È solo la mia impressione o si viene costantemente giudicati?
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- RyanTheNorthman
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La mia storia è un capitolo chiuso per molti... e se mi apro con qualcuno vuol dire che per me è molto importante." - Genere: Maschile
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È solo la mia impressione o si viene costantemente giudicati?
Ormai da molto tempo, ho la sensazione che vengano dati giudizi nei confronti di ognuno di noi sempre, dovunque e per qualunque cosa; non mi riferisco alle valutazioni che si ricevono in ambito scolastico/universitario/lavorativo, ma ai giudizi, spesso criticanti, da parte di chiunque (parenti, conoscenti, compagni di scuola, colleghi, capi, perfetti sconosciuti), sulla propria persona, sul proprio modo di vivere, di esprimersi, di atteggiarsi, di vestirsi, di alzarsi la mattina e chi più ne ha più ne metta; e ovviamente, più ci si discosta dallo standard sociale, dal modello ideale, più si viene bersagliati da tali giudizi. Non saprei se questa cosa sia frutto di una mia visione strana e distorta o se corrisponda, completamente o parzialmente, alla realtà; almeno per una volta spero che si tratti della prima opzione.
Qualcuno, se ci riesce, mi illumini a riguardo.
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ClaudiaK
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È solo la mia impressione o si viene costantemente giudicati?
A me non sembra che la tua sia una visione strana o distorta. Direi che è del tutto realistica.RyanTheNorthman ha scritto:Ormai da molto tempo, ho la sensazione che vengano dati giudizi nei confronti di ognuno di noi sempre, dovunque e per qualunque cosa; non mi riferisco alle valutazioni che si ricevono in ambito scolastico/universitario/lavorativo, ma ai giudizi, spesso criticanti, da parte di chiunque (parenti, conoscenti, compagni di scuola, colleghi, capi, perfetti sconosciuti), sulla propria persona, sul proprio modo di vivere, di esprimersi, di atteggiarsi, di vestirsi, di alzarsi la mattina e chi più ne ha più ne metta; e ovviamente, più ci si discosta dallo standard sociale, dal modello ideale, più si viene bersagliati da tali giudizi. Non saprei se questa cosa sia frutto di una mia visione strana e distorta o se corrisponda, completamente o parzialmente, alla realtà; almeno per una volta spero che si tratti della prima opzione.
Qualcuno, se ci riesce, mi illumini a riguardo.
Però non abbino il giudizio a qualcosa di potenzialmente lesivo/negativo.
Parto dal principio che il <giudizio> sia di per sè il naturalissimo esercizio della "capacità di giudizio" (che è una delle estrinsecazioni dell'intelligenza), senza il quale nessuno sarebbe significante per nessun altro. L'altro non possiede il nostro essere, può possedere soltanto l'idea che si forma di noi.
Come d'altra parte, in declinazione riflessiva, il <giudizio> che ciascuno ha di se stesso (a partire dalla famigerata autostima) è l'idea che ciascuno di noi ha di se stesso, e molto spesso è tutt'altro che equilbrata e veritiera, vuoi per eccesso o vuoi per difetto.
Immagino tu volessi alludere particolarmente a quei giiudizi , anche sottesi e non espressi, che avverti come ingiustamente svalutanti o disapprovanti o discriminanti, giusto?
Senza scherzi, direi anzitutto che il "problema" riguarda davvero tutti, e che maturità significhi allenarsi a farsene serenamente una ragione e relativizzare alla grandissima.
E comunque: quando il giudizio negativo viene da persone di cui tu stesso non hai poi questa grande considerazione (e quindi anche tu hai di loro un giudizio negativo) ...forse vale addirittura la pena di (persino) ringraziare per quella distanza/scostanza che diventa persino u favore.
E...forse meno comodo, ma pur vero...quando il giudizio negativo viene, invece, da persone che ami e stimi...vale la pena di ricordare che possiamo sempre spiegare i nostri perchè, ma anche chiederci se c'è qualcosa che potremmo smussare in noi.
