per poter continuare a vivere una vita in pace, senza fantasmi lì a rincorrerti ogni volta che ti fermi a pensare o che guardi un panorama!
Ti abbraccio forte
Ti capisco, e comprendo come ti senti.
Molti di noi vivono una vita inconsapevoli di ciò che di bello hanno, tra una vita familiare unita e in salute, e un ambiente lavorativo sereno e rispettoso.
Ma la maggior parte di noi, vive proprio in ambiente come il tuo.
C’è poco da fare, si può provare a tamponare intervenendo laddove si può, cioè sul privato!
Tu hai un figlio, e giustamente affermi che è lui la vera vittima della frattura che si è venuta a creare nella vostra famiglia. Quindi direi che glielo devi, l’essere forte sopra ogni cosa, sopra il burn out, sopra le delusioni familiari, sopra lo stress lavorativo. Tu hai bisogno di essere forte per aiutare tuo figlio a crescere, perché se molli, equivale ad abbandonarlo!
Sul piano lavorativo guarda, ti dirò, non prendertela con te stesso per esserti aperto con la tua ex collega. È chiaro che in quel periodo in cui la tua famiglia si sgretolava non eri lucido, non potevi esserlo, eri disperato, e quando si è disperato si fanno scelte disperate, quasi mai le scelte giuste!
Avevi un gran bisogno di un amico, di poterti aprire, quindi sei andato dall’unica persona, immagino, che hai trovato disponibile. E spesso certe persone sono proprio così, disponibili per convenienza, per poter utilizzare poi le informazioni a loro vantaggio.
Il mondo è anche pieno di brava gente. Ma sul lavoro, ciò che non puoi scegliere, ciò che non dipende da te, hai bisogno di imparare a conviverci, per il tuo bene, e di ricordarti che il mondo non finisce lì, che fuori da esso hai una vita tua e un figlio tuo che ti ama e che ha bisogno di te.
Di sbagli ne facciamo tutti tanti, o non saremmo esseri umani, saremmo Dei!
Non essere severo con te stesso, lo sei stato già abbastanza a lungo! Perdonati! E vai avanti!
Aspetta che arrivi la pensione, in fondo altri 8 anni non sono niente, passano in un soffio!
Ricorda, tuo figlio avrà d’esempio nient’altro che le tue azioni!
Quindi le scelte che fai oggi, le decisioni che prendi, gli atti che compi, la forza che usi per andare avanti, tuo figlio li registrerà, e li erediterà!
Perciò cerca di lasciargli la migliore eredità che si merita, un esempio che va oltre ciò che decide o dice la gente di te, non sei marchiato a vita dagli altri, ma dalle tue azioni!
Il passato è passato! Gli errori si sono fatti!
Tu lavori per te, non per gli altri, quindi di persone che si danno da fare è che non fanno nulla, o chi lavora per il bene del paziente, e chi no, è pieno il mondo! Non siamo degli eroi, siamo esseri umani, facciamo quel che possiamo così che i rimorsi della coscienza non ci inseguano!
Cerca di farti una promessa, da mantenere, e fallo non soltanto per tuo figlio, ma per te, perché un giorno ti guarderai alle spalle, e avrai bisogno di essere fiero del tuo percorso per poter continuare a vivere una vita in pace, senza fantasmi lì a rincorrerti ogni volta che ti fermi a pensare o che guardi un panorama!
Ti abbraccio forte

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Zeta Reticuli
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Quando si subisce una carognata alle spalle
Grazie per le tue parole di incoraggiamento.
Mancano sei giorni all'incontro con la Commissione Disciplinare e non nascondo di essere molto in ansia per l'esito.
Forse ho già scritto che, nonostante tutto, non riesco a provare sentimenti ostili nei confronti di quella ex collega che mi ha messo in questa situazione, tutto per aver segnalato un suo comportamento "poco collaborativo" ed egoista nei confronti di chi il mazzo se lo faceva davvero.
Non era una persona benvoluta, questo è sicuro, ma la paura alle spalle più grossa l'ha data a me ed ha ragione il sindacalista quando mi ha detto che se stavo zitto non succedeva nulla. Magra consolazione, quando a quasi 60 anni pensi di avere un ruolo sul lavoro costruito sull'esperienza maturata in quasi 25 anni di servizio, mentre poi ti accorgi di dover sottostare a capricci e prepotenze da parte di gente nata ieri, che dalla loro parte magari hanno qualche aggancio giusto.
