Leggendo questo forum ho l'impressione che molte persone affrontino la vita con una certa rassegnazione. Non lo dico con intento critico: immagino che dietro questo atteggiamento ci siano esperienze e motivi validi, spesso anche molto dolorosi.
Mi chiedo però da cosa nasca questa sensazione di arrendersi alle difficoltà e quanto, secondo voi, pesi il giudizio o il pensiero degli altri nel condizionare il modo in cui affrontiamo la vita. A volte sembra che l'opinione altrui possa diventare un limite davvero importante.
È chiaro che esistono situazioni molto difficili, in cui mantenere un atteggiamento positivo è tutt'altro che semplice. Non voglio banalizzare questo aspetto. Mi piacerebbe però sapere come vivete voi le sfide della vita: cosa vi aiuta ad andare avanti? Cercate di reagire, oppure pensate che ci siano circostanze in cui la rassegnazione sia inevitabile?
Grazie a tutti ^^
Come vivete le sfide della vita?
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ClaudiaK
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Re: Come vivete le sfide della vita?
Ho sempre avuto la stessa impressione, che riguarda questo Forum e non riguarda altri Forum che trattano le stesse tematiche.VeraVita ha scritto: 28/06/2026, 7:33 Leggendo questo forum ho l'impressione che molte persone affrontino la vita con una certa rassegnazione. Non lo dico con intento critico: immagino che dietro questo atteggiamento ci siano esperienze e motivi validi, spesso anche molto dolorosi.
E dunque mi sono posta tante volte la stessa tua domanda.
Solo che non ho mai trovato la risposta, nel senso che non posso credere che su questo Forum arrivi la accurata selezione di quanti vogliano esprimere "solo" un grido di dolore e non cerchino risposte ai loro problemi. Dico questo anche perchè alcuni nick che sono qui...sono con lo stesso nick e le stesse tematiche anche in altri Forum, nei quali risultano molto più partecipi e propositivi.
Quindi...boh...secondo me certamente conta un'indole personale molto improntata a vittimismo e rassegnazione, ma conta anche tanto il constatare che molto spesso, qui e non altrove, è molto più raro quel confronto "inter pares" che iinvece è la vera forza di altri Forum similari. E siamo sempre al solito punto : chiunque si rivolga ad un Forum di auto-aiuto cerca anzitutto un confronto aperto con persone che abbiano vissuto esperienza analoghe, e NON "pseudo-diagnosi" che indicano di rivolgersi ad "esperti". E mi sembra anche abbastanza logico che ai tanti che...a un "esperto" si erano già rivolti , restandone più che delusi...si senta talmente incompreso dal trovare questo tipo di risposta, da perdere anche la voglia di coninuare a postare.
Solito esempino da mezza lira : in altro Forum partecipai ad un 3D che sembrava ai confini con il credibile, tanto che l'Admin si premurò di dire "questo NON è un troll! Siccome può sembrarlo mi faccio io garante che NON lo è. QUINDI : chiunque pensi il contrario è invitato direttamente a NON partecipare".
Si trattava di un caso di incesto tra madre e figlio, in cui la madre aveva manipolato il figlio fin dalla primissima infanzia nel senso che fosse "normale" fare sesso tra madre e figlio.
Parteciparono parecchi utenti, tutti dotati di buona cutura e sensibilità ma svolgenti le più svariate professioni, che riuscirono perfettamente a far capire al ragazzo come fosse stato vittima di una manipolazione e violenza psicologica di interesse addirittura PENALE. E il concetto di "chiedi ad uno Psichiatra" emerse solo quando era chiaro ch eil ragazzo avesse compreso il male inflittogli da sua madre, ma - come tutti i manipolati - non riuscisse a comprendere il grado assurdo e gravissimo di quella manipolazione. Per cui gli si disse . "hai inquadrato tutto ma non la gravità, e su questo è opportuno che ne parli con uno Psichiatra , sia per capire a fondo la patologia di tua madre, e sia per arrivare a vederla nella gravità che ha e ruscire TU a superare questo abuso."
Io direi che molto conta l'indole, e il resto lo fanno anche gli incontri negativi e che ti portano a fondo, anzichè porgere la mano per risalire.VeraVita ha scritto: 28/06/2026, 7:33 Mi chiedo però da cosa nasca questa sensazione di arrendersi alle difficoltà e quanto, secondo voi, pesi il giudizio o il pensiero degli altri nel condizionare il modo in cui affrontiamo la vita. A volte sembra che l'opinione altrui possa diventare un limite davvero importante.
(io ho temuto che mio figio potesse persino deprimersi per al sua fraterna amicizia con un coetano totalmente diverso da lui, in tutto-tutto-tutto. Questo non faceva altro che bivaccare in casa (di sua madre, tutta-tutta-tutta diversa da me, e che dopo la terza media gli disse "se buoi continuare a studiare te lo paghi tu, perchè io ti pago solo il corso da fotomodello, se lo vuoi fare"! ). Ovviamente il corso era un truffa, e già si capiva dal fatto che nessun corso serio avrebbe iscritto un ragazzo alto 1,65, e allora...dopo i venti viveva stabilmente sul divano, o dormendo o giocando alla playstation, e aveva un solo mantra "in questo mondo non c'è posto per noi giovani".