Non sto parlando di adattarsi al contesto pur di essere graditi.
Sto parlando di saper mediare con obiettività tra le nostre e le altrui aspettative di gradimento reciproco., anzichè chiuderci nel senso di offesa.
Odio le citazioni. Dimmi quello che hai capito TU.
-
VeraVita
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- Citazione: "È strano come quando manca qualcosa, il mondo stia sempre a ricordartelo in tutta la sua bellezza"
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È solo la mia impressione o si viene costantemente giudicati?
Ciao Ryan ^^
Mi fa piacere leggere una tua domanda o in generale mi fa sempre molto piacere
leggerti.. ci illumini molto con le tue domande
Detto ciò onestamente non ho tanti motivi per cui dirti che sbagli.
E, comunque la penso come te.
Se penso che dalla mia famiglia sono stata schifata (scusami)
perchè non sono alta, bella e intelligente come dicono loro.
Quindi, si, per me il mondo purtroppo è cattivo.
Poi, non lo so. Quindi, adesso che abbiamo capito il male perché non ci
concentriamo il più possibile per stare lontano dal male e avviciniamoci
di più al bene e alle cose belle?
Tipo Ryan cosa speri di buono di trovare dalla tua sofferenza?
O, meglio: cosa sogni?
Mi fa piacere leggere una tua domanda o in generale mi fa sempre molto piacere
leggerti.. ci illumini molto con le tue domande
Detto ciò onestamente non ho tanti motivi per cui dirti che sbagli.
E, comunque la penso come te.
Se penso che dalla mia famiglia sono stata schifata (scusami)
perchè non sono alta, bella e intelligente come dicono loro.
Quindi, si, per me il mondo purtroppo è cattivo.
Poi, non lo so. Quindi, adesso che abbiamo capito il male perché non ci
concentriamo il più possibile per stare lontano dal male e avviciniamoci
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Tipo Ryan cosa speri di buono di trovare dalla tua sofferenza?
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- Annamia8
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È solo la mia impressione o si viene costantemente giudicati?
Non è semplice trovare qualcuno con cui confidarsi
- anto87
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- Citazione: ...e non e' mica la fine se mai dovessimo sbagliare...
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È solo la mia impressione o si viene costantemente giudicati?
Il mondo è un posto giudicante perché noi esseri umani non stiamo bene ma il vero problema sono i giudizi che rivolgiamo a noi stessi, una volta disinnescati quelli anche i giudizi degli altri non peseranno più secondo me, li osserveremmo con più distacco e compassione..
- Navigator63
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- Citazione: Non possiamo scegliere cosa ci accade, ma possiamo sempre scegliere come reagire a ciò che ci accade.
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È solo la mia impressione o si viene costantemente giudicati?
Direi che hai fondamentalmente ragione.RyanTheNorthman ha scritto:Ormai da molto tempo, ho la sensazione che vengano dati giudizi nei confronti di ognuno di noi sempre, dovunque e per qualunque cosa
Gli esseri umani tendono molto al giudizio reciproco; è proprio una funzione innata della nostra psiche. Ciò ha diverse ragioni:
- In primis questo accade per ragioni evoluzionistiche: giudicare gli altri ci aiuta a selezionare di chi fidarci e chi meno, quindi a sopravvivere o prosperare (oggi sopravvivere è di rado un problema, ma lo è stato per milioni di anni!).
- Poi, siamo una specie sociale: per cui teniamo molto all'opinione altrui (temiamo di esserti respinti o abbandonati), ed usiamo i giudizi anche come "regolatore sociale" (giudizi, regole e costumi sono un modo di indurre le persone a comportarsi in modo pro-sociale).
-- Un'altra conseguenza dell'essere una specie sociale, è che i più inseguono la "normalità" (la conformità è rassicurante) e diffidano da chi è diverso o "anomalo" o straniero (anche questo è evolutivo: lo straniero potrebbe essere pericoloso).