Otto anni e mezzo non sono poi così pochi; speriamo solo che passino tranquilli e che qualche politico non li faccia diventare 9 o 10.
Non so se l'ho già scritto, ma spero di uscire da questo brutto film con le ossa meno rotte possibile; io, come tutti, ho commesso anche qualche errore, dovuto ad abitudini incancrenite che chi lavora da tanti anni porta avanti senza rendersene conto (tutto diventa come "normalità").
E come dicevo poc'anzi nonostante tutto non riesco ad odiare quella persona, poiché in me prevalgono sentimenti di stupore ed incredulità per come ci si possa fare male tra colleghi, la classica guerra tra poveri.
Mancano sei giorni all'incontro con la Commissione Disciplinare e non nascondo di essere molto in ansia per l'esito.
Forse ho già scritto che, nonostante tutto, non riesco a provare sentimenti ostili nei confronti di quella ex collega che mi ha messo in questa situazione, tutto per aver segnalato un suo comportamento "poco collaborativo" ed egoista nei confronti di chi il mazzo se lo faceva davvero.
Non era una persona benvoluta, questo è sicuro, ma la paura alle spalle più grossa l'ha data a me ed ha ragione il sindacalista quando mi ha detto che se stavo zitto non succedeva nulla. Magra consolazione, quando a quasi 60 anni pensi di avere un ruolo sul lavoro costruito sull'esperienza maturata in quasi 25 anni di servizio, mentre poi ti accorgi di dover sottostare a capricci e prepotenze da parte di gente nata ieri, che dalla loro parte magari hanno qualche aggancio giusto.
Otto anni e mezzo non sono poi così pochi; speriamo solo che passino tranquilli e che qualche politico non li faccia diventare 9 o 10.
Non so se l'ho già scritto, ma spero di uscire da questo brutto film con le ossa meno rotte possibile; io, come tutti, ho commesso anche qualche errore, dovuto ad abitudini incancrenite che chi lavora da tanti anni porta avanti senza rendersene conto (tutto diventa come "normalità").
E come dicevo poc'anzi nonostante tutto non riesco ad odiare quella persona, poiché in me prevalgono sentimenti di stupore ed incredulità per come ci si possa fare male tra colleghi, la classica guerra tra poveri.
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Quando si subisce una carognata alle spalle
Io non ho ancora 50 anni, e non mi stupisco di atteggiamenti simili. È più facile diventare gente come la tua ex collega, motivo per cui la maggior parte della gente è così. Ne ho incontrate ovunque, in ogni professione e in ogni famiglia.
“Tu fai del male a me, e allora io faccio del male a te”! Soprattutto nelle relazioni amorose è così! È un atteggiamento primitivo, privo di crescita morale e per cui non si fanno grossi sacrifici a svilupparlo.
Va benissimo che tu non nutra risentimento, è proprio di una persona grande!
Quanto alla Commissione disciplinare, le ossa rotte si riparano!
Essere forti vuol dire anche andare incontro alle proprie responsabilità, e ad accogliere le conseguenze delle proprie azioni. Non sto dicendo di “accettare la punizione che ti verrà data”, ma di vederla come parte di un tuo percorso dal quale puoi uscire migliore e più consapevole di ciò che sei diventato, dincio che vorrai essere da questo momento, e di cosa vorrai guardarti alle spalle quando tra dieci anni ti verrà chiesto da tuo figlio, o ti andrà di condividerlo con un amico…
Io vedo come un dono il poter convivere con se stessi senza rimorsi e senza rimpianti.
Se hai sbagliato, hai pagato per i tuoi errori.
“Tu fai del male a me, e allora io faccio del male a te”! Soprattutto nelle relazioni amorose è così! È un atteggiamento primitivo, privo di crescita morale e per cui non si fanno grossi sacrifici a svilupparlo.
Va benissimo che tu non nutra risentimento, è proprio di una persona grande!
Quanto alla Commissione disciplinare, le ossa rotte si riparano!
Essere forti vuol dire anche andare incontro alle proprie responsabilità, e ad accogliere le conseguenze delle proprie azioni. Non sto dicendo di “accettare la punizione che ti verrà data”, ma di vederla come parte di un tuo percorso dal quale puoi uscire migliore e più consapevole di ciò che sei diventato, dincio che vorrai essere da questo momento, e di cosa vorrai guardarti alle spalle quando tra dieci anni ti verrà chiesto da tuo figlio, o ti andrà di condividerlo con un amico…
Io vedo come un dono il poter convivere con se stessi senza rimorsi e senza rimpianti.
