L'uomo meccatronico non ha empatia

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Re: L'uomo meccatronico non ha empatia

#11 Messaggio da ClaudiaK »

RyanTheNorthman ha scritto: 06/07/2026, 20:01 Io comunque, aldilà di tutto, credo che, per qualsiasi problematica e condizione delicata a livello psicologico, non esistano solo gli psicofarmaci, ma molte altre alternative da provare prima di quelli; essi dovrebbero essere considerati l'ultima spiaggia,
Il problema è che l'inquadramento di un problema come "psicologico" è già una "diagnosi" che non è autorizzata da nessuno, e che può diventare anche molto pericolosa nel far trascurare diagnosi serie (ho portato sopra l'esempio della coppia di conoscenti che è andata a fare anche la "terapia di coppia", mentre il tumore nel cervello di lui cresceva all'insaputa di tutti).
D'altra parte lo dice il Codice Deontologico degli Psicologi, e non io, che (testuale) "lo Psicologo deve riconoscere le limitazioni delle proprie competenze", e che "debba svolgere i primi incontri con il paziente allo scopo poter tracciare la sua storia clinica" e soprattutto che "debba inviare il cliente al Medico o allo Psichiatra (eventualmente colalborando se e quando questo è utile" non appena abbia contezza che il problema del cliente NON è "psicologico" o non è SOLO psicologico".
Resta (come per tante leggi italiane) il mistero gaudioso del "come fa uno che non è Medico a stabilire che il problema del tal cliente NON è solo o non è affatto "psicologico" ?
Soccorre intelligenza media : se prima di rivolgersi a qualunque Piscologo, ci si fa una chiacchierata col proprio Medico...facile che ci si azzecchi più facilmente!

Quanto agli psicofarmaci : non esiste Forum psico in cui manchi il partito di chi è aprioristicamente contrario agli psicofarmaci .
Rispettando qualunque idea differente, di base li considero farmaci come tutti gli altri, e non essendo patita di farmaci ne uso il meno possibile (nel mio armadietto è presente solo la tachipirina, per dire). Ma quando servono...servono! (tutti i farmaci, nessuno dei quali è privo di possibili effetti indesiderati).
Gli psicofarmaci li ho presi in tutta la mia vita per soli otto mesi, prescritti dal mio Mdico di base per gli attacchi di panico e devo dire che dopo quegli otto mesi io ho DIMENTICATO cosa siano gli attacchi di panico (e parlo di circa 25 anni fa), mentre i tanti conoscenti che li hanno affrontati con Psicologi...alla "ricerca del trauma"...hanno visto gli attacchi di panico solo peggiorare fino a diventare pesantemente invalidanti . La mia conoscente bipolare GRAVE, invece, ha avuto familiari amorevoli che l'hanno letteralmente sottratta allo Psicologo da cui anadava ormai da mesi, per portarla dallo Psichiatra, solo il giorno in cui bisognava presidiarla in tre perchè ormai delirava solo di suicidio. E credo di dover aggiungere che lo Psichiatra faticò non poco a centrare i principi attivi e le dosi sufficienti a dominare un caso così grave, ma...lo psicologo...ci chiacchierava a pagamento così volentieri...
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Re: L'uomo meccatronico non ha empatia

#12 Messaggio da Navigator63 »

RyanTheNorthman ha scritto: 06/07/2026, 20:01Io comunque, aldilà di tutto, credo che, per qualsiasi problematica e condizione delicata a livello psicologico, non esistano solo gli psicofarmaci, ma molte altre alternative da provare prima di quelli
Concordo.

Ma il primo passo è SEMPRE riconoscere la propria condizione o difficoltà.
Mentre IMHO l'OP sembra difeso dietro una negazione ("Non ho un problema, sono un 'alieno' diverso da tutti gli altri"). :mmm2:
(o forse è un troll :dunno: )
Inoltre, purtroppo, l'empatia, non dà vantaggi in molti ambiti, non facilita il rapportarsi e lo stare in società
Non sono d'accordo (oppure diamo alla parola significati diversi).
L'empatia è la capacità di sentire ciò che sente l'altro (em-pathos), e quindi comprenderne lo stato d'animo.

