Secondo me è prevalentemente così: c'è una fetta più o meno grande di popolazione normale/omologata e un'altra parte più o meno grande di individui non omologati. Ma sarà che magari ho una sorta di allucinazione generale.ClaudiaK ha scritto:siamo proprio sicuri che il mondo sia composto da una massa di "uguali/normali" e da pochi "diversi"?
Questo lo so.ClaudiaK ha scritto:Significa che siamo effettivamente tutti diversi e ciascuno unico, a livello neuro-psichico, tanto quanto lo siamo a livello biologico (basti pensare alle impronte digitali, in ambito fisico! che non sono uguali neanche nei gemelli omozigoti!).
Quindi ciò significa che, in un modo o nell'altro, si è costretti ad accettare e ad adattarsi a tutti gli standard vigenti, che non è ammesso avere degli scompensi/limiti/deviazioni.ClaudiaK ha scritto:è vero che ogni contesto sociale ci propone una pluralità di persone che ci appaiono serenamente "omologate e compatte" nello spontaneo rispetto di determinati standards relazionali; MA diventa altamente probabile che, se traduciamo questo rilievo in "constatazione" della nostra diversità rispetto ai compomenti in quel contesto, finiamo per auto-emarginarci con sofferenza, senza renderci conto che quel contesto sociale è composto da tante altre persone, ciascuna portatrice della propria diversità e unicità di elaborazione del pensiero, e ciascuna delle quali potrebbe avere i suoi piccoli e grandi scompensi nel proprio adattamento a quel contesto, solo che... li supera lavorando su se stessa!
Ancora una volta, sarò totalmente sincero: tanti anni fa non avevo la consapevolezza della mia diversità, era una cosa alla quale nemmeno pensavo; eppure accadevano tante cose strane, nonché negative, e mi sentivo sconnesso ed estraniato stando in mezzo alle persone e rapportandomi con loro (inoltre, molti miei coetanei mi trattavano in modo diverso rispetto a quanto facevano con gli altri). Ai tempi non riuscivo a dare una spiegazione a tutto ciò, dentro di me pensavo "cosa sta andando storto?", "perché non riesco ad instaurare un rapporto con nessuno?" "eppure sono una persona come tutte le altre, ho i miei pregi e difetti come ognuna di loro", e migliaia di altre cose (oltretutto, mia madre e i miei nonni a volte si lamentavano del fatto che tutti i miei coetanei avessero un gruppetto di amici e i fidanzatini, mentre io no). Intanto, ero solito raccontare tutto ciò che mi capitava ad alcuni parenti e conoscenti, i quali erano persone adulte e che quindi della vita ne sapevano abbastanza; dopo molti racconti e conseguenti confronti e dibattiti, si è giunti alla conclusione che io avevo una condizione particolare, una diversità generale dagli altri.ClaudiaK ha scritto:E il brutto risultato finale potrebbe essere che, alla fine, siamo proprio noi ad auto-escluderci , e non quel contesto ad escludere noi, proprio perchè partiamo NOI dal presupposto di essere diversi.
Perciò, non è che mi sia alzato una mattina e abbia stabilito di punto in bianco che sono diverso, non sono io che parto dal presupposto di esserlo, sono stati i fatti a dimostrarmelo.
Mi fa piacere il fatto che qualcuno si sia avvicinato a te e ti abbia apprezzato per ciò che sei.ClaudiaK ha scritto:in quello che oggi chiamo profilo autistico era incluso il fatto che, stando davvero benissimo da sola, non mi ponevo nessunissimo problema di relazionarmi, e nè facevo manovre di avvicinamento e nè mi aspettavo che altri le facessero verso di me.
Sono convinta, oggi, che questo mi abbia persino favorita a livello relazionale, perchè alla fine mi trovavo cercata da quelle che diventavano carissime amichette, magari perchè attratte (esempio) dai disegni che erano il mio modo elettivo di riempire il tempo libero...
Io, in tutta la mia vita, in qualsiasi ambiente e situazione, non sono mai stato notato né cercato da nessuno, nonostante delle volte mi sia messo in gioco, facendomi coraggio, uscendo dalla mia zona di confort, mostrandomi, avvicinandomi agli altri, cercando di fare conversazione, di trovare dei punti in comune con loro, sforzandomi, facendo un sacco di fatica.
Nemmeno io soffro per questa diversità, anzi, è una caratteristica di me che tutto sommato apprezzo. Il fatto è che essa, al contrario, viene malvista e criticata dalla società, e questo, inevitabilmente, crea dei problemi.ClaudiaK ha scritto:Ma fondamentale, nei miei ricordi, è che io non abbia assolutamente mai pensato o sofferto di "essere diversa". Io ero serenamente io
Esattamente!ClaudiaK ha scritto:E' poi innegabile, Ryan, che esistano diversità più marcate/vistose di altre.
Purtroppo, a quanto ho avuto modo di vedere, spesso non dipende da come le viviamo noi.ClaudiaK ha scritto:Ma (secondo me) neanche quelle sono necessariamente fonte di solitudine da esclusione altrui, e sempre moltissimo dipende dal modo in cui NOI le viviamo con noi stessi.
Io ho già fatto pace da tempo con la mia natura, il mio modo di essere (come ho affermato nella risposta sopra, sono piuttosto sereno a riguardo), e vorrei davvero fare pace con il mondo, trovarmici bene, sentirmi parte di esso (d'altronde, io vivo in questo mondo, ci sono nato; dove altro potrei andare se no?), solo che attualmente ciò non è possibile.ClaudiaK ha scritto:Per cui diventa molto saggio (sempre secondo me) l'intervento dell'ex Utente che tu contestavi.
Nel senso che il suo a me sembra un saggio "vademecum" per fare (intelligentemente) "pace col mondo" ...DOPO averla fatta ciascuno con se stesso, anche in quei casi in cui le diversità dovessero essere oggettivamente molto marcate.