- Inoltre, gli esseri umani sono molto ambiziosi (non ci accontentiamo facilmente): questo ci induce ad essere spesso esigenti, critici e giudicanti. "Vivi e lascia vivere" non è una virtù diffusa.
- Infine, chi sta male o è tormentato spesso scarica la propria sofferenza giudicando gli altri; oppure per invidia, o per senso di inferiorità, o frustrazione, ecc. Sono forme di "sfogo".
Ovviamente tutto ciò ha senso in teoria, poi in pratica spesso le cose si complicano. Ma essendo una tendenza istintiva, spesso lo facciamo senza renderci conto.
Naturalmente molto dipende anche dal tuo ambiente, dalla cultura, da chi hai intorno. Alcuni ambienti (o famiglie!) sono molto più giudicanti di altri. Per cui se hai questo problema, potresti pensare di cercare ambienti più aperti e accettanti.Non saprei se questa cosa sia frutto di una mia visione strana e distorta o se corrisponda, completamente o parzialmente, alla realtà.
Ma, di base, come dicevo è una tendenza umana. A questo proposito cito una persona che ammiro:
"They'll always criticize you, speak badly of you, it'll be hard to meet someone who will like you as you are, so live, do what your heart tells you to do... Life is like a play that does not allow testing. So sing, cry, dance, laugh and live intensely every day of your life, before the curtain closes and the piece ends with no applause."
(Charlie Chaplin)
(Ti criticheranno sempre, parleranno male di te, e sarà difficile incontrare qualcuno a cui piaci così come sei; quindi vivi, e fai quel che il tuo cuore ti suggerisce...
La vita è come un gioco che non consente prove. Quindi canta, piangi, balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita, prima che cali il sipario e l'opera finisca senza applausi.)
E Chaplin era uno geniale e di successo. Quindi figurati per gli altri...
Ma Chaplin ci offre anche un "antidoto": fregarsene dei giudizi altrui, dare importanza a quello che senti vero per te, e dedicarti al vivere la tua vita al meglio che puoi.
Non puoi far smettere i giudizi altrui. Però puoi ignorarli, oppure allontanarti da chi ti giudica.
Spero che ora la questione sia un po' più chiara.Qualcuno, se ci riesce, mi illumini a riguardo.
Il mio Blog "Psicofelicità": https://psicofelicita.blogspot.com/
Winners find a way, losers find an excuse.
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È solo la mia impressione o si viene costantemente giudicati?
Penso che tu abbia veramente ragione, per ogni ambito, e non solo per le cose che ti riguardano direttamente, ma anche per gli ambienti che ti circondano e che hanno un significato per te.RyanTheNorthman ha scritto:Ormai da molto tempo, ho la sensazione che vengano dati giudizi nei confronti di ognuno di noi sempre, dovunque e per qualunque cosa; non mi riferisco alle valutazioni che si ricevono in ambito scolastico/universitario/lavorativo, ma ai giudizi, spesso criticanti, da parte di chiunque (parenti, conoscenti, compagni di scuola, colleghi, capi, perfetti sconosciuti), sulla propria persona, sul proprio modo di vivere, di esprimersi, di atteggiarsi, di vestirsi, di alzarsi la mattina e chi più ne ha più ne metta; e ovviamente, più ci si discosta dallo standard sociale, dal modello ideale, più si viene bersagliati da tali giudizi. Non saprei se questa cosa sia frutto di una mia visione strana e distorta o se corrisponda, completamente o parzialmente, alla realtà; almeno per una volta spero che si tratti della prima opzione.
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- RyanTheNorthman
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- Citazione: "Ho scelto di camminare da solo...
Evito la falsità...
Non porto rancore a nessuno ma non dipendo da nessuno.
La mia storia è un capitolo chiuso per molti... e se mi apro con qualcuno vuol dire che per me è molto importante." - Genere: Maschile
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È solo la mia impressione o si viene costantemente giudicati?
