Vi spiego la situazione. Questo mio amico è molto simpatico, ma ha un difetto: è assillante e non rispetta i miei spazi.
Io ho il suo numero di telefono e quando mi chiama e non rispondo alle sue chiamate, lui mi chiama di nuovo, per due o tre volte.
Si comporta così anche quando sono impegnato: se gli rispondo su Whatsapp che non posso, perché sto facendo altro, lui visualizza i miei messaggi ma sembra se ne freghi di quello che gli ho scritto e mi telefona di continuo.
Ieri mattina mi chiamava al telefono mentre ero mezzo addormentato e gliel'avevo pure detto che non potevo rispondere, ma lui mi telefona lo stesso. Anche stamattina mi ha chiamato per due volte, ma gli ho detto chiaramente che ero impegnato. Lui ha visualizzato il messaggio e mi ha telefonato!
Premetto che questo mio amico mi è molto simpatico, ma non sopporto questo suo atteggiamento assillante. Io cerco di non rispondere alle sue chiamate quando sono impegnato e non posso e glielo scrivo anche chiaramente, ma niente. Questo ragazzo non recepisce il messaggio.
Voi cosa fareste?
Come comportarmi con un amico assillante?
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Re: Come comportarmi con un amico assillante?
Se ben ricordo questo è un problema che ti capita con una certa frequenza: un altro si approfitta di te, e tu non sai arginarlo.
Sembra un problema di "confini".
In psicologia, i confini (boundaries) sono limiti invalicabili che una persona stabilisce dentro di sé. Del tipo "Non è accettabile che qualcuno mi dica X", "Non tollero che mi si tocchi nel modo Y", "Non accetto che mi si cerchi solo quando fa comodo", ecc.
Il confine dev'essere solido: cioè non basta pensarlo, ma dev'essere una forte convinzione interna, non negoziabile. E deve prevedere anche delle conseguenze (per quando non verrà rispettato).
Tipo "La prima volta ti dico chiaro che non lo accetto; la seconda mi arrabbio e te lo dico in faccia; la terza ti taglio fuori dalla mia vita", o cose così.
Se tu di norma non hai confini, o li hai deboli, o non reagisci, o reagisci debolmente... le persone approfittatrici (e ce ne sono sempre) lo sentono e li ignorano. Se invece sentono che fai sul serio, che ti stai infuriando, e rischiano conseguenze... di solito di limitano.
Tieni presente che ci sono numerose persone che prendono molto ma danno poco (incluso il rispetto), o addirittura ti "vampirizzano" (cioè ti risucchiano tutta l'attenzione, il tempo e le energie).
A volte costoro non si rendono conto di farlo, altre volte se ne fregano degli altri, ma comunque tendono a non fermarsi né rispettare i limiti. Con quese persone spesso non basta dirgli di smettere o chiedere rispetto, bisogna imporsi e stabilire confini inviolabili; al limite anche alzare la voce, chiudergli il telefono in faccia o andarsene. E se la cosa continua, considerare di chiudere ogni rapporto.
E qui c'è anche un altro problema che probabilmente ti riguarda: se uno ha paura di essere "abbandonato" (e magari ha poca autostima), o di perdere i legami, avrà forti resistenze a porre confini perché ha paura che, se lo facesse, gli altri si allontanerebbero da lui. Per cui tende ad essere remissivo e debole. Questo è un tipico problema dei "bravi ragazzi", che cercano di fare contenti gli altri in ogni modo.
PS: Chi ha difficoltà nel porre confini, in genere invoca un senso di giustizia o decenza umana, e spera che "L'altro ci arrivi da solo". Cioè delega la responsabilità all'altro. Ma se l'altro è un approfittatore (e questo lo è chiaramente), è inutile sperare di "cavar sangue dalla rapa". Se un comportamento ti crea un problema, anche se è causato da un altro, è una tua reposabilità intervenire per farlo smettere (sei TU che ci stai male).