Non vedo come questo potrebbe essere un handicap.
Mi ricordi quelli che si lamentano "Sono troppo sensibile... e quindi sto male". Ma IMO il problema di costoro non è la sensibilità, bensì la fragilità (uno può essere sensibile ma NON fragile).

Se uno di suo è forte e solido, l'empatia potrà usarla o meno a seconda dei casi. Se invece è fragile, potrebbe sentirsi travolto da quello che sente... ma forse in quei casi, più che empatia si potrebbe trattare di proiezione o identificazione.

O forse non ho capito cosa vuoi dire. Mi vuoi fare un esempio pratico di svantaggio dall'empatia? :mmm2:
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Re: L'uomo meccatronico non ha empatia

#13 Messaggio da DanyDuck »

RyanTheNorthman ha scritto: 06/07/2026, 20:01
Inoltre, purtroppo, l'empatia, non dà vantaggi in molti ambiti, non facilita il rapportarsi e lo stare in società e, perciò, non funziona per tutti coloro che la possiedono.
E quali sarebbero questi "molti ambiti, non facilita il rapportarsi e lo stare in società" di cui parli? Io nella mia personale esperienza di vita ho avuto riscontro dell'esatto contrario, chi riesce ad essere molto empatico tende ad avere più amici, più conquiste amorose e più successo nel lavoro, quindi solo vantaggi.
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#14 Messaggio da Navigator63 »

DanyDuck ha scritto: 07/07/2026, 13:27Io nella mia personale esperienza di vita ho avuto riscontro dell'esatto contrario, chi riesce ad essere molto empatico tende ad avere più amici...
Esatto.
Chi ha empatia "vera" (nel senso reale del termine) è anche capace di gestirla. Non è che l'applica sempre e comunque, o ne viene travolto.
Quindi la vive quando è il caso, e contribuisce al suo successo interpersonale.

Forse chi parla dell'empatia come un problema, è chi viene "travolto" dalle proprie emozioni (e questo certo può creare problemi), e si convince che ciò accada per causa di empatia. :dunno:

Aspettiamo di sentire un esempio di empatia che crea problemi. :mmm2:
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Re: L'uomo meccatronico non ha empatia

#15 Messaggio da ClaudiaK »

DanyDuck ha scritto: 07/07/2026, 13:27
RyanTheNorthman ha scritto: 06/07/2026, 20:01
Inoltre, purtroppo, l'empatia, non dà vantaggi in molti ambiti, non facilita il rapportarsi e lo stare in società e, perciò, non funziona per tutti coloro che la possiedono.
E quali sarebbero questi "molti ambiti, non facilita il rapportarsi e lo stare in società" di cui parli? Io nella mia personale esperienza di vita ho avuto riscontro dell'esatto contrario, chi riesce ad essere molto empatico tende ad avere più amici, più conquiste amorose e più successo nel lavoro, quindi solo vantaggi.
Concordo con te , Dany, nel non riuscire neanche ad immaginare una sola ipotesi in cui l'essere dotati di empatia possa rivelarsi uno svantaggio.
Però credo che tutto dipenda dal significato che comunemente si dà al termine <empatia>, abbinandolo alla bontà/generosità/apertura verso il prossimo.
In realtà, come dicevo sopra, l'empatia è invece "soltanto" la capacità di intuire gli stati d'animo altrui, e questo è sempre importante per stare al mondo. E poi ognuno usa questa capacità secondo la propria indole, che può andare da quella del benefattore a quella opposta del truffatore, con un oceano di declinazioni del tutto differenti da <bontà-cattiveria>. E ne sono un esempio la stragrande maggioranza dei Comici attuali (Verdone e Zalone per tutti) che mettono un'empatia decisamente ragguardevole al servizio della loro intelligenza e ironia (altrettanto ragguardevoli) e di una Comicità di primissimo livello.

