-Entropia ha scritto:
Non è colpa di nessuno, siamo semplicemente diversi. E pur riuscendo a vedere questo chiaramente, mi sento lacerata all'idea di chiudere questa relazione.
Sommessamente penso che, quando si arriva alla consapevolezza di una profonda diversità esistenziale/progettuale, il dado sia già tratto.
Non perchè sia teoricamente impossibile una mediazione/convergenza, ma perchè - se convergenza giungesse ad essere - lo sarebbe su un piano razionale, a tutto discapito di quella parte emotiva che ne resta comunque compressa (in uno dei due, o addirittura parzialmente in entrambi).
Possibile che io ecceda in romanticismo, ma vedo il rapporto di coppia come quello in cui
del tutto spontaneamente è viva la gara reciproca al rendere felice l'altro, e dove il proprio eventuale "sacrificio" si traduce nella gioia di compierlo, perchè è vero che ogni gioia e ogni dolore dell'altro sono anche nostra gioia o nostro dolore.
Questa è anche la ragione per cui non ho mai creduto alle terapie di coppia.
Parafrasando la Merini nel suo "non mi manchi tu, mi manca quel che pensavo tu fossi" , credo che lo spunto di auto-esame sia ugualmente salvifico nell'auto-analizzarci durante i patimenti di un Amore in corso.
Nelle mie esperienze è stato proprio esattamente così : è stato un Grande Amore, ci siamo dati tanto, ed era tutto vero.
Ma se, ormai avvilita da quel che manca, rifletto in chiave Meriniana...ecco che mi balza agli occhi come, in realtà, io fossi rimasta innamorata dei MIEI sogni e idealizzazioni, piuttosto che dell'uomo con cui condividevo la realtà.
E quello che stiamo definendo "forzare" diventa solo il sacrificio più inutilee faticoso, anche perchè il partner sta molto bene nel clima che abbiamo creato, in qualche modo "viziandolo" per eccesso di accoglienza.
Non ha nessun impulso a cambiare nulla.
Normalmente sopporta del tutto civilmente i nostri tentativi di "comunicare per condividere", proprio - come dici tu -
solo affinchè nulla cambi.
Non a caso : tutte le mie relazioni sentimentali (tutte di lunga durata) le ho sempre chiuse io, dopo aver cercato in ogni modo possibile di promuovere convergenze di sostanza. Ma...io che avevo la morte nel cuore al momento della chiusura, e un senso di fallimento che è identico a quello di chi è lasciato, sono sempre passata ai loro occhi per carnefice spietata!
In ultimo e salubre sforzo...posso persino capire : loro stavano benissimo...e come potevano "intuire" che non fosse così per me con loro, malgrado i miei tentativi di comunicare...con spelling incluso?