Ma ovviamente questo è difficile per i "bravi ragazzi", per chi ha poca autostima e per chi teme l'abbandono: tutte categorie di persone che hanno serie difficoltà a farsi valere (il che vuol dire che la soluzione reale è lavorare sulla propria personalità, più che sulla situazione del momento, in modo da diventare una persona con più stima, rispetto e amor proprio).
Sembra un problema di "confini".
In psicologia, i confini (boundaries) sono limiti invalicabili che una persona stabilisce dentro di sé. Del tipo "Non è accettabile che qualcuno mi dica X", "Non tollero che mi si tocchi nel modo Y", "Non accetto che mi si cerchi solo quando fa comodo", ecc.
Il confine dev'essere solido: cioè non basta pensarlo, ma dev'essere una forte convinzione interna, non negoziabile. E deve prevedere anche delle conseguenze (per quando non verrà rispettato).
Tipo "La prima volta ti dico chiaro che non lo accetto; la seconda mi arrabbio e te lo dico in faccia; la terza ti taglio fuori dalla mia vita", o cose così.
Se tu di norma non hai confini, o li hai deboli, o non reagisci, o reagisci debolmente... le persone approfittatrici (e ce ne sono sempre) lo sentono e li ignorano. Se invece sentono che fai sul serio, che ti stai infuriando, e rischiano conseguenze... di solito di limitano.
Tieni presente che ci sono numerose persone che prendono molto ma danno poco (incluso il rispetto), o addirittura ti "vampirizzano" (cioè ti risucchiano tutta l'attenzione, il tempo e le energie).
A volte costoro non si rendono conto di farlo, altre volte se ne fregano degli altri, ma comunque tendono a non fermarsi né rispettare i limiti. Con quese persone spesso non basta dirgli di smettere o chiedere rispetto, bisogna imporsi e stabilire confini inviolabili; al limite anche alzare la voce, chiudergli il telefono in faccia o andarsene. E se la cosa continua, considerare di chiudere ogni rapporto.
E qui c'è anche un altro problema che probabilmente ti riguarda: se uno ha paura di essere "abbandonato" (e magari ha poca autostima), o di perdere i legami, avrà forti resistenze a porre confini perché ha paura che, se lo facesse, gli altri si allontanerebbero da lui. Per cui tende ad essere remissivo e debole. Questo è un tipico problema dei "bravi ragazzi", che cercano di fare contenti gli altri in ogni modo.
PS: Chi ha difficoltà nel porre confini, in genere invoca un senso di giustizia o decenza umana, e spera che "L'altro ci arrivi da solo". Cioè delega la responsabilità all'altro. Ma se l'altro è un approfittatore (e questo lo è chiaramente), è inutile sperare di "cavar sangue dalla rapa". Se un comportamento ti crea un problema, anche se è causato da un altro, è una tua reposabilità intervenire per farlo smettere (sei TU che ci stai male).
Ma ovviamente questo è difficile per i "bravi ragazzi", per chi ha poca autostima e per chi teme l'abbandono: tutte categorie di persone che hanno serie difficoltà a farsi valere (il che vuol dire che la soluzione reale è lavorare sulla propria personalità, più che sulla situazione del momento, in modo da diventare una persona con più stima, rispetto e amor proprio).
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Winners find a way, losers find an excuse.
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Re: Come comportarmi con un amico assillante?
In realtà sto cercando di farmi valere. Quando lui mi chiama, io gli scrivo continuamente di no e non gli rispondo, se sono impegnato e non ho voglia di parlare. Lascio squillare il telefono. Anche quando siamo di persona, il mio amico vuole sempre stare in coppia con me, soprattutto, durante gli esercizi di atletica o anche in altri momenti della giornata.Navigator63 ha scritto: 14/07/2026, 1:58 Se ben ricordo questo è un problema che ti capita con una certa frequenza: un altro si approfitta di te, e tu non sai arginarlo.
Sembra un problema di "confini".