Probabilmente l'empatia porta danno soltanto a chi è ne è privo ma si illude di averne.
Mi viene in mente Mara Venier o quel mio amico che, quando era a corto di argomenti verso il suo critico interlocutore, credeva di svoltare dicendo "io nella tua testa ci faccio il motocross". In entrambi i casi persone molto arriviste che non possono dirsi "Colte" o "Intelligenti", ma soltanto furbastre. Di indole manipolatoria, sono lontane anni luce dall'empatia , ma ripetono il copione della "empatia da mezza lira", finta come quella dei piazzisti di commercio formati in "corsi marketing a modico orezzo" , e allenata con successo su una platea di semplici e sprovveduti. Ovviamente sbattono di muso e si fanno male quando incappano in chi non è semplice e sprovveduto. Ma ancora una volta questo è il risultato della loro MANCANZA di empatia o di una empatia estremamente limitata che li rende semplicemente odiosi a chi ne sia davvero dotato, e inquadra in pochi secondi la loro pochezza.
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Re: L'uomo meccatronico non ha empatia

#16 Messaggio da DanyDuck »

ClaudiaK ha scritto: 08/07/2026, 11:20

Concordo con te , Dany, nel non riuscire neanche ad immaginare una sola ipotesi in cui l'essere dotati di empatia possa rivelarsi uno svantaggio.
Però credo che tutto dipenda dal significato che comunemente si dà al termine <empatia>, abbinandolo alla bontà/generosità/apertura verso il prossimo.
In realtà, come dicevo sopra, l'empatia è invece "soltanto" la capacità di intuire gli stati d'animo altrui, e questo è sempre importante per stare al mondo. E poi ognuno usa questa capacità secondo la propria indole, che può andare da quella del benefattore a quella opposta del truffatore, con un oceano di declinazioni del tutto differenti da <bontà-cattiveria>. E ne sono un esempio la stragrande maggioranza dei Comici attuali (Verdone e Zalone per tutti) che mettono un'empatia decisamente ragguardevole al servizio della loro intelligenza e ironia (altrettanto ragguardevoli) e di una Comicità di primissimo livello.

Probabilmente l'empatia porta danno soltanto a chi è ne è privo ma si illude di averne.
Mi viene in mente Mara Venier o quel mio amico che, quando era a corto di argomenti verso il suo critico interlocutore, credeva di svoltare dicendo "io nella tua testa ci faccio il motocross". In entrambi i casi persone molto arriviste che non possono dirsi "Colte" o "Intelligenti", ma soltanto furbastre. Di indole manipolatoria, sono lontane anni luce dall'empatia , ma ripetono il copione della "empatia da mezza lira", finta come quella dei piazzisti di commercio formati in "corsi marketing a modico orezzo" , e allenata con successo su una platea di semplici e sprovveduti. Ovviamente sbattono di muso e si fanno male quando incappano in chi non è semplice e sprovveduto. Ma ancora una volta questo è il risultato della loro MANCANZA di empatia o di una empatia estremamente limitata che li rende semplicemente odiosi a chi ne sia davvero dotato, e inquadra in pochi secondi la loro pochezza.
Concordo con gli esempi fatti, ad i quali aggiungerei i politici (specialmente quelli di oggi), che sono bravi ad usare l'empatia per convincere una parte di elettorato che poi gli permette di raggiungere l'unico risultato che gli interessa, ovvero quello di essere votati ed eletti, qui se vogliamo si tratta di una "empatia trasversale" perchè da una parte ti aiuta a diventare simpatico ad una determinata categoria di persone, ma nello stesso tempo ti crea antipatia verso altre.
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Re: L'uomo meccatronico non ha empatia