Se hai sbagliato, hai pagato per i tuoi errori.

Quando si subisce una carognata alle spalle
ciao,
non è chiara però la necessità per cui tu abbia dovuto segnalarla in primo luogo, non perchè tu avessi torto riguardo i suoi atteggiamenti anzi, ma perchè pare tu conoscessi già fin troppo bene la natura di questa "persona", poi sei piuttosto consapevole che la figura oss sia letteralmente l'ultimo scalino dell'equipe di reparto, senza o con pochissimi riconoscimenti, sfruttata come hai detto tu per il lavoro sporco (dipende anche dal reparto, ti lascio però solo immaginare in geriatria) e soggetta a piedi in testa da parte di costoro, anche giovanissimi e senza esperienza alcuna ma con il pezzo di carta in mano (questa parte presumo sia per te ancora più fastidiosa vista la tua età anagrafica e lavorativa), cosa ti aspettavi quindi esattamente? che una persona come quella non avrebbe contrattaccato? semplicemente poteva farti male e ha deciso di farlo, paradossalmente se adesso qualcuno dovesse chiederle il perché, lei risponderebbe sicuramente perchè è una cosa che comunque hai fatto anche tu in precedenza con la tua segnalazione contro di lei che le ha causato fastidi di varia natura, rimproveri ecc.
non è chiara però la necessità per cui tu abbia dovuto segnalarla in primo luogo, non perchè tu avessi torto riguardo i suoi atteggiamenti anzi, ma perchè pare tu conoscessi già fin troppo bene la natura di questa "persona", poi sei piuttosto consapevole che la figura oss sia letteralmente l'ultimo scalino dell'equipe di reparto, senza o con pochissimi riconoscimenti, sfruttata come hai detto tu per il lavoro sporco (dipende anche dal reparto, ti lascio però solo immaginare in geriatria) e soggetta a piedi in testa da parte di costoro, anche giovanissimi e senza esperienza alcuna ma con il pezzo di carta in mano (questa parte presumo sia per te ancora più fastidiosa vista la tua età anagrafica e lavorativa), cosa ti aspettavi quindi esattamente? che una persona come quella non avrebbe contrattaccato? semplicemente poteva farti male e ha deciso di farlo, paradossalmente se adesso qualcuno dovesse chiederle il perché, lei risponderebbe sicuramente perchè è una cosa che comunque hai fatto anche tu in precedenza con la tua segnalazione contro di lei che le ha causato fastidi di varia natura, rimproveri ecc.
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Quindi secondo il tuo pensiero è doveroso giustificare questa persona, che io ho segnalato semplicemente (e senza alcuna intenzione "punitiva") perché quando c'era da lavorare aiutando l'oss se ne stava a fare la pennichella sulla sedia o si passava il tempo persa nelle chat di WhatsApp?Bonifacio ha scritto:ciao,
non è chiara però la necessità per cui tu abbia dovuto segnalarla in primo luogo, non perchè tu avessi torto riguardo i suoi atteggiamenti anzi, ma perchè pare tu conoscessi già fin troppo bene la natura di questa "persona", poi sei piuttosto consapevole che la figura oss sia letteralmente l'ultimo scalino dell'equipe di reparto, senza o con pochissimi riconoscimenti, sfruttata come hai detto tu per il lavoro sporco (dipende anche dal reparto, ti lascio però solo immaginare in geriatria) e soggetta a piedi in testa da parte di costoro, anche giovanissimi e senza esperienza alcuna ma con il pezzo di carta in mano (questa parte presumo sia per te ancora più fastidiosa vista la tua età anagrafica e lavorativa), cosa ti aspettavi quindi esattamente? che una persona come quella non avrebbe contrattaccato? semplicemente poteva farti male e ha deciso di farlo, paradossalmente se adesso qualcuno dovesse chiederle il perché, lei risponderebbe sicuramente perchè è una cosa che comunque hai fatto anche tu in precedenza con la tua segnalazione contro di lei che le ha causato fastidi di varia natura, rimproveri ecc.
Forse sono io che ho capito male il senso della tua risposta, tuttavia queste nuove leve spesso si presentano con un atteggiamento troppo classista e poco collaborativo; qualcuno fortunatamente capisce l'antifona e si adegua, mentre altri rimangono pezzi di fango e magari riescono anche ad arrivare a ruoli di rilievo.
A lei la mia segnalazione non ha comportato nulla, se non lo scatenare la sua indole vendicativa già messa in moto nei confronti di altri colleghi, i quali sono stati più fortunati di me in quanto non ci lavoravano fissi in turno come facevo io.
