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Lottare e sperare o imparare a lasciare andare?

Inviato: 11/12/2025, 17:55
da -Entropia
Come si fa a capire, secondo voi, quando mollare la presa con una persona? Il sentimento c'è, ma ci sono divergenze apparentemente insanabili, che tra l'altro pesano solo ad uno dei due. Non si parla di relazioni tossiche e burrascose.

Secondo voi dove sta il confine tra crescita possibile e forzatura?

Lottare e sperare o imparare a lasciare andare?

Inviato: 11/12/2025, 18:54
da P.S.
-Entropia ha scritto:Come si fa a capire, secondo voi, quando mollare la presa con una persona? Il sentimento c'è, ma ci sono divergenze apparentemente insanabili, che tra l'altro pesano solo ad uno dei due. Non si parla di relazioni tossiche e burrascose.

Secondo voi dove sta il confine tra crescita possibile e forzatura?
Ciao :hi:
Da profonda esperta nel forzare rapporti che si tenevano in piedi solo perchè ero la stoica dei due ti posso dire quello che ho imparato e credo sia fondamentale in un rapporto di qualsiasi tipo: la reciprocità. Se solo uno dei due lotta per superare i momenti difficili quella relazione è destinata a naufragare, e quel che è peggio a svuotare totalmente la persona che ha lottato per entrambi affinchè la relazione andasse avanti. Se ho capito il contesto, a volte è giusto lasciar andare una persona per vedere cosa resta effettivamente di quella storia. Se l’altro sente di volersene andare o meno avrai comunque la tua risposta.

Lottare e sperare o imparare a lasciare andare?

Inviato: 11/12/2025, 19:19
da ClaudiaK
Sottoscrivendo quanto espresso da P.S. ,
-Entropia ha scritto: Non si parla di relazioni tossiche e burrascose.
E non sono, proprio queste, le relazioni peggiori?

Nella mia esperienza : la forzatura è sempre reciproca, ma solo nel senso che una delle parti induce "inconsapevolmente" l'altra a forzarsi, semplicemente essendo "come è" e perseverando nel candido "essere come è", mentre l'altra parte si forza nel cercare una amorevole convergenza, e si porta in spalla pure il fardello di sentirsi "forzante".

Lottare e sperare o imparare a lasciare andare?

Inviato: 11/12/2025, 19:35
da -Entropia
Mi sento ancora profondamente innamorata di questa persona. Ci siamo date tanto, ma è come se lui si fosse cristallizzato su una certa impostazione e io invece, crescendo e maturando, avessi iniziato a sentire "le tante cose alle quali nel tempo ho finito per adattarmi" come infinitamente più pesanti.
Per un anno ho provato a parlarne, a confrontarci. Ho cercato di soppesare le parole al meglio, di spiegarmi in modo chiaro, di non ferirlo... Ma è come se non vedesse il confronto come un'occasione per crescere, solo come una catastrofe da evitare, rispetto alla quale si sente impotente.
Pur capendo il perché la viva così, mi rendo anche conto che non posso continuare a farmi carico di tutto questo. Sento che mi sto spegnendo, vedo sfumare la progettualità e mi rende immensamente triste questa sorta di incomunicabilità tra di noi.

Non è colpa di nessuno, siamo semplicemente diversi. E pur riuscendo a vedere questo chiaramente, mi sento lacerata all'idea di chiudere questa relazione. Stiamo andando in terapia, non necessariamente per risolvere, anche per capire se effettivamente ci sia qualcosa da risolvere o solo prendere atto... E la direzione sembra - almeno per me - sempre più quella.

Il mio malessere è acuito dal fatto che questi problemi, a quanto pare, pesano solo a me e li vedo solo io. Motivo per cui la motivazione a cambiare e crescere insieme, in lui scaturisce quasi interamente dalla paura di perdermi, più che da un reale interesse nel farlo per sé.

Lottare e sperare o imparare a lasciare andare?