#17 Messaggio da RyanTheNorthman »

ClaudiaK ha scritto: 06/07/2026, 23:11 Il problema è che l'inquadramento di un problema come "psicologico" è già una "diagnosi" che non è autorizzata da nessuno, e che può diventare anche molto pericolosa nel far trascurare diagnosi serie (ho portato sopra l'esempio della coppia di conoscenti che è andata a fare anche la "terapia di coppia", mentre il tumore nel cervello di lui cresceva all'insaputa di tutti).
D'altra parte lo dice il Codice Deontologico degli Psicologi, e non io, che (testuale) "lo Psicologo deve riconoscere le limitazioni delle proprie competenze", e che "debba svolgere i primi incontri con il paziente allo scopo poter tracciare la sua storia clinica" e soprattutto che "debba inviare il cliente al Medico o allo Psichiatra (eventualmente colalborando se e quando questo è utile" non appena abbia contezza che il problema del cliente NON è "psicologico" o non è SOLO psicologico".
Resta (come per tante leggi italiane) il mistero gaudioso del "come fa uno che non è Medico a stabilire che il problema del tal cliente NON è solo o non è affatto "psicologico" ?
Soccorre intelligenza media : se prima di rivolgersi a qualunque Piscologo, ci si fa una chiacchierata col proprio Medico...facile che ci si azzecchi più facilmente!
Certamente! Non discutevo su questo.
ClaudiaK ha scritto: 06/07/2026, 23:11Quanto agli psicofarmaci : non esiste Forum psico in cui manchi il partito di chi è aprioristicamente contrario agli psicofarmaci .
Rispettando qualunque idea differente, di base li considero farmaci come tutti gli altri, e non essendo patita di farmaci ne uso il meno possibile (nel mio armadietto è presente solo la tachipirina, per dire). Ma quando servono...servono! (tutti i farmaci, nessuno dei quali è privo di possibili effetti indesiderati).
Gli psicofarmaci li ho presi in tutta la mia vita per soli otto mesi, prescritti dal mio Mdico di base per gli attacchi di panico e devo dire che dopo quegli otto mesi io ho DIMENTICATO cosa siano gli attacchi di panico (e parlo di circa 25 anni fa), mentre i tanti conoscenti che li hanno affrontati con Psicologi...alla "ricerca del trauma"...hanno visto gli attacchi di panico solo peggiorare fino a diventare pesantemente invalidanti . La mia conoscente bipolare GRAVE, invece, ha avuto familiari amorevoli che l'hanno letteralmente sottratta allo Psicologo da cui anadava ormai da mesi, per portarla dallo Psichiatra, solo il giorno in cui bisognava presidiarla in tre perchè ormai delirava solo di suicidio. E credo di dover aggiungere che lo Psichiatra faticò non poco a centrare i principi attivi e le dosi sufficienti a dominare un caso così grave, ma...lo psicologo...ci chiacchierava a pagamento così volentieri...