Sì, esattamente.ClaudiaK ha scritto:Immagino tu volessi alludere particolarmente a quei giiudizi , anche sottesi e non espressi, che avverti come ingiustamente svalutanti o disapprovanti o discriminanti, giusto?
Assolutamente d'accordo. Il vero problema è quando sei costretto/a ad avere a che fare con quelle persone che non ti piacciono: ad un/a tuo/a compagno/a di classe/corso/squadra, ad un/a tuo/a collega, al tuo capo, al tuo/a istruttore/istruttrice sportivo/a, non puoi stare lontano ed evitare di rivolgergli la parola, e questo, nella vita di ogni giorno, alla lunga (mesi o addirittura anni), mette davvero alla prova i tuoi nervi e la tua resilienza.ClaudiaK ha scritto:quando il giudizio negativo viene da persone di cui tu stesso non hai poi questa grande considerazione (e quindi anche tu hai di loro un giudizio negativo) ...forse vale addirittura la pena di (persino) ringraziare per quella distanza/scostanza che diventa persino u favore.
Verissimo, quando c'è una situazione conflittuale con qualcuno caro, spesso entrambe le parti in qualche modo "sbagliano", e a volte, per quanto si cerchi di impegnarsi, di fare dei passi, di migliorare le cose, se c'è una grande divergenza di caratteri, di modi di pensare, più di tanto non si può fare, e questo, almeno secondo me, è parecchio doloroso e frustrante.ClaudiaK ha scritto:quando il giudizio negativo viene, invece, da persone che ami e stimi...vale la pena di ricordare che possiamo sempre spiegare i nostri perchè, ma anche chiederci se c'è qualcosa che potremmo smussare in noi.
A volte non riesco proprio a credere che esistano famiglie così...VeraVita ha scritto:Se penso che dalla mia famiglia sono stata schifata (scusami)
perchè non sono alta, bella e intelligente come dicono loro.
Molte persone, per quanto lo desiderino, purtroppo non possono farlo, per svariati motivi. Nel mio caso, per stare lontano da questo "male", dovrei scappare, vivere da eremita o da primitivo, ai margini della società, lontano da tutto e da tutti; c'è gente che fa questa scelta, e personalmente provo ammirazione per loro, ma per quanto riguarda me, non so se riuscirei a sostenere uno stile di vita come quello. Perciò, rifacendomi alla risposta che ho dato a Claudia, non sempre si può fuggire dalla fonte del proprio malessere, a volte si è costretti a subire.VeraVita ha scritto:Quindi, adesso che abbiamo capito il male perché non ci
concentriamo il più possibile per stare lontano dal male e avviciniamoci
di più al bene e alle cose belle?
Come avevo già detto precedentemente, spero sempre che un giorno la sofferenza che ho vissuto ne sia valsa la pena; di sogni, e anche questo l'avevo detto, ne ho avuti e ne ho ancora, e purtroppo so che molti di questi non possono avverarsi. Ma non credo che ciò sia collegato all'argomento trattato nel thread comunque.VeraVita ha scritto:cosa speri di buono di trovare dalla tua sofferenza?
O, meglio: cosa sogni?
