Massimiliano89 ha scritto: 13/09/2026, 7:32Mi hanno fatto diverse diagnosi: DOC, ADHD, DISTURBO BIPOLARE, SINDROME DI TOURETTE.
Il limite delle diagnosi è che sono
"etichette", sintetiche e semplicistiche.
Il che può andar bene su un piano "meccanicistico", es.:
- "Nell'auto non entrano la III e IV marcia perché si è spezzata una forcella del cambio": problema specifico, diagnosi accurata.
- Oppure, "Hai dolore alla spalla perché c'è un'infezione, che andrà curata col farmaco XYZ": di nuovo un problema specifico.
Ma le etichette servono a poco su un piano
psichico, od esistenziale:
- Se non ho voglia di vivere, cosa me ne faccio di sapere che ho il DOC o l'ADHD? (ammesso che sia vero) Non mi serve a nulla. Non è che c'è un "pezzo rotto" da cambiare; è molto più complesso.
- Se nella mia psiche si agitano "demoni" che mi turbano e mi ossessionano, come dei fantasmi... cosa me ne faccio di una diagnosi? Ok, magari ho un disturbo bipolare... ma saperlo non mi risolve i "demoni".
IMO questo è un grosso limite dei medici che vedono tutto in modo meccanicistico. Poi per carità, ognuno fa quel che può, anche loro; il problema è proprio che la mente resta per molti versi un mistero, o comunque qualcosa difficile da definire in modo solo razionale.
E' per quello che i bravi terapeuti lavorano molto di più su un livello "analogico", emotivo, irrazionale, simbolico, immaginativo - dove però le cose non sono definibili precisamente come semplici "mattoncini". A quei livelli il terapeuta è più "sciamano" che medico.
Se, per fare un esempio, il tuo DOC o ADHD proviene da un forte e continuo conflitto tra parti diverse della tua psiche profonda, che quindi provocano agitazione, irrequietezza, ansia, nervosismo e spossatezza... l'etichetta non servirà a nulla.
Perché definisce il
sintomo, ma non dice nulla della sua
causa. Ed è solo lavorando sulla causa che certi problemi si possono risolvere: finché non la si comprende, ci si muove a casaccio.
In un caso come questo, un farmaco può al massimo attenuare il sintomo, quindi recare un temporaneo sollievo... ma mai risolvere la causa.
Ogni specialista mi ha dato la sua visione. Chi ci avrà azzeccato? Non lo saprò mai.
Se quegli specialisti si sono limitati a mettere etichette, senza cercare una causa profonda dei tuoi malesseri... non importa chi ci abbia azzeccato; potrebbero avere tutti ragione o nessuno. Non servirebbe cmq.
Secondo me questo è un grave limite dell'approccio esclusivamente psichiatrico (fatti salvo quegli psichiatri che hanno ANCHE una comprensione profonda della psiche, ma dubito siano molti).
La psicoterapia (l'ho provata per anni) non ha funzionato.
Lo so, ma va anche detto che
per funzionare la terapia richiede un certo atteggiamento nel cliente. Il terapeuta non è un mago, non ti sistema magicamente.
Lui fa da "guida", ma i 3/4 del lavoro lo fa il cliente.
E se il cliente non è disposto, o non è in grado, di fare quel lavoro... nessuna terapia funzionerà. Perché manca il "motore" principale.
Con questo non voglio accusarti.

Dico solo che non tutti sono adatti alla terapia, e se uno non ha l'inclinazione o l'atteggiamento necessario, in effetti è inutile.
La terapia non va vista come
"Vado da uno che mi risolve i problemi" (che è l'atteggiamento comune quando andiamo dal medico).
Piuttosto, la mentalità adatta è
"Ho deciso che voglio risolvere i miei problemi, sono pronto ad impegnarmi per farlo, e mi serve uno che mi aiuti a capire i problemi e trovare delle soluzioni - che poi metterò in atto".
Nel primo caso abbiamo un atteggiamento
passivo; nel secondo,
attivo e responsabile (e nemmeno quello è una garanzia di successo, però è quello che potrebbe funzionare).