Posso confessare di averlo ODIATO in questa ottusità inamovibile e depressogena con cui cercava di contagiare tutti.
Ovviamente la facevo notare a mio figlio,e poi anche gli altri amici l'hanno inquadrato e...giocoforza...lasciato perdere per non assumere con la sua presenza una dose massiccia e quotidiana di depressivo! Se oggi ha un buon lavoro lo deve a mio figlio che glielo trovò quando lavorava per una Agenzia Privata per il Lavoro.)
Di sfide parecchio difficili ne ho subite tante.VeraVita ha scritto: 28/06/2026, 7:33 Mi piacerebbe però sapere come vivete voi le sfide della vita: cosa vi aiuta ad andare avanti? Cercate di reagire, oppure pensate che ci siano circostanze in cui la rassegnazione sia inevitabile?
Onestamente non mi sono mai posta il problema di "reagire", inteso come atto programmatico di volontà.
Ho sempre reagito, ma mi era semplicemente istintivo e naturale.
E per questo penso che l'indole personale sia fondamentale (mio "fratello", che tra l'altro è più quello che ha fatto subire al prossimo che non quello che ha "subito" lui su di sè, è il contrario di me : svolta sempre tutto in vittimismo del tutto irragionevole e infondato, e non ha MAI dato segno di volersi risolvere la sua vita con le proprie forze. MAI!)
Odio le citazioni. Dimmi quello che hai capito TU.
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Re: Come vivete le sfide della vita?
Innanzitutto ti ringrazio davvero per aver risposto sempre alle mie domande. Apprezzo tanto il tempo e l'attenzione che dedichi agli altri.
Mamma mia, che vita intensa che hai avuto e quante storie hai incrociato! Mi sarebbe tanto piaciuto incontrare una persona come te, soprattutto nei momenti più bui della mia adolescenza, ma anche da adulta, quando ancora cercavo di capire tante cose di me.
La storia del ragazzo vittima della madre mi ha davvero colpita... è terrificante. Spero con tutto il cuore che riesca a ricostruirsi una vita e a trovare un po' di serenità. Mi è dispiaciuto anche leggere dell'altro ragazzo, quello a cui la mamma avrebbe pagato solo il corso da modello. Faccio fatica a capire come un genitore possa ridurre il futuro di un figlio a una cosa del genere, ma questa è solo una mia impressione. È stato davvero un bel gesto da parte di tuo figlio trovargli un lavoro.
Per quanto riguarda quello che dici sull'indole, invece, credo di vederla un po' diversamente. Penso che il carattere abbia sicuramente il suo peso, ma non credo che sia l'unica chiave di lettura. A volte nella vita si attraversano dolori davvero profondi, che ti fanno perdere i punti di riferimento e rendono difficile perfino immaginare che possa esistere un dopo. In quei momenti è facile pensare che la vita non abbia un senso, ma forse, più che essere il senso a mancare, siamo noi a non essere ancora nelle condizioni di vederlo. Col tempo, magari, si riesce a dare un significato diverso a quello che si è vissuto o semplicemente a guardarlo con occhi diversi.
Per questo faccio un po' fatica quando si conclude che una persona "non è portata" per qualcosa o che esista un'unica strada giusta da seguire. A volte non è una questione di capacità, ma semplicemente di tempi. C'è chi ha bisogno di più tempo per rialzarsi, per trovare la propria direzione o per capire cosa desidera davvero.
E poi mi chiedo anche un'altra cosa: siamo davvero sicuri che quello che la società ci propone come modello di una vita riuscita – il lavoro sicuro, il matrimonio, i figli, la bella macchina e così via – sia ciò di cui tutti abbiamo davvero bisogno per stare bene? Forse una parte della sofferenza nasce anche dal sentirsi inadeguati rispetto a un modello che non appartiene a tutti.
Questa è solo la mia impressione, ma mi piaceva condividere con te questo punto di vista.
Mamma mia, che vita intensa che hai avuto e quante storie hai incrociato! Mi sarebbe tanto piaciuto incontrare una persona come te, soprattutto nei momenti più bui della mia adolescenza, ma anche da adulta, quando ancora cercavo di capire tante cose di me.
La storia del ragazzo vittima della madre mi ha davvero colpita... è terrificante. Spero con tutto il cuore che riesca a ricostruirsi una vita e a trovare un po' di serenità. Mi è dispiaciuto anche leggere dell'altro ragazzo, quello a cui la mamma avrebbe pagato solo il corso da modello. Faccio fatica a capire come un genitore possa ridurre il futuro di un figlio a una cosa del genere, ma questa è solo una mia impressione. È stato davvero un bel gesto da parte di tuo figlio trovargli un lavoro.