È vero, in questo mondo non è facile trovare né l'amico giusto, né il terapeuta giusto, perciò spesso ci si ritrova a dover andare avanti in qualche modo e affrontare tutto da soli, senza la sicurezza di riuscirci; non a caso avvengono innumerevoli suicidi ogni anno (e la cosa sconcertante nonché irritante è che sembra non importare nulla a nessuno; queste persone vengono semplicemente nascoste, dimenticate, e a volte addirittura attaccate).Annamia8 ha scritto:Non è semplice trovare qualcuno con cui confidarsi
L’idea generale che abbiamo su noi stessi deriva, in gran parte, dai giudizi/valutazioni e dagli atteggiamenti/comportamenti che ci sono stati trasmessi durante la fase di crescita (infanzia e adolescenza), soprattutto da parte di figure di riferimento, come la famiglia, gli amici e l’ambiente scolastico. Se nel corso di quel periodo della nostra vita siamo stati elogiati, apprezzati, incoraggiati, coinvolti, tendiamo di conseguenza a sviluppare una visione prevalentemente positiva e solida di noi stessi, ad essere persone sicure, stabili e ben integrate; se invece è avvenuto il contrario, difficilmente ciò può verificarsi, e anzi, a volte tali condizioni avverse vissute portano a sviluppare tratti caratteriali difficili, problemi comportamentali (e questo discorso, in un certo senso, vale per tutti gli esseri viventi, non solo per gli umani): narcisismo, depressione, aggressività, estraniamento, antisocialità, disturbo borderline, schizoide, schizotipico, paranoide, dipendenza da alcol o sostanze stupefacenti, e tante altre cose (che non sono delle malattie, al contrario di quanto molti pensano); questa è un’altra triste realtà del mondo, il quale purtroppo spesso, come detto, se ne disinteressa (a tal proposito, a chi non li avesse visti, consiglio vivamente i due film su Joker e il film Loveless di Andrej Zvjagincev, i quali secondo me danno un’idea su questi temi e offrono spunti di riflessione; sinceramente, mi hanno toccato, inoltre ho empatizzato molto con i protagonisti).anto87 ha scritto:Il mondo è un posto giudicante perché noi esseri umani non stiamo bene ma il vero problema sono i giudizi che rivolgiamo a noi stessi, una volta disinnescati quelli anche i giudizi degli altri non peseranno più secondo me, li osserveremmo con più distacco e compassione..
Per quanto riguarda me, quando mi trovo a confrontarmi con le persone, ovviamente le valuto dal punto di vista caratteriale in modo da capire quanto hanno in comune con me, se mi piacciono nel complesso e se potrei eventualmente instaurarci un rapporto. Per il resto, tutto quello che fanno, come vivono, cosa mangiano ecc., non è affar mio; perciò, a quanto pare, sono uno di quei pochissimi che segue, o almeno cerca di seguire, il proverbio “vivi e lascia vivere”.Navigator63 ha scritto:essendo una tendenza istintiva, spesso lo facciamo senza renderci conto.
A volte gli ambienti non puoi sceglierli purtroppo, soprattutto quelli domestici, scolastici/universitari e lavorativi.Navigator63 ha scritto:Naturalmente molto dipende anche dal tuo ambiente, dalla cultura, da chi hai intorno. Per cui se hai questo problema, potresti pensare di cercare ambienti più aperti e accettanti.
Sono totalmente d’accordo, nulla da ridire a riguardo. Ma se ciò vuol dire essere incompresi e soli al mondo, sentirsi costantemente estraniati, sconnessi e a disagio nei confronti della realtà che ci circonda, non è una gran prospettiva di vita, e sfido chiunque (inclusi tutti voi presenti) a dire che sarebbe disposto ad andare incontro a tale destino pur di seguire il proprio cuore, i propri ideali; magari qualcuno lo è, e in tal caso, nulla da obiettare, anzi, c'è totale rispetto da parte mia.Navigator63 ha scritto:fregarsene dei giudizi altrui, dare importanza a quello che senti vero per te, e dedicarti al vivere la tua vita al meglio che puoi.
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ClaudiaK
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Sì, certo.RyanTheNorthman ha scritto: Il vero problema è quando sei costretto/a ad avere a che fare con quelle persone che non ti piacciono: ad un/a tuo/a compagno/a di classe/corso/squadra, ad un/a tuo/a collega, al tuo capo, al tuo/a istruttore/istruttrice sportivo/a, non puoi stare lontano ed evitare di rivolgergli la parola, e questo, nella vita di ogni giorno, alla lunga (mesi o addirittura anni), mette davvero alla prova i tuoi nervi e la tua resilienza.
Nei casi citati non puoi abbracciare la scostanza altrui.