In psicologia, i confini (boundaries) sono limiti invalicabili che una persona stabilisce dentro di sé. Del tipo "Non è accettabile che qualcuno mi dica X", "Non tollero che mi si tocchi nel modo Y", "Non accetto che mi si cerchi solo quando fa comodo", ecc.
Il confine dev'essere solido: cioè non basta pensarlo, ma dev'essere una forte convinzione interna, non negoziabile. E deve prevedere anche delle conseguenze (per quando non verrà rispettato).
Tipo "La prima volta ti dico chiaro che non lo accetto; la seconda mi arrabbio e te lo dico in faccia; la terza ti taglio fuori dalla mia vita", o cose così.
Se tu di norma non hai confini, o li hai deboli, o non reagisci, o reagisci debolmente... le persone approfittatrici (e ce ne sono sempre) lo sentono e li ignorano. Se invece sentono che fai sul serio, che ti stai infuriando, e rischiano conseguenze... di solito di limitano.
Tieni presente che ci sono numerose persone che prendono molto ma danno poco (incluso il rispetto), o addirittura ti "vampirizzano" (cioè ti risucchiano tutta l'attenzione, il tempo e le energie).
A volte costoro non si rendono conto di farlo, altre volte se ne fregano degli altri, ma comunque tendono a non fermarsi né rispettare i limiti. Con quese persone spesso non basta dirgli di smettere o chiedere rispetto, bisogna imporsi e stabilire confini inviolabili; al limite anche alzare la voce, chiudergli il telefono in faccia o andarsene. E se la cosa continua, considerare di chiudere ogni rapporto.
E qui c'è anche un altro problema che probabilmente ti riguarda: se uno ha paura di essere "abbandonato" (e magari ha poca autostima), o di perdere i legami, avrà forti resistenze a porre confini perché ha paura che, se lo facesse, gli altri si allontanerebbero da lui. Per cui tende ad essere remissivo e debole. Questo è un tipico problema dei "bravi ragazzi", che cercano di fare contenti gli altri in ogni modo.
PS: Chi ha difficoltà nel porre confini, in genere invoca un senso di giustizia o decenza umana, e spera che "L'altro ci arrivi da solo". Cioè delega la responsabilità all'altro. Ma se l'altro è un approfittatore (e questo lo è chiaramente), è inutile sperare di "cavar sangue dalla rapa". Se un comportamento ti crea un problema, anche se è causato da un altro, è una tua reposabilità intervenire per farlo smettere (sei TU che ci stai male).
Ma ovviamente questo è difficile per i "bravi ragazzi", per chi ha poca autostima e per chi teme l'abbandono: tutte categorie di persone che hanno serie difficoltà a farsi valere (il che vuol dire che la soluzione reale è lavorare sulla propria personalità, più che sulla situazione del momento, in modo da diventare una persona con più stima, rispetto e amor proprio).
Settimana scorsa sono stato con la mia famiglia e quella di questo ragazzo in vacanza e si affiancava sempre a me, sia a pranzo che a cena. A volte mi invitava ad andare a fare un giretto all'aperto o a fare altro, ma se non avevo voglia, io rifiutavo e me ne stavo tranquillo.
Sabato sera eravamo in albergo. Io e questo ragazzo eravamo saliti alle nostre camere e continuava ad andare avanti e indietro, chiudendo e riaprendo le porte, per controllare se era tutto chiuso. Il mio amico mi aveva chiesto se la finestra della sua stanza era chiusa e io, di impulso, gli avevo risposto di sì. Dato che la porta della sua camera era chiusa, il ragazzo, quando aveva visto che la finestra era aperta mi aveva risposto bruscamente: "secondo te è tutto chiuso? Genio". Avevo semplicemente avuto una svista e reagito di impulso. Come facevo a sapere della finestra aperta, se la porta della sua camera era chiusa? Avrei voluto rispondergli: "stai calmino, sennò me ne vado." Secondo te, mi avrà chiamato "genio" per sminuirmi o l'avrà detto perché era nervoso in quel momento?