Per quanto riguarda quello che dici sull'indole, invece, credo di vederla un po' diversamente. Penso che il carattere abbia sicuramente il suo peso, ma non credo che sia l'unica chiave di lettura. A volte nella vita si attraversano dolori davvero profondi, che ti fanno perdere i punti di riferimento e rendono difficile perfino immaginare che possa esistere un dopo. In quei momenti è facile pensare che la vita non abbia un senso, ma forse, più che essere il senso a mancare, siamo noi a non essere ancora nelle condizioni di vederlo. Col tempo, magari, si riesce a dare un significato diverso a quello che si è vissuto o semplicemente a guardarlo con occhi diversi.
Per questo faccio un po' fatica quando si conclude che una persona "non è portata" per qualcosa o che esista un'unica strada giusta da seguire. A volte non è una questione di capacità, ma semplicemente di tempi. C'è chi ha bisogno di più tempo per rialzarsi, per trovare la propria direzione o per capire cosa desidera davvero.
E poi mi chiedo anche un'altra cosa: siamo davvero sicuri che quello che la società ci propone come modello di una vita riuscita – il lavoro sicuro, il matrimonio, i figli, la bella macchina e così via – sia ciò di cui tutti abbiamo davvero bisogno per stare bene? Forse una parte della sofferenza nasce anche dal sentirsi inadeguati rispetto a un modello che non appartiene a tutti.
Questa è solo la mia impressione, ma mi piaceva condividere con te questo punto di vista.
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Re: Come vivete le sfide della vita?
Sono d'accordo, ma in parte.VeraVita ha scritto: 28/06/2026, 18:13 Per quanto riguarda quello che dici sull'indole, invece, credo di vederla un po' diversamente. Penso che il carattere abbia sicuramente il suo peso, ma non credo che sia l'unica chiave di lettura. A volte nella vita si attraversano dolori davvero profondi, che ti fanno perdere i punti di riferimento e rendono difficile perfino immaginare che possa esistere un dopo. In quei momenti è facile pensare che la vita non abbia un senso, ma forse, più che essere il senso a mancare, siamo noi a non essere ancora nelle condizioni di vederlo. Col tempo, magari, si riesce a dare un significato diverso a quello che si è vissuto o semplicemente a guardarlo con occhi diversi.
Il ruolo (direi indiscutibile)dell'indole lo vedi meglio nei casi più banali : pensa, ad esempio a quante persone (sia donne che uomini) danno letteralmente di matto per un tradimento coniugale! Non c'è dubbio che vivano un dolore profondo e lancinante, ma è la loro indole a far sentire loro questo dolore come insuperabile ed esiziale.
Poi, e in qualunque dolore, moltissimo conta il contesto in cui lo si vive, e di sicuro lo si vive in un modo quando si può contare su una rete familiare e amicale che è capace di sostegno amorevole e intelligente, mentre lo si vive in tutt'altro modo quando questa rete non c'è o si è convinti di non averla.
Più che di persona "non portata", nell'esempio del canto portavo il caso della persona "negata".VeraVita ha scritto: 28/06/2026, 18:13 faccio un po' fatica quando si conclude che una persona "non è portata" per qualcosa o che esista un'unica strada giusta da seguire. A volte non è una questione di capacità, ma semplicemente di tempi. C'è chi ha bisogno di più tempo per rialzarsi, per trovare la propria direzione o per capire cosa desidera davvero.
Ognuno di noi è particolarmente portato per qualcosa e anche negato per molte altre.
Io lo sono sicuramente per lo sport : ero un fenomeno come "centometrista", ma poi finiva assolutamente lì e non avevo il bemchè minimo interesse per nessuna discipliva sportiva, al punto da rifiutarmi di solo apprenderne le regole.
Stesso per la musica : amo moltissimo ascoltare la musica, ma di imparare a comporla o ad usare uno strumento...manco a parlarne.
Così come non credo che esista un'unica "strada giusta", e soprattutto il mondo dell'arte e della letteratura pullulano di autodidatti geniali. Di solito, però, esiste un percorso canonico che è fatto di studio, e ti confesso che credo molto di più in quanti hanno studiato e si sono impadroniti del METODO per poi superarlo con la loro personalità geniale (Pablo Picasso o Umberto Eco per tutti).
Del tutto d'acordo con te, e non ho mai pensato questo, ma proprio mai.VeraVita ha scritto: 28/06/2026, 18:13 E poi mi chiedo anche un'altra cosa: siamo davvero sicuri che quello che la società ci propone come modello di una vita riuscita – il lavoro sicuro, il matrimonio, i figli, la bella macchina e così via – sia ciò di cui tutti abbiamo davvero bisogno per stare bene? Forse una parte della sofferenza nasce anche dal sentirsi inadeguati rispetto a un modello che non appartiene a tutti.
Anzi, trovo da sempre che il modello classico faccia tante vittime.
Odio le citazioni. Dimmi quello che hai capito TU.