Ma restanno tante cose utili che puoi fare per arginare o addirittura risolvere il problema. Tra cui:
- renderti conto che nella vita (come peraltro da tuo titolo) questo accade proprio a tutti;
- chiederti fino a che punto il giudizio ostile che ritieni di percepire sia oggettivo o fino ache punto porebbe essere frutto (ad esempio) di una disistima o disapprovazione che TU "senti"...magari solo perchè la temi di tuo e a priori. (qui devo portare un esempio per farmi intendere: due mie amiche si conoscono per il mio tramite e si trovano a frequentarsi per causa mia. In confidenza con me e appena può, ognuna delle due espirme un giudizio molto diffidente nei confronti dell'altra, e in breve considera l'altra altezzosa, presuntuosa e scostante. Ebbene, la verità che avevo davanti, conoscendole benissimo entrambe, era solo che erano identiche nella quantità di complessi d'inferiorità e inadeguatezza, e del tutto incapaci di rompere ciascuna la propria bolla difensiva, trincerandosi dietro un eterno formalismo rigido e impersonale che le rendeva reciprocamente algide e antipatiche);
- renderti conto che, con intelligenza e sensibilità, è quasi sempre possibile individuare (laddove esista oggettivamente un "giudizio negativo") e lavorare affinchè l'altro abbia motivo di ravvedersi. E ancora una volta questo non significa "adattarsi" , ma significa soltanto metterci del proprio per riconvertire in stima e apprezzamento positivo quel che oggettivamente fosse davvero partito nell'altro come giudizio negativo. E peraltro non è assolutamente detto che questo debba passare attraverso un atteggiamento remissivo e accondiscendente, anzi! Persino verso un prof o un superiore gerarchico in ambito lavorativo...è abbastanza frequente che un "parliamoci chiaro, ok?" sortisca effetti miracolosi, alla sola condizione essenziale di essere gestiti con intelligenza e rispetto dei ruoli (ossia senza atteggiamento di sfida).
Per cui, almeno per me, sempre torna il concetto che la cosa più triste che si possa fare sia quella di trincerarsi feriti dentro la propria chiocciola, come la lumachina dalle antennine ipersensibili (che fuor di metafora sono spesso soltanto iper-permalose) e con questo rinunciare a vivere le relazioni umane a testa alta (pur sempre sapendo che potrà esistere il soggetto a cui piacerai ancora di meno dopo che ti sarai spiegato in Lealtà, come potrà esistere il paranoico a cui...nella vita e della vita non va mai bene niente e nessuno, ma proprio per questo è facilissimo farsene una ragione...e cercare di cambiare classe se è il prof e cercare di cambiare lavoro se è un superiore gerarchico o addirittura il datore di lavoro... Pensa che io ce l'ho per fratello, e rendermene conto è stato un lutto serissimo, ma per me è morto.)
Odio le citazioni. Dimmi quello che hai capito TU.
- RyanTheNorthman
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- Citazione: "Ho scelto di camminare da solo...
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La mia storia è un capitolo chiuso per molti... e se mi apro con qualcuno vuol dire che per me è molto importante." - Genere: Maschile
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È solo la mia impressione o si viene costantemente giudicati?
Chiarisco che con la mia frase citata qui non mi riferivo solo ai giudizi, ma anche alle circostanze dove ci si trova ad avere a che fare con persone che non ci piacciono, per una serie di motivi, tra i quali alcuni aspetti caratteriali o dei comportamenti e modi di fare che hanno nei nostri confronti (come è normale che sia, perché non possiamo farci piacere tutti ad ogni costo); sopportare qualcuno che non gradiamo, che ci trasmette disagio, nervosismo, irritabilità, col tempo, diventa estenuante, ti logora dentro, può compromettere la tua stessa persona (parlo anche per esperienza).ClaudiaK ha scritto:Sì, certo.RyanTheNorthman ha scritto: Il vero problema è quando sei costretto/a ad avere a che fare con quelle persone che non ti piacciono: ad un/a tuo/a compagno/a di classe/corso/squadra, ad un/a tuo/a collega, al tuo capo, al tuo/a istruttore/istruttrice sportivo/a, non puoi stare lontano ed evitare di rivolgergli la parola, e questo, nella vita di ogni giorno, alla lunga (mesi o addirittura anni), mette davvero alla prova i tuoi nervi e la tua resilienza.