E se alla mia età devo anche accettare il fatto di dover abbassare la testa per non ritrovarmi poi vittima di qualche vendetta, è una cosa che ritengo ingiusta.
-
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Quando si subisce una carognata alle spalle
Io ho anche commesso degli sbagli, cose che dopo oltre 25 anni di carriera diventano meccanismi automatici che porti avanti senza nemmeno rendertene conto.Royalsapphire ha scritto:Io non ho ancora 50 anni, e non mi stupisco di atteggiamenti simili. È più facile diventare gente come la tua ex collega, motivo per cui la maggior parte della gente è così. Ne ho incontrate ovunque, in ogni professione e in ogni famiglia.
“Tu fai del male a me, e allora io faccio del male a te”! Soprattutto nelle relazioni amorose è così! È un atteggiamento primitivo, privo di crescita morale e per cui non si fanno grossi sacrifici a svilupparlo.
Va benissimo che tu non nutra risentimento, è proprio di una persona grande!
Quanto alla Commissione disciplinare, le ossa rotte si riparano!
Essere forti vuol dire anche andare incontro alle proprie responsabilità, e ad accogliere le conseguenze delle proprie azioni. Non sto dicendo di “accettare la punizione che ti verrà data”, ma di vederla come parte di un tuo percorso dal quale puoi uscire migliore e più consapevole di ciò che sei diventato, dincio che vorrai essere da questo momento, e di cosa vorrai guardarti alle spalle quando tra dieci anni ti verrà chiesto da tuo figlio, o ti andrà di condividerlo con un amico…
Io vedo come un dono il poter convivere con se stessi senza rimorsi e senza rimpianti.
Se hai sbagliato, hai pagato per i tuoi errori.
Tutto il resto di cui hai parlato descrive perfettamente la natura dell'essere umano, ovvero una bestia vendicativa che fa del male solo per il gusto di farlo.
Si dice che tutto accade per uno scopo e se fai del bene non aspettarti niente in cambio, ma se fai del male preparati perché prima o poi il Karma viene a cercarti per il conto finale.
Io mi sto torturando in questa attesa; mio padre mi diceva che "È inutile fasciarsi la testa prima di rompersela", ma purtroppo sono stato fatto così e spero che mio figlio sia il mio esatto opposto.
Quando lo guardo provo imbarazzo per quello che ho dentro a livello di ansia, perché un padre dovrebbe essere una montagna di riferimento per i propri figli, un faro nella notte, un appiglio sicuro al quale attaccarsi nei momenti di paura.
Ma io mi rendo conto di non riuscire ad essere quel ciclope che vorrei rappresentare per mio figlio.
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Cordis
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Quando si subisce una carognata alle spalle
Data la tua età anagrafica, mi stupisco che tu ti stupisca dell' accaduto, io lavoro in un ambiente brutto e cattivo tra colleghi non ci si vuole bene (con tutte le eccezioni del caso, per carità) ed è normale che dopo un inculata ricevuta partano le vendette, con ogni mezzo.
Quando ero giovane non avevo paura di nessuno, ora ho lo spray al pepe (confezione magnum) in borsa, in macchina, e continuo a non aver paura di nessuno.
Dal momento che fai una segnalazione CONTRO un tuo collega è chiaro che l'altro non ti vuole proprio bene..., o hai il potere di farlo perché sei il suo capo e sai che, il tuo di capo, darà ragione a te in caso di problemi, oppure è normale (nel senso che è sempre così) che l'altro avrà una reazione.
Che tu abbia ragione e lei torto è una cosa che riguarda solo te.
Non riguarda lei, perché la pensa all' opposto.
Non riguarda l'azienda, che vede solo un problema che avrebbe preferito non avere.
Non riguarda gli altri colleghi, che comunque la pensino, non si esporranno salvo non si trovino coinvolti direttamente.
Io, in una situazione analoga:
1 mi lamento col collega x il suo comportamento.
2 intimo al collega di piantarla, altrimenti minacciò di lamentarmi per iscritto (e già qui, in un modo o nell'altro, spesso si arriva a una soluzione).
3 mi lamento per iscritto, e al collega posso dire: "te l'avevo detto, ti avevo avvisato..."
Dopo il punto 3, e ancora di più se per qualche motivo avevo deciso di saltare i punti 1 e 2, attendo sviluppi, incluse reazioni del collega "incriminato".