Inviato: 12/12/2025, 12:18
da ClaudiaK
-Entropia ha scritto:
Non è colpa di nessuno, siamo semplicemente diversi. E pur riuscendo a vedere questo chiaramente, mi sento lacerata all'idea di chiudere questa relazione.
Sommessamente penso che, quando si arriva alla consapevolezza di una profonda diversità esistenziale/progettuale, il dado sia già tratto.
Non perchè sia teoricamente impossibile una mediazione/convergenza, ma perchè - se convergenza giungesse ad essere - lo sarebbe su un piano razionale, a tutto discapito di quella parte emotiva che ne resta comunque compressa (in uno dei due, o addirittura parzialmente in entrambi).
Possibile che io ecceda in romanticismo, ma vedo il rapporto di coppia come quello in cui del tutto spontaneamente è viva la gara reciproca al rendere felice l'altro, e dove il proprio eventuale "sacrificio" si traduce nella gioia di compierlo, perchè è vero che ogni gioia e ogni dolore dell'altro sono anche nostra gioia o nostro dolore.
Questa è anche la ragione per cui non ho mai creduto alle terapie di coppia.

Parafrasando la Merini nel suo "non mi manchi tu, mi manca quel che pensavo tu fossi" , credo che lo spunto di auto-esame sia ugualmente salvifico nell'auto-analizzarci durante i patimenti di un Amore in corso.
Nelle mie esperienze è stato proprio esattamente così : è stato un Grande Amore, ci siamo dati tanto, ed era tutto vero.
Ma se, ormai avvilita da quel che manca, rifletto in chiave Meriniana...ecco che mi balza agli occhi come, in realtà, io fossi rimasta innamorata dei MIEI sogni e idealizzazioni, piuttosto che dell'uomo con cui condividevo la realtà.
E quello che stiamo definendo "forzare" diventa solo il sacrificio più inutilee faticoso, anche perchè il partner sta molto bene nel clima che abbiamo creato, in qualche modo "viziandolo" per eccesso di accoglienza.
Non ha nessun impulso a cambiare nulla.
Normalmente sopporta del tutto civilmente i nostri tentativi di "comunicare per condividere", proprio - come dici tu - solo affinchè nulla cambi.
Non a caso : tutte le mie relazioni sentimentali (tutte di lunga durata) le ho sempre chiuse io, dopo aver cercato in ogni modo possibile di promuovere convergenze di sostanza. Ma...io che avevo la morte nel cuore al momento della chiusura, e un senso di fallimento che è identico a quello di chi è lasciato, sono sempre passata ai loro occhi per carnefice spietata!
In ultimo e salubre sforzo...posso persino capire : loro stavano benissimo...e come potevano "intuire" che non fosse così per me con loro, malgrado i miei tentativi di comunicare...con spelling incluso?

Lottare e sperare o imparare a lasciare andare?

Inviato: 13/12/2025, 19:11
da P.S.
Crescere insieme e quindi condividere davvero una vita insieme deve essere qualcosa che va di pari passo all’evoluzione personale di entrambi i membri della coppia. Spesso scambiamo quell’amore che diamo all’altro con quell’amore che andrebbe rivolto a noi stessi, e abbiamo paura a troncare un rapporto perchè abbiamo paura di rimanere senza quell’amore. Paradossalmente amare un’altra persona è più facile che amare se stessi e di conseguenza riflettere quell’amore nell’altro.

L’amore è un sentimento molto più semplice e spontaneo di quello che noi pensiamo debba essere. Ci blocchiamo sui se e sui ma senza rendersi conto che stiamo forzando la cosa che in origine è la cosa più naturale che ci sia al mondo. Forse per paura razionale di guardarci dentro, di mandare all’aria tutto quello che pensavamo sarebbe successo con questa persona, di essere arrivati ad un punto della propria vita in cui si “deve” socialmente rispondere a certe aspettative.

Lottare e sperare o imparare a lasciare andare?