Nulla da obiettare a riguardo. Nel mio messaggio, infatti, non ho detto che non vadano mai utilizzati.
Navigator63 ha scritto: 07/07/2026, 2:35 l'OP sembra difeso dietro una negazione ("Non ho un problema, sono un 'alieno' diverso da tutti gli altri"). :mmm2:
(o forse è un troll :dunno: )
A me non è sembrato così.
Comunque, sentirsi diversi dagli altri non vuol dire per forza non voler ammettere i propri problemi. Io stesso ho sempre detto di essere diverso, ma non per questo ho mai negato di avere dei problemi, anzi.
Navigator63 ha scritto: 07/07/2026, 2:35L'empatia è la capacità di sentire ciò che sente l'altro (em-pathos), e quindi comprenderne lo stato d'animo.
Non vedo come questo potrebbe essere un handicap.
Non intendevo dire che l’empatia sia un handicap e che porti degli svantaggi nella vita quotidiana, ma che, di suo, per alcuni, non porta nemmeno vantaggi significativi.
Navigator63 ha scritto: 07/07/2026, 2:35Mi ricordi quelli che si lamentano "Sono troppo sensibile... e quindi sto male". Ma IMO il problema di costoro non è la sensibilità, bensì la fragilità (uno può essere sensibile ma NON fragile).
Certamente, questo è vero.
Navigator63 ha scritto: 07/07/2026, 2:35Se uno di suo è forte e solido, l'empatia potrà usarla o meno a seconda dei casi. Se invece è fragile, potrebbe sentirsi travolto da quello che sente... ma forse in quei casi, più che empatia si potrebbe trattare di proiezione o identificazione.
Sì, potrebbe essere. Infatti credo che a volte io tenda ad immedesimarmi in coloro che vivono determinate situazioni, anche se non mi riguardano direttamente (ad esempio, posso provare tristezza, rabbia e sconforto per una persona che vive per strada, sola e senza cibo, nonostante sia una condizione che io non vivo); non ne conosco il motivo, ma sono sempre stato così.
DanyDuck ha scritto: 07/07/2026, 13:27 Io nella mia personale esperienza di vita ho avuto riscontro dell'esatto contrario, chi riesce ad essere molto empatico tende ad avere più amici, più conquiste amorose e più successo nel lavoro, quindi solo vantaggi.
Di solito dovrebbe andare in questo modo, ma non è così per tutti coloro che possiedono empatia/sensibilità, poiché ci sono tanti altri fattori che determinano la facilità e il successo in società, nelle amicizie, nei rapporti sentimentali e nel lavoro, e se tali fattori non sono favorevoli, l’empatia/sensibilità non può aiutare molto, e può anche far soffrire molto di più in certe situazioni (io, ad esempio, considero la mia sensibilità una qualità ma anche un’arma a doppio taglio, che molto spesso mi si è rivoltata contro).
Comunque, ripeto, non ho detto che l'empatia dia direttamente degli svantaggi nella quotidianità.
Ultima modifica di RyanTheNorthman il 08/07/2026, 13:37, modificato 1 volta in totale.
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Re: L'uomo meccatronico non ha empatia

#18 Messaggio da ClaudiaK »

DanyDuck ha scritto: 08/07/2026, 12:40 Concordo con gli esempi fatti, ad i quali aggiungerei i politici (specialmente quelli di oggi), che sono bravi ad usare l'empatia per convincere una parte di elettorato che poi gli permette di raggiungere l'unico risultato che gli interessa, ovvero quello di essere votati ed eletti, qui se vogliamo si tratta di una "empatia trasversale" perchè da una parte ti aiuta a diventare simpatico ad una determinata categoria di persone, ma nello stesso tempo ti crea antipatia verso altre.
Ottima aggiunta, complimenti! :coolok:
Nella <visualizzazione>, che ha sempre la sua utilità, a me viene in mente Salvini.
La sua platea (in discesa libera, ormai) è talmente semplice e sprovveduta che...attenzione attenzione...lui ha scippato il partito fondato da quell'altro di "Roma ladrona" e "viva la padania, che ha come confine sud il Po", con tutti i riti comici del caso, e il popolo leghista...nella sua semplicità sprovveduta...non gli ha mai manco chiesto (al Salvini) come mai si sia spellato mani-piedi-lingua per andare a raccogliere voti al SUD (quando ai tempi del terremoto dell'Irpinia (1983) ...il leghista medio era quello che riusciva a ridere della vomitevole battuta subumana del tipo "il terremoto è una tragedia, ma il vero dramma e che non sia stato abbastanza forte da staccare la terronia dalla padania" :bleah!: ...e oggi si trovano questo che vuole fare il Ponte di Messina!!!!!!!!!!! :pazzo:
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Re: L'uomo meccatronico non ha empatia

#19 Messaggio da ClaudiaK »