In tanti anni mi è capitato di ricevere ragione, ma mi è anche capitato di dover subire
Non sarebbe la prima volta che due si aspettano fuori dai cancelli...
Sicuramente tra infermieri la normalità sarà diversa, ma le dinamiche sottostanti sono sempre le stesse.
Quando ero giovane non avevo paura di nessuno, ora ho lo spray al pepe (confezione magnum) in borsa, in macchina, e continuo a non aver paura di nessuno.
Dal momento che fai una segnalazione CONTRO un tuo collega è chiaro che l'altro non ti vuole proprio bene..., o hai il potere di farlo perché sei il suo capo e sai che, il tuo di capo, darà ragione a te in caso di problemi, oppure è normale (nel senso che è sempre così) che l'altro avrà una reazione.
Che tu abbia ragione e lei torto è una cosa che riguarda solo te.
Non riguarda lei, perché la pensa all' opposto.
Non riguarda l'azienda, che vede solo un problema che avrebbe preferito non avere.
Non riguarda gli altri colleghi, che comunque la pensino, non si esporranno salvo non si trovino coinvolti direttamente.
Io, in una situazione analoga:
1 mi lamento col collega x il suo comportamento.
2 intimo al collega di piantarla, altrimenti minacciò di lamentarmi per iscritto (e già qui, in un modo o nell'altro, spesso si arriva a una soluzione).
3 mi lamento per iscritto, e al collega posso dire: "te l'avevo detto, ti avevo avvisato..."
Dopo il punto 3, e ancora di più se per qualche motivo avevo deciso di saltare i punti 1 e 2, attendo sviluppi, incluse reazioni del collega "incriminato".
In tanti anni mi è capitato di ricevere ragione, ma mi è anche capitato di dover subire
Non sarebbe la prima volta che due si aspettano fuori dai cancelli...
Sicuramente tra infermieri la normalità sarà diversa, ma le dinamiche sottostanti sono sempre le stesse.
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Zeta Reticuli
- Amico level one
- Messaggi: 21
- Iscritto il: 28/07/2025, 10:20
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- Località: Italia
Quando si subisce una carognata alle spalle
Ribadisco che la mia non è stata una segnalazione ufficiale, ma una cosa detta in via "colloquiale" con un superiore, senza alcuna intenzione di avviare meccanismi istituzionali (sapevo già che da lì a breve se ne sarebbe andata, quindi non avevo né voglia né interesse a scatenare un inferno).
Consideriamo poi anche un suo atteggiamento strafottente nei confronti di alcune abitudini organizzative di reparto, alle quali lei spesso non dava importanza ed io, dopo la terza o quarta cazziata da parte di altri colleghi, ho deciso di prendere in mano la supervisione delle cose che c'erano da fare, lasciando traccia in modo che si capisse che erano state fatte e chi le aveva fatte.
Anche questo sicuramente ha contribuito ad alzare l'asticella del rancore e della vendetta, e tutti sappiamo cos'è successo dopo. Sicuramente c'è stata anche una lingua biforcuta che ha avuto la sua parte nell'avvisare questa persona (prima non si potevano vedere e dopo 15 minuti erano diventate pappa e ciccia).
Diverse volte mi sono trovato a cercare di far passare il messaggio "Cerchiamo di fare più attenzione, almeno evitiamo che poi ci vengano a dire qualcosa"; il tenore delle sue risposte era quasi sempre sulla falsariga del "Me ne fotto".
Cos'altro potevo fare? Non sono il tipo da prendere il toro per le corna o da aspettare qualcuno fuori dai cancelli.
Il mio più grande sbaglio è stata l'ingenuità ed il pensare che non sarebbe successo nulla, vista anche la pessima reputazione che questa persona si era costruita intorno a sé.
Sono stato un fesso, lo ammetto.
Consideriamo poi anche un suo atteggiamento strafottente nei confronti di alcune abitudini organizzative di reparto, alle quali lei spesso non dava importanza ed io, dopo la terza o quarta cazziata da parte di altri colleghi, ho deciso di prendere in mano la supervisione delle cose che c'erano da fare, lasciando traccia in modo che si capisse che erano state fatte e chi le aveva fatte.
Anche questo sicuramente ha contribuito ad alzare l'asticella del rancore e della vendetta, e tutti sappiamo cos'è successo dopo. Sicuramente c'è stata anche una lingua biforcuta che ha avuto la sua parte nell'avvisare questa persona (prima non si potevano vedere e dopo 15 minuti erano diventate pappa e ciccia).