Inviato: 23/12/2025, 18:29
da -Entropia
ClaudiaK ha scritto: Sommessamente penso che, quando si arriva alla consapevolezza di una profonda diversità esistenziale/progettuale, il dado sia già tratto.
Non perchè sia teoricamente impossibile una mediazione/convergenza, ma perchè - se convergenza giungesse ad essere - lo sarebbe su un piano razionale, a tutto discapito di quella parte emotiva che ne resta comunque compressa (in uno dei due, o addirittura parzialmente in entrambi).
Possibile che io ecceda in romanticismo, ma vedo il rapporto di coppia come quello in cui del tutto spontaneamente è viva la gara reciproca al rendere felice l'altro, e dove il proprio eventuale "sacrificio" si traduce nella gioia di compierlo, perchè è vero che ogni gioia e ogni dolore dell'altro sono anche nostra gioia o nostro dolore.
Questa è anche la ragione per cui non ho mai creduto alle terapie di coppia.
Sono parzialmente d'accordo nel senso che, è chiaro che differenze profonde possano diventare fratture insanabili che nel tempo separano in modo irreparabile... Tuttavia penso che riporre così tanta fiducia nella spontaneità sia un passo azzardato. Io stessa molte cose su di me le ho apprese in corso d'opera, lavorando. Ho "sfatato" tante credenze, tante apparenti normalità. Ho imparato che a volte, dietro un "io sono così" c'è in realtà un "io ho imparato questo da x cose che mi son successe". Ed il passaggio successivo, in questi casi, può essere anche "so che agisco così/provo questo per x motivi/eventi passati, adesso però posso imparare ad agire diversamente invece di reagire".
Senza contare che se già questo movimento avviene difficilmente sulla persona stessa, ancor più complessa è la situazione quando si parla di relazioni, dove ad incontrarsi sono due persone diverse, con storie diverse e diversi mondi interiori. E' chiaro però che se solo uno dei due è realmente pronto a mettersi in discussione ed ascoltare l'altro per comprenderlo e non per difendersi e giustificarsi, non esiste terapia di coppia che tenga. E' chiaro che una mediazione che avviene unicamente sul piano logico-pratico, che sia meramente comportamentale e priva di una presenza autentica ed emotivamente partecipata, rischia di diventare una forzatura.
P.S. ha scritto:Crescere insieme e quindi condividere davvero una vita insieme deve essere qualcosa che va di pari passo all’evoluzione personale di entrambi i membri della coppia. Spesso scambiamo quell’amore che diamo all’altro con quell’amore che andrebbe rivolto a noi stessi, e abbiamo paura a troncare un rapporto perchè abbiamo paura di rimanere senza quell’amore. Paradossalmente amare un’altra persona è più facile che amare se stessi e di conseguenza riflettere quell’amore nell’altro.

L’amore è un sentimento molto più semplice e spontaneo di quello che noi pensiamo debba essere. Ci blocchiamo sui se e sui ma senza rendersi conto che stiamo forzando la cosa che in origine è la cosa più naturale che ci sia al mondo. Forse per paura razionale di guardarci dentro, di mandare all’aria tutto quello che pensavamo sarebbe successo con questa persona, di essere arrivati ad un punto della propria vita in cui si “deve” socialmente rispondere a certe aspettative.
In realtà il percorso su di me io lo porto avanti da molti anni e questa decisione dolorosa nasce proprio da un bisogno di riconoscimento e rispetto verso me stessa. Nonostante l'amore che provo sono disposta a mettere un punto poiché non intravedo, ad oggi, nessuna chance di miglioramento, anche alla luce dell'ultima seduta e del suo continuare a "rarefarsi" ogni qualvolta venga intavolato un discorso che metta sul piatto le reciproche vulnerabilità.
L'amore è un sentimento semplice, spontaneo e naturale... Dipende da quali modelli hai interiorizzato. Io i miei sto ancora imparando a correggerli.
Paradossalmente nel momento in cui chiedo quello che, in una relazione equilibrata. dovrebbe essere il minimo - rispetto, fiducia, connessione emotiva, intimità, reciprocità, progettualità, comunicazione chiara e accogliente - senza avanzare pretese stratosferiche quasi mi viene fatto intendere che sto chiedendo la luna o che pratico a livello agonistico lo sport della creazione di problemi dal nulla o della complicazione inutile di questioni semplici.