Nei casi citati non puoi abbracciare la scostanza altrui.
Ma restanno tante cose utili che puoi fare per arginare o addirittura risolvere il problema. Tra cui:
- renderti conto che nella vita (come peraltro da tuo titolo) questo accade proprio a tutti;
- chiederti fino a che punto il giudizio ostile che ritieni di percepire sia oggettivo o fino ache punto porebbe essere frutto (ad esempio) di una disistima o disapprovazione che TU "senti"...magari solo perchè la temi di tuo e a priori. (qui devo portare un esempio per farmi intendere: due mie amiche si conoscono per il mio tramite e si trovano a frequentarsi per causa mia. In confidenza con me e appena può, ognuna delle due espirme un giudizio molto diffidente nei confronti dell'altra, e in breve considera l'altra altezzosa, presuntuosa e scostante. Ebbene, la verità che avevo davanti, conoscendole benissimo entrambe, era solo che erano identiche nella quantità di complessi d'inferiorità e inadeguatezza, e del tutto incapaci di rompere ciascuna la propria bolla difensiva, trincerandosi dietro un eterno formalismo rigido e impersonale che le rendeva reciprocamente algide e antipatiche);
- renderti conto che, con intelligenza e sensibilità, è quasi sempre possibile individuare (laddove esista oggettivamente un "giudizio negativo") e lavorare affinchè l'altro abbia motivo di ravvedersi. E ancora una volta questo non significa "adattarsi" , ma significa soltanto metterci del proprio per riconvertire in stima e apprezzamento positivo quel che oggettivamente fosse davvero partito nell'altro come giudizio negativo. E peraltro non è assolutamente detto che questo debba passare attraverso un atteggiamento remissivo e accondiscendente, anzi! Persino verso un prof o un superiore gerarchico in ambito lavorativo...è abbastanza frequente che un "parliamoci chiaro, ok?" sortisca effetti miracolosi, alla sola condizione essenziale di essere gestiti con intelligenza e rispetto dei ruoli (ossia senza atteggiamento di sfida).
Per cui, almeno per me, sempre torna il concetto che la cosa più triste che si possa fare sia quella di trincerarsi feriti dentro la propria chiocciola, come la lumachina dalle antennine ipersensibili (che fuor di metafora sono spesso soltanto iper-permalose) e con questo rinunciare a vivere le relazioni umane a testa alta (pur sempre sapendo che potrà esistere il soggetto a cui piacerai ancora di meno dopo che ti sarai spiegato in Lealtà, come potrà esistere il paranoico a cui...nella vita e della vita non va mai bene niente e nessuno, ma proprio per questo è facilissimo farsene una ragione...e cercare di cambiare classe se è il prof e cercare di cambiare lavoro se è un superiore gerarchico o addirittura il datore di lavoro... Pensa che io ce l'ho per fratello, e rendermene conto è stato un lutto serissimo, ma per me è morto.)
Concordo sul fatto di cambiare ambiente in date situazioni, ma purtroppo non sempre si può fare. Porterò un paio di esempi pratici: se non ti trovi bene nel posto dove lavori, per qualsivoglia motivo, ma hai bisogno di uno stipendio per poter mantenerti, purtroppo non puoi permetterti di andartene; oppure, se non ti trovi bene nella classe che frequenti, ma è l'unica della sezione che prevede l'indirizzo di studi da te scelto, non puoi certo cambiare classe. E anche se si cambia, nulla può garantire che nel nuovo ambiente andrà meglio.