Diverse volte mi sono trovato a cercare di far passare il messaggio "Cerchiamo di fare più attenzione, almeno evitiamo che poi ci vengano a dire qualcosa"; il tenore delle sue risposte era quasi sempre sulla falsariga del "Me ne fotto".
Cos'altro potevo fare? Non sono il tipo da prendere il toro per le corna o da aspettare qualcuno fuori dai cancelli.
Il mio più grande sbaglio è stata l'ingenuità ed il pensare che non sarebbe successo nulla, vista anche la pessima reputazione che questa persona si era costruita intorno a sé.
Sono stato un fesso, lo ammetto.
Quando si subisce una carognata alle spalle
a meno che costei non avesse attuato comportamenti nocivi e deleteri (mobbing), tali da mettere costantemente a disagio durante il turno di lavoro me oppure volendo anche un altro collega magari troppo timido e timoroso di segnalare la cosa da sè, onestamente io non mi sarei imbarcato in questa crociata dichiarandole apertamente guerra (ufficiale o meno che fosse la tua azione), ancor meno se non so di essere poi capace di sopportare emotivamente le conseguenze (come nel tuo caso, dove è palese che per te il suo "contrattacco" sia stato grave e pesante), ma avrei al contrario a convenienza e per quanto difficile cercato di fare per quieto vivere buon viso a cattivo gioco, perchè alla fine lei è infermiera (laureata, con vari master secondo i criteri dell'ECM, blabla e quant'altro) e nel 90% dei casi non possiamo dire niente contro queste figure, a volte nemmeno quando proviene già qualcosa dall'alto (altri infermieri, coordinatore, medici e/ magari primario che se ne lamentino), a dimostrazione di ciò c'è proprio l'effetto nullo della tua segnalazione (anche se un minimo di fastidio glielo hai comunque causato, se ciò ti consola), per la quale l'unica possibilità di successo a mio modesto parere sarebbe stata una segnalazione di massa contro di lei, cioè tu e i tuoi colleghi insieme (oss e non), in tal caso probabilmente la faccenda non si sarebbe potuta dileguare in quattro e quattro otto, lo stesso però sarebbe stato uno scenario altamente improbabile perchè stai ben certo che la maggior parte per quieto vivere fa il mio stesso pensiero. tutti a criticare don abbondio fin quando non si scopre poi che in effetti con il suo stile di vita la probabilità di vivere tranquilli è più alta. ma poi in tutta sincerità mi dici se ne è valsa la pena? alla fine molto probabilmente lei per come l'hai descritta (manipolatrice in primis) manterrà lo stesso comportamento e lo stesso modus operandi anche nel reparto dell'ospedale in cui andrà, mentre tu hai ricevuto una batosta non da poco che probabilmente fossi stato più giovane e con meno esperienza ti sarebbe costato il posto.
discorso diametralmente opposto sarebbe stato se tu avessi fin dal principio avuto invece piena intenzione e consapevolezza delle conseguenze del tuo gesto iniziale contro di lei, ma purtroppo ripeto non credo sia stato questo il tuo caso, è come se avessi sottovalutato il tutto.
che dire dunque adesso, ti auguro che il sindacalista abbia ragione e che la pena ti sia il più lieve possibile, buona fortuna anche per il dopo quando dovrai riassestarti emotivamente per il rientro nello stesso reparto o in un altro che sia.
tutto quello che dici è condivisibile, ma se per quieto vivere avessi ignorato relativamente la cosa - come fanno e hanno fatto la maggior parte se non proprio tutti i tuoi colleghi - allora adesso vi sareste salutati in "cordiale antipatia" e la cosa sarebbe finita lì, poichè non penso proprio che lei avrebbe trovato motivazione e voglia di prendere appunti su di te per far poi lo stesso la segnalazione di ripicca.Ed a quasi 60 anni mi ritrovo a dovermela far fare sulla testa da una ragazzetta viziata, arrogante, evidentemente problematica che dalla sua parte ha un'enorme capacità di manipolare le persone
discorso diametralmente opposto sarebbe stato se tu avessi fin dal principio avuto invece piena intenzione e consapevolezza delle conseguenze del tuo gesto iniziale contro di lei, ma purtroppo ripeto non credo sia stato questo il tuo caso, è come se avessi sottovalutato il tutto.
che dire dunque adesso, ti auguro che il sindacalista abbia ragione e che la pena ti sia il più lieve possibile, buona fortuna anche per il dopo quando dovrai riassestarti emotivamente per il rientro nello stesso reparto o in un altro che sia.