Posso sbagliare, Ryan, ma a me sembra che tu continui a considerare l'empatia come sinonimo di sensibilità benevola e generosa.
Ma non è così.
Piccolo esempio : c'è un bambino di tre-quattro anni, all'imbrunire, che cammina da solo in aperta campagna e non ci sono case nelle vicinanze.
Chiunque penserebbe che quel bambino sia sfuggito alla custodia dei gentitori, e parlandoci si può facilmente capire se sia tranquillo e vittima dell'incoscienza dell'età , o se sia già spaventato perchè si è reso conto di essersi allontanato così tanto da non sapere più come tornare a casa.
Trattandosi di un bimbo piccolo,,,non ccore chissà quale grado di empatia per capire quali sia lo stato d'animo del bambino.
Quindi: nel parlargli siamo su quei livelli di empatia che solo i sassi non posseggono.
Fin qui siamo arrivati a un esercizio minimale di empatia, eppure...chi ci ha parlato e ha capito lo stato d'animo del bambino, può gestire la cosa con la benevolenza e generosità che sarebbe normale e doverosa, ossia facendogli compagnia mentre avverte le Forze dell'Ordine di aver incontrato il bimbo e averlo in sua custodia nel tale posto in attesa di indicazioni, come può gestirla dal mostro che è, per esempio fregandosene o peggio approfittando di lui.
La capacità di capire la situazione è stata identica (e bastava proprio poco, in questo caso) , ma nel primo caso l'indole dell'empatico porta ad un risultato benevolo e affettuoso, mentre nel secondo caso l'indole dell'empatico porta una preda alla voracità di uno schifoso.
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#20 Messaggio da Navigator63 »

RyanTheNorthman ha scritto: 08/07/2026, 13:32Comunque, sentirsi diversi dagli altri non vuol dire per forza non voler ammettere i propri problemi. Io stesso ho sempre detto di essere diverso, ma non per questo ho mai negato di avere dei problemi, anzi.
Ok.
Ma non ti sei mai nemmeno definito un "androide" del tutto scisso dalla tua specie. 8-)

"Diverso" non è un problema. In fondo siamo tutti un po' diversi.
Ma "diverso al punto da non riuscire a relazionarmi in modo costruttivo con gli altri" potrebbe indicare qualche problema sottostante... :)
(cioè, il problema non emerge dal "diverso" ma dal disagio)
Infatti credo che a volte io tenda ad immedesimarmi in coloro che vivono determinate situazioni, anche se non mi riguardano direttamente (ad esempio, posso provare tristezza, rabbia e sconforto per una persona che vive per strada, sola e senza cibo, nonostante sia una condizione che io non vivo); non ne conosco il motivo, ma sono sempre stato così.

Ecco, questo è significativo.
Quando ci immedesimiamo nella sofferenza di qualcuno, al punto da starci male in modo forte, potrebbe indicare che nello stato di quella persona rivediamo nostre ferite, sofferenze o parti inconsce... che non conosciamo razionalmente, ma "risuonano" grazie alle "specchio" che l'altro rappresenta (cioè noi vediamo in lui parti di noi stessi).

In questi casi è facile spiegarlo con "Sto male perché sono sensibile / empatico". E' comodo e rassicurante.
Ma di solito non funziona così.
Quando stiamo davvero male (a livello viscerale) per altri, quasi sempre c'è di mezzo qualche NOSTRA sofferenza, che lo "specchio" porta a galla.

P.es. una mia amica che nutriva un profonda paura di diventare povera e finire in mezzo alla strada, rimaneva fortemente turbata ogni volta che incrociava un senzatetto.
Se lei non avesse avuto quella sua paura, avrebbe comunque provato compassione per il senzatetto... ma non ne sarebbe rimasta sconvolta. :dunno:

Poi ognuno è libero di ignorare tali eventi, oppure seguire l'indizio ed infilarsi nella "tana del bianconiglio